Rota fra opera e camera
Il Conservatorio di Cagliari dedica un accurato progetto alla musica di Nino Rota, valorizzandone le composizioni cameristiche e il titolo operistico più celebre (Il cappello di paglia di Firenze) con la partecipazione lodevole degli allievi.
CAGLIARI 24 aprile-15 maggio 2026 - C'è un mondo sommerso di iniziative musicali, in Italia, che resta troppo spesso ai margini della cronaca, delle recensioni, dell'attenzione che sarebbe dovuta: quello che attraversa i Conservatori. A Cagliari, per esempio, tra i tanti cicli proposti, dallo scorso anno si punta l'obiettivo su alcuni compositori spesso considerati i 'grandi dimenticati' della storiografia musicale; lo scorso anno accademico toccò a Mario Castelnuovo Tedesco, quest'anno l'attenzione è posta verso Nino Rota. Il ciclo si è aperto il 24 aprile con la presenza del nipote del compositore, Francesco Lombardi, che ha presentato il suo libro, edito da Feltrinelli, Nino Rota. Storia del mago Doppio e della fata Giglia, una biografia aggiornata che rivolge particolare attenzione agli anni della formazione e degli incontri che hanno segnato la sua carriera. Il titolo fa riferimento ad una fiaba che Nino Rota scrisse a sette anni. Il pianista e musicologo Francesco Simbula ha presentato una relazione dal titolo "Il suo personale linguaggio": Nino Rota, un (in)attuale del Ventesimo Secolo. A chi ha in mente le note celebri scritte per il cinema, per registi come Federico Fellini e Luchino Visconti, può sembrare strana e persino paradossale la definizione di Nino Rota come un compositore dimenticato e inattuale, ma in effetti così è per la sua produzione "colta", le partiture classificabili come musica "assoluta", non applicata alle esigenze di un film. Rota paga ancora in termini critici il suo distanziamento, mai polemico o "militante", dalle neoavanguardie post-weberniane. Il suo linguaggio sostanzialmente tonale e per certi versi rivolto al passato era considerato inattuale nel contesto delle sperimentazioni anche radicali dei colleghi che gravitavano attorno ai Ferienkurse di Darmstadt. La ricerca musicologica più aggiornata ha fortemente ridimensionato quelle posizioni, ma lo "stigma" è rimasto, soprattutto in termini di scarsa diffusione (oggi in realtà sempre più relativa) della produzione musicale non cinematografica di Nino Rota. In quel primo appuntamento sono state eseguite anche alcune pagine che si collegano all'infanzia e all'ambiente familiare di Rota, come i tre brani tratti da Mondo piccino. 20 schizzi facilissimi op. 138, una raccolta di pezzi scritti dal nonno del compositore, Giovanni Rinaldi (1840-1895), conosciuto come pianista virtuoso e autore di musica di buona fattura. L'8 e il 15 maggio sono stati proposti due concerti dedicati alla produzione cameristica, a cui hanno dato il contributo in veste di esecutori allievi e docenti del conservatorio cagliaritano. Nella prima data si sono eseguite pagine davvero di raro ascolto: il Quintetto per flauto, oboe, viola, violoncello e arpa; l'Improvviso in re minore per violino e pianoforte; il Trio per pianoforte, clarinetto e violoncello; la Sonata in re per clarinetto e pianoforte; dieci liriche da camera per voce e pianoforte; l'Elegia per oboe e pianoforte; la Toccata per fagotto e pianoforte e infine i Quindici Preludi per pianoforte, eseguiti nella versione per pianoforte a quattro mani. Come ha dichiarato il pianista e musicologo Riccardo Rosas, che ha firmato le note di sala, definire quella di Rota "produzione", nondimeno, è riduttivo: per il compositore "la musica da camera era una vera fucina di esperimenti e, soprattutto, un laboratorio per la creazione di atmosfere". Nel secondo capitolo dedicato ai suoi lavori cameristici, emerge "il profilo di un autore profondamente segnato dalle suggestioni filmiche e da una sensibilità umana fuori dal comune". Sono quindi state proposte Lo spiritismo nella vecchia casa (1950), un lavoro per clarinetto solo, nato come musica di scena per l'omonimo dramma di Ugo Betti. Riflette un anno cruciale per Rota, segnato dalla nomina alla direzione del Liceo "Piccinni" di Bari e dal lutto per la scomparsa del fratello Gigi. Poi, La Petite Offrande Musicale (1943), composta in occasione del sessantesimo compleanno di Alfredo Casella, omaggio di Rota a uno dei maestri più importanti della sua formazione. A seguire, l'Intermezzo per viola e pianoforte (1945), un brano di un lirismo struggente, dove la viola sembra evocare, secondo Riccardo Rosas, l'eco dei Lieder di Schubert e il Trio per violino, flauto e pianoforte (1958), "un intreccio energico e ironico" che esalta la capacità di Rota di valorizzare le possibilità espressive degli strumenti. Completavano la serata la Sonata per flauto e arpa (1937) e la Sarabanda e Toccata (1945), dedicate a Clelia Gatti Aldrovandi, brani che "restituiscono l’impressione di un tempo sospeso e sembrano richiamare l’immaginario della musica antica"; i Tre pezzi per due flauti (1972), scritti nell'anno del Padrino, che svelano - parafrasando Rosas - un gusto francese e un carattere sognante, e la conclusiva Fantasia in Sol per pianoforte, definita come "una sorta di irredimibile malinconia per un mondo perduto". Una definizione che abbraccia l’anima di tutto il concerto.
Il cappello di paglia di Firenze
CAGLIARI 24 luglio 2026 - Ed ecco, finalmente, venerdì 24 luglio, Il cappello di paglia di Firenze all'Auditorium di piazza Porrino (opera che peraltro sarà messa in scena a settembre dal Teatro Lirico di Cagliari, sotto la direzione di Valerio Galli e la celebre regia di Damiano Michieletto).
La celebre farsa musicale è stata eseguita in una ampia selezione e in una suggestiva forma semiscenica, basata su una riduzione della partitura per voci soliste e pianoforte. L'evento rappresenta il coronamento di un approfondito percorso didattico e artistico che ha visto impegnati gli studenti delle classi di Canto e di accompagnamento pianistico del Palestrina di Cagliari durante tutto l'anno accademico. I giovani interpreti sono stati coordinati dalla prof.ssa Vittoria Lai, docente di Teoria e tecnica dell'interpretazione scenica, che ha curato l'allestimento e guidato i cantanti nell’esplorazione degli aspetti vocali, interpretativi e teatrali di questa raffinata farsa musicale. E lo spirito e il garbo di questo allestimento si evidenziava sin dall'ingresso del pubblico in sala, accolto dai due 'sposi' protagonisti dell'opera che distribuivano la locandina dello spettacolo con l'omaggio di una piccola riproduzione di un cappello di paglia, una bustina trasparente stampata a piccoli cuori contenente il bigliettino 'just married' e due (veri) confetti bianchi.
Spettacolo a dir poco stupefacente, sia pure nella sua apparente semplicità; sulla sinistra della scena, il pianoforte. Poi, due divanetti color pervinca, una pila di regali di nozze di varie forme e colori, il talamo bianco decorato con un festone a baldacchino di palloncini bianchi e oro, un paravento in stoffa (come da libretto, peraltro). Balzava all'occhio la totale e perfetta corrispondenza fisica e recitativa di tutti gli interpreti, con costumi di precisa aderenza stilistica. La vicenda si sviluppa durante una frenetica giornata parigina. Tratta dalla commedia di Eugène Labiche e Marc-Michel, con libretto firmato dallo stesso Rota insieme alla madre Ernesta Rinaldi, narra del giovane Fadinard che, nel giorno delle sue nozze con la dolce Elena, si ritrova in un incubo improvviso: il suo cavallo mangia sventuratamente il raro cappello di paglia di Firenze appartenente ad Anaide, una signora impegnata in un incontro clandestino con il proprio amante. Per salvare l'onore della donna ed evitare l'ira del gelosissimo marito di lei, Fadinard è costretto a rintracciare un cappello identico. Inizia così una rincorsa disperata attraverso Parigi, con Fadinard inseguito costantemente dal suocero infuriato Nonancourt, dall'ingenua sposa e da un intero, bizzarro corteo nuziale del tutto ignaro del motivo di quel folle pellegrinaggio.
Fadinard era interpretato da José Saenz, praticamente in scena per tutto il tempo; ad una resa attoriale pressoché perfetta (sempre di corsa, pervaso da una irrefrenabile agitazione) si associa una impostazione tecnica da tenore di grazia, di timbro chiaro, svettante nel registro acuto. Già nel suo esordio offre una gamma di colori e di sfumature, dal concitato “Quando mi volto non c'è più il calesse” al languido “Tra un'ora sarò sposo”, dal nevrotico “Lo voglio, lo voglio, lo voglio” fino al sereno duetto finale “Finita è l'avventura”. Non gli è da meno la Elena di Micol Pisanu, un soprano lirico-leggero dal timbro luminoso e dalla coloratura sicura. Voce di ottima impostazione mezzosopranile, con bruniture contraltili, quella di Eleonora Chigine, Baronessa di Champigny, così come impressiona il registro grave del basso Roberto Onnis, un Nonancourt che riesce a gestire un notevole volume di suono nella buffa scena delle scarpe strette; brillanti i due tenori delle seconde parti, Carlo Cocco (lo zio Vézinet) e Carlo Dessalvi (Achille di Rosalba); semplicemente magnifiche le Modiste ( allieve delle classi di canto del Conservatorio) nel fugato “Svelto vola vola l'ago” (ben reso anche dal loro 'cucire' nastri su cappelli di paglia), che assieme agli allievi realizzano anche gli interventi corali (bello scenicamente il corteo sotto la pioggia con gli ombrelli bianchi e i ventaglietti a forma di cuore; davvero soluzioni sceniche di raffinato gusto). Brillanti vocalmente e scenicamente le due Modiste, Irina Miroshnichenko e Ilaria Corona. La riduzione e l'accompagnamento pianistico, che nulla perdeva dell'indiavolato ritmo impresso da Rota alla musica, erano affidate a Claudio Mosca. Un omaggio al compositore si è avuto nell'inserimento di un Intermezzo dall'opera nella registrazione che lo stesso Rota realizzò con l'Orchestra della RAI di Roma (appartenente a una registrazione integrale) Il coordinamento scenico era a cura di Vittoria Lai. Gli applausi, dapprima timidi, hanno poi accolto festosamente i vari momenti dell'opera, presentata in un'ampia selezione (da cui son rimasti fuori Beaupertuis, Anaide e personaggi minori come Felice, una guardia, un caporale). Non citata in locandina Minardi, un ruolo en travesti sostenuto da una giovane violinista.
Il progetto dedicato a Nino Rota, curato dai docenti Antonio Luciani, Maria Tea Lusso, Francesco Maria Moncher e Maria Cristina Secchi con la preziosa collaborazione di Bruno Ghiglieri per l'Ufficio Stampa, proseguirà il 25 settembre in Sala Oppo in una serata dedicata all'improvvisazione sui temi più conosciuti di Rota; gli ultimi due appuntamenti sono in programma ad ottobre, rispettivamente il 9 (in Auditorium: composizioni per organo e voce) e il 29 (le composizioni orchestrali, in Auditorium).
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