Tra commedia dell’arte e fumetto
di Marco Simoni
La ripresa dello spettacolo di Damiano Michieletto, colorato, divertente e agile, si avvale a Firenze di un cast ben assortito.
FIRENZE, 14 luglio 2026 - Il barbiere di Siviglia, per la regia di Damiano Michieletto ripresa da Stefania Grazioli. Per presentare uno dei titoli più rappresentati e amati della storia della musica, questa regia, che gira ormai da diversi anni, sembra attingere all’essenza comica rossiniana reinterpretandola in chiave contemporanea, iniziando e terminando la recita con un viaggio ferroviario di andata e ritorno tra Firenze e Siviglia. Durante il tragitto sono numerose le gag comiche che avrebbero probabilmente divertito assai il compositore pesarese e che proseguono durante i due atti, comunicando al pubblico una lettura surreale e divertita del capolavoro rossiniano. La scenografia è pressoché assente e i pochi oggetti scenici hanno colori sgargianti che si stagliano nettamente sul fondale nero: dodici sedie rosse, palloncini bianchi, cuscini gialli, ombrelli e una scala. Del resto, coloratissimi sono anche i costumi, firmati da Carla Teti e opportunamente messi in risalto dal disegno delle luci di Andrea Locorotondo, che esaltano la fisicità dei personaggi e la bravura attoriale dei cantanti sui quali, in questo contesto, fa perno tutta la riuscita dell’opera. Don Basilio è una lucertola verde con tanto di lunga coda, il pingue Don Bartolo è integralmente vestito di bianco, Figaro sembra un direttore di circo con capelli pettinati in forma di orecchie volpine, mentre il Conte è tutto vestito di rosso, così come Rosina, il cui costume rimanda immediatamente al flamenco.
Marco Ciaponi, nel ruolo del Conte d’Almaviva, parte con voce morbida e sottile, ma è capace anche di momenti in cui emerge intensità espressiva, sia nelle arie sia nei momenti d'assime, come pure di episodi carichi di notevole comicità, soprattutto nel duetto “Pace e gioia sia con voi” con Don Bartolo. Roberto De Candia e Giorgio Caoduro, rispettivamente nei ruoli del tutore e di don Basilio, costituiscono una coppia scenica dalla grande verve comica e di notevole presenza sul palco: il primo con voce corposa e grande gestualità buffa, il secondo con movenze caricaturali e accentuando comicamente il sibilo del rettile. L’acme dell’intesa comica tra i due è senza dubbio nell’aria “La calunnia è un venticello”. Alexandra Meteleva incarna una Rosina brillante e petulante, una vera eroina dell’astuzia femminile dalla vocalità agile e dalla presenza scenica efficace, che fa della cavatina “Una voce poco fa” un vero e proprio manifesto programmatico. Min Kim, nel ruolo di Figaro, è il vero mattatore del palcoscenico: voce sicura e gestualità ammiccante, restituisce un personaggio divertito e scanzonato fino al parossistico. Aloisia de Nardis, un po' sacrificata nel ruolo di Berta, trova il suo momento di riscatto nell’aria “Il vecchiotto cerca moglie”, al termine della quale rivela, sotto l’abito di lavoro, un vestito rosso che la rende per un momento l’alter ego di Rosina, mentre Gonzalo Godoy Sepúlveda ricopre bene il doppio ruolo di Fiorello e dell’Ufficiale, anche senza grandi occasioni di emergere. L’orchestra e il Coro del Maggio, guidati rispettivamente da Riccardo Bisatti e Lorenzo Fratini, sostengono un ritmo brioso e sono i motori trainanti della drammaturgia rossiniana incentrata, com’è noto, sulla forza della musica e del virtuosismo belcantistico. Un ruolo non trascurabile viene affidato ai figuranti che si presentano, nel corso dei due atti, in varie forme: come passeggeri in attesa alla stazione, come writers urbani, come poliziotti con maschere di Paperino, e così via. In definitiva, questa versione del Barbiere restituisce allo spettatore contemporaneo lo spirito rossiniano, attraverso una lettura acuta e brillante, da un lato porgendo un omaggio alla commedia dell’arte, dall’altro guardando al linguaggio fumettistico attraverso una caratterizzazione dei personaggi portata all’estremo.
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