L’Ape musicale

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Adina e Nemorino nelle campagne dell'Uruguay

di Gustavo Gabriel Otero

Una pregevole produzione dell'Elisir d'amore con Juan Francisco Gatell come Nemorino accende i riflettori sulla stagione lirica del SODRE di Montevideo.

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MONTEVIDEO, 21 agosto 2026 - Le istituzioni pubbliche che si dedicano all’arte nell’America del Sud non sono molto conosciute a livello mondiale; i loro progetti e la loro continuità sono spesso ignorati persino dagli stessi abitanti dei luoghi in cui hanno sede. La città di Montevideo (Repubblica Orientale dell’Uruguay) custodisce un vero gioiello: il SODRE (Servizio Ufficiale di Rappresentazioni e Spettacoli), che in questa occasione, in coproduzione con la Sociedad Uruguaya ProÓpera, ha presentato una nuova produzione scenica dell’opera L’elisir d’amore di Donizetti, con un ottimo livello generale.
Il direttore e compositore spagnolo Miquel Ortega ha ottenuto dall’Orchestra Nazionale Giovanile del SODRE una prestazione solida ed efficace. Con tempi adeguati e un buon rapporto tra la buca e il palcoscenico, ha dato vita a una lettura di qualità. Merita un discorso a parte la decisione, davvero azzeccata, di proporre una versione completa dell’opera, riaprendo tagli di tradizione qui effettuati ancora fino a pochi anni fa; tra questi il quartetto con coro che precede il duetto tra Adina e Dulcamara nel secondo atto, che aiuta a comprendere più a fondo la trama e dà senso alla grande aria del tenore che segue.
Con una carriera solida e consolidata sui più importanti palcoscenici europei, l’argentino Juan Francisco Gatell, residente in Italia, è stato un Nemorino di rara perfezione. Bel timbro, raffinata articolazione del testo, sicuro e disinvolto sia dal punto di vista recitativo sia musicale, con una buona presa sugli acuti e una linea di canto immacolata.

Al suo fianco, la spagnola Marga Cloquel è stata un’ottima Adina. Con la sua presenza scenica aggraziata e giovanile, si è rivelata perfetta nella sua interpretazione, attraversando tutte le sfumature emotive richieste dal ruolo. Grazie a un’espressività convincente e a ll'omogeneità dei registri, ha superato con disinvoltura tutte le difficoltà della partitura.
Buona la prestazione complessiva del Dulcamara interpretato da Lisandro Guinis; caratterizzato da un giusto e autentico tocco di esperienza il Belcore di Alberto Cazes. Interessante la Giannetta di Ana Escudero e molto corretto il Coro Nazionale del SODRE, diretto da Esteban Louise, nei suoi interventi.
La regista irlandese, ma toscana d’adozione, Vivien Hewitt ha tratto ispirazione per la sua visione scenica da pittori come Vidal e Juan Manuel Blanes, riportando in questa versione la vita di campagna all’epoca di José Gervasio de Artigas in Uruguay (circa 1811-1820).
L’intera azione ha un’atmosfera familiare sia per l’ambientazione sia per i costumi, frutto anch’essi del lavoro di Vivien Hewitt, ispirato agli artisti figurativi Vidal e Blanes. La trama si sviluppa in modo naturale e alcune piccole modifiche al testo, del tutto giustificate in un’opera comica, non risultano fastidiose. Hewitt dirige con naturalezza i solisti e il coro e si concede piccoli gesti che ci svelano dettagli della personalità dei personaggi.

La scenografia di Giacomo Callari è semplice e funzionale: un portone sullo sfondo che lascia intravedere la pianura dell’Uruguay, la casa a due piani di Adina alla sinistra dello spettatore e una bottega d’epoca alla destra. Creativa l’illuminazione di Martín Siri Galán; bellissime le proiezioni della campagna uruguaiana, opera di Renata Sienra, che si vedono dietro il portone, con tramonti e albe; e simpatica la coreografia di Jorge Caride e Federico Olivera, con stilizzazioni di danze autoctone.


Adina y Nemorino en Uruguay

di Gustavo Gabriel Otero

MONTEVIDEO, 21 agosto 2026 - Las instituciones públicas que se dedican al arte en el sur de América no son demasiado conocidas en el mundo, sus proyectos y su continuidad son ignorados, a veces, hasta por los propios habitantes del lugar en el que se asientan. La ciudad de Montevideo (República Oriental del Uruguay) depara una joya: el SODRE (Servicio Oficial de Representaciones y Espectáculos), que en esta oportunidad y en coproducción con la Sociedad Uruguaya ProÓpera presentaron en nueva producción escénica la ópera L’Elisir d’Amore de Donizetti con muy buen nivel general.

El director y compositor español Miquel Ortega logró de la Orquesta Nacional Juvenil del SODRE una prestación sólida y eficiente. Con tiempos adecuados y buena relación entre el foso y la escena redondeó una versión de calidad. Párrafo aparte merece la acertadísima decisión de ofrecer una versión completa de la obra abriendo varios cortes que hasta hace algunos años eran tradicionales; entre ellos el cuarteto con coro que precede al dúo entre Adina y Dulcamara en el segundo acto, que ayuda a comprender más acabadamente la trama y da sentido a la gran aria del tenor que sigue luego.

Con una sólida y ascendente carrera en los más importantes escenarios europeos el argentino, residente en Italia, Juan Francisco Gatell fue un Nemorino de rara perfección. Bello timbre, refinada articulación del texto, aplomado y seguro tanto en lo actoral como en lo musical, con buena llegada a los agudos y con inmaculada línea de canto.

A su lado la española Marga Cloquel fue un muy buena Adina. De buena y juvenil figura en el escenario resultó ideal en su actuación pasando por todos los estadíos emocionales que la parte requiere. Con decir expresivo y registro homogéneo sorteó con holgura todas las dificultades de la partitura.

Con buena prestación general el Dulcamara de Lisandro Guinis; con lo justo y cierto aire de veteranía el Belcore de Alberto Cazes. Interesante la Giannetta de Ana Escudero y muy correcto el Coro Nacional del SODRE, que dirige Esteban Louise, en sus intervenciones.

La directora escénica irlandesa pero toscana por adopción, Vivien Hewitt, se inspiró para su visión escénica en pintores como Vidal y Juan Manuel Blanes, recuperando en esta versión la vida de campo en la época de José Gervasio de Artigas en el Uruguay (1811-1820 aproximadamente).

Toda la acción tiene un aire cercano tanto por la ambientación como por vestuario que es fruto, también, del trabajo de Vivien Hewitt, basado en los artistas plásticos Vidal y Blanes. La trama se desarrolla en forma natural y algunos pequeños cambios en el texto, totalmente justificados en una obra cómica, no molestan. Hewitt mueve con naturalidad a los solistas y al coro y se permite pequeños movimientos que nos dan detalles de la personalidad de los personajes.

La escenografía de Giacomo Callari es sencilla y funcional un portal en el fondo que hace ver la llanura del Uruguay, la casa de altos de Adina a la izquierda del espectador y una pulpería de época a la derecha. Creativa la iluminación de Martín Siri Galán, bellas las proyecciones de la campiña uruguaya que se ven detrás del portal, de Renata Sienra, con atardeceres y amaneceres; y simpática la coreografía de Jorge Caride y Federico Olivera con estilizaciones de danzas autóctonas.


 

 

 
 
 

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