L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Elogio della prevedibilità

di Irina Sorokina

La presenza di Eleonora Buratto come Mimì è il motivo d'interesse, e di maggiore soddisfazione, della ripresa della Bohème all'Arena.

VERONA, 11 luglio 2026 - I grandi ritorni segnano il festival areniano in corso: dopo l’Aida e Nabucco firmati Stefano Poda, simillimi se non addirittura “gemelli” (ma si è fatta già l’abitudine), torna La bohème pucciniana messa in scena da Alfonso Signorini nel 2024: la musica cambia decisamente. Ora al pubblico si propone l’allestimento decisamente “tranquillo”, si direbbe gemellato con la nuova Traviata e non c’è da stupirsi, visto che le scenografie sontuose portano in entrambi i casi la firma di Juan Guillermo Nova. Le sue immense tele dipinte rappresentano luoghi di culto per milioni di turisti da tutto il mondo: le case caratteristiche angolari parigine che quasi quasi fanno nascere il desiderio di tornare nella capitale francese, caffè sempre affollati, viali larghi alberati. Grazie alle scene di Nova, La bohéme, opera “da camera”, non sfigura negli spazi enormi areniani, anzi, li abbellisce. La regia di Signorini non presenta alcuna sorpresa, in ossequio a quello che sembra essere il gusto areniano; non è altro che un pedissequo rispecchiamento del libretto nato per non disturbare né distinguersi.

Tra i cantanti è, certamente, il soprano mantovano Eleonora Buratto che ottiene il maggiore successo. La cantante, che vanta una lunga esperienza dell’interpretazione del ruolo di Mimì, non delude i suoi ammiratori e regala grandi soddisfazioni grazie allo strumento morbido e lucente e alla recitazione commovente. La voce della “gaia fioraia” vola sopra l’immensa Arena e conquista i cuori con il suo canto espressivo. Rodolfo è l’onnipresente tenore azero Yusif Eyvazov già ascoltato in Aida con esito controverso (ah, quel perfido si bemolle finale nella romanza!). Sembra che nulla possa fermare l’uragano chiamato Eyvazov, ma gli esiti delle sue esibizioni spesso sono alterni e fanno sospirare chi ricorda le voci di una volta. La natura gli ha fatto un grande dono quanto a coraggio e grinta, ma non bastano: per i “mitici” ruoli tenorili ci vogliono una personalità artistica affascinante, un timbro bello, un’emissione morbida, altrimenti il pubblico è costretto ad accontentarsi.

La seconda coppia tiene bene testa a quella dei protagonisti, il baritono Mihai Damian, Marcello, delizia con la sua voce di baritono solida e dal bel timbro virile e il soprano Francesca Pia Vitale regala uno strumento piacevolmente sonoro a una Musetta molto femminile, spiritosa e umana. I rimanenti “due moschettieri” sono Alexander Roslavets, Colline dalla voce di basso bella e profonda, e Jan Anthem, Schaunard in possesso di un nobile timbro baritonale.

Il “pignolo” Puccini dava sempre una grande importanza ai personaggi di contorno (in Madama Butterfly lo preoccupava soprattutto Goro) e sarebbe stato soddisfatto del lavoro scrupoloso degli interpreti dei cosiddetti “piccoli” ruoli. L’Arena di Verona ne vanta davvero eccellenti: Nicolò Ceriani (Benoit), Gianfranco Montresor (Alcindoro), Carlo Bosi (Parpignol), Nicolò Rigano (sergente dei doganieri), Maurizio Pantò (un doganiere), tutti impeccabili .

Sul podio Francesco Lanzillotta – che per la prima volta sale sul podio areniano - offre un’interpretazione più che soddisfacente, gli è consona la grande capacità di Puccini di cogliere le atmosfere dei luoghi e i movimenti delle anime di “quattro moschettieri” e due fanciulle, ottenendo un buon equilibrio tra le pagine liriche e struggenti e quelle scherzose e goliardiche.

Fantastici, come sempre, il coro areniano e il coro di voci bianche A.LI.VE., preparati rispettivamente da Roberto Gabbiani e Paolo Facincani.

La recita dell’11 luglio è stata interrotta dai grandi applausi con i quali il pubblico ha premiato Eleonora Buratto per l’esecuzione di “Mi chiamano Mimì”. Subito dopo è scoppiata una pioggia che ha costretto gli spettatori di rifugiarsi negli arcovoli, di durata di ben due ore! Cessato il diluvio, la recita è ripartita e si è conclusa col successo alle due e cinquanta di notte.

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