Måneskin, un mondiale fenomeno italiano

di Gina Guandalini

Lo sguardo su un fenomeno pop di una giornalista esperta di belcanto, cinema, teatro e cultura anglosassone (e che, qualche anno fa, lasciò due euro a cinque ragazzi che suonavano per le strade di Roma).

A Bratislava, a Stoccolma, a New York i Måneskin stanno eseguendo i loro ultimi successi e tutto il pubblico canta con loro il testo italiano, in ogni parola. Il fenomeno è impressionante. Sei o sette anni fa ero a Roma, al centro del Corso, e ho visto tre ragazzi e una ragazza che suonavano sul marciapiede. Ho dato loro due euro! Oggi sarei disposta a investire molto di più. Penso anche che un’amica di madrelingua inglese mi ha chiesto “Come mai Damiano David parla inglese così bene?”
La domanda fa riflettere. Tra i giovani italiani si è verificato senz’altro un mutamento antropologico, se questi quattro ventenni romani – soprattutto il loro frontman Damiano – parlano, si divertono, comunicano in tutti i talk show del mondo.

Straordinaria è anche la loro apertura mentale, la fluidità di genere che portano in palcoscenico nell’immagine e nell’abbigliamento. Decine, ormai centinaia di loro video sono commentati in termini idolatrici se non deliranti: sono sexy, sono icone androgine, sono dei. In Polonia, in diretta TV David e il chitarrista Thomas Raggi hanno ostentato un bacio fra uomini, in aperta sfida alle leggi omofobiche di quel paese. “Noi pensiamo che ognuno dovrebbe poter fare questo senza alcun timore”, ha twittato David; “ognuno dovrebbe essere totalmente libero di fare ciò che (…) vuole. Grazie, Polonia! L’amore non è mai sbagliato”. Qualche decennio fa i coetanei dei Måneskin cercavano di “far passare” i capelli lunghi in un’Italia che si indignava alla trasgressione più leggera.

Il nome di questa band non si pronuncia, come si sente un po’ ovunque, Manèskin ma Mòneskin: significa moonshine, chiaro di luna, in danese, e lo ha trovato la bassista, Victoria De Angelis, la cui madre era danese. Ma la band è italiana, e sta riportando un successo mondiale grazie alla sua italianità che sta diventando sempre più di moda. E tutta l’immagine del paese è in crescita culturale, con testimonial importanti come loro. La rottura con la tradizione, fondamentale per imporsi, è anche nella spontaneità con cui i nostri quattro, usciti da poco dall’adolescenza, sostengono i diritti LGBTQ+, e si schierano a favore della lotta contro sessismo, razzismo, omofobia e ogni altra discriminazione.

Prima ancora che chi scrive li vedesse fare musica di strada, nel 2016 i Måneskin si fanno ascoltare con interesse e apprezzamento a un concorso chiamato“Pulse Contest” per band di liceali romani. Se Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio sono ancora in fase evolutiva, il vocalist e frontman Damiano David impressiona subito spettatori e conoscitori per musicalità, individualità vocale, carisma. Nel marzo 2016 nel periodico online MusicaBuzz si può leggere una frase impegnativa a proposito delle loro esibizioni: “abbiamo visto un possibile futuro della musica”. Si fa avanti una abile e giovane manager, Marta Donà, che proviene dalla casa discografica Sony, e allerta subito i suoi ex dirigenti sul valore dei quattro ragazzi. Li gestirà con molto successo fino al giugno del 2021. Ecco i nostri quattro sfondare nell’edizione 2017 di X-Factor. Una musicista raffinata come Silvia Nair mi dice di averli ammirati fin da allora.

La Sony annusa subito il fenomeno e investe su di loro. Dagli inizi il produttore è il romano Fabrizio Ferraguzzo, che dopo la Donà assume anche il ruolo di manager. L’album del debutto dei Måneskin, Il ballo della vita, esce nel 2018 e arriva primo in classifica. Ma è il 2021 l’anno dell’esplosione mondiale, con la duplice vittoria a Sanremo e poi in giugno all’Eurovision Song Contest a Rotterdam. L’Italia non vinceva quel festival dal 1990 con Toto Cutugno. Il delirio causato dall’esibizione in Zitti e buoni non è solo del pubblico olandese in teatro ed europeo in televisione: alcuni giornalisti olandesi dichiarano senza inibizioni di aver desiderato di poter condurre un’orgia “a cinque” in una saletta accanto al palcoscenico. Il pezzo diventa numero uno in venticinque paesi, e cambia radicalmente la posizione della musica italiana nel mondo. Una rivista americana lo definisce “winning gender-norm-challenging glam-rock banger “; e non credo di dover tradurre. Ma già prima della finale Zitti E Buoni ha ottenuto il disco di platino e ha raggiunto più di 45 milioni di stream. Damiano David, frontman, Victoria De Angelis, bassista (una donna al basso!), Thomas Raggi chitarra solista ed Ethan Torchio batterista partono come razzi in orbita planetaria.

Tutto il mondo divora l’album Teatro D’Ira , anche chi non sa l’italiano. Su YouTube possiamo vedere svariati rockettari e disc jockey inglesi e americani che reagiscono alle interpretazioni e ai videoclipandando in estasi; e quando riescono a procurarsi la traduzione dei testi li vediamo con le lacrime agli occhi. Canzoni come Coraline e Torna a casa vantano lyrics con autentici valori poetici; il video della seconda canzone è stato girato nella splendida Villa Arconati a Bollate ed è cinematograficamente impressionante.

Il manager Ferraguzzo che ha ottimi contatti con gli USA, conclude contratti leggendari. La band va al Jimmy Fallon show (dove suona due brani ma non viene intervistata) e il 6 novembre apre il concerto dei Rolling Stones a Las Vegas - sembra che Mick Jagger abbia trascorso almeno parte del lockdown in Sicilia e li abbia visti alla RAI. Ecco quindi i nostri che vengono candidati agli American Awards e a quelli di Mtv Europe come migliore rock band. Il 28 ottobre Little Steven, alias Steve Van Zandt, collaboratore storico di Bruce Springsteen, commenta su Twitter una foto insieme ai quattro romani: «Con i miei fratelli e sorella italiani Måneskin che ieri hanno fatto saltare in aria la Bowery Ballroom e stanno riportando da soli il Rock nel mondo mainstream».

Damiano David è un vero frontman che emana carisma e usa una voce aggressiva e graffiante con molta intelligenza. Come autore di musiche e testi alla sua giovane età impressiona. Credo che risalga ai tempi di X-Factor una cover di “Back to Black” di Amy Winehouse, che il gruppo interpreta stando su un balconcino, e che non lascia indifferenti. Vengono in mente molte altre cover che i Måneskin potrebbero fare autorevolmente proprie, prima fra tutte “Vendo casa” di Battisti. L’altro leader del gruppo è una ragazza. Victoria De Angelis suona uno strumento che è diventato molto ricercato nei negozi, il basso Danelectro Longhorn, lo stesso di My Generation degli Who. La danesità di Vic dà un tocco internazionale alla band e l’abbigliamento più sfrontatamente punk non ne attenua la delicata, nordica bellezza. Tranquillo, timido, Thomas Raggi è un chitarrista estremamente musicale, sulla sua sei corde elabora riff di grande stile. Infine c’è Ethan Torchio, bellissimo giovane con una lunga criniera corvina (chissà che il cinema non gli offra prima poi un ruolo di capo indiano) e una personalità tranquilla ma indistruttibile.

La canzone più ascoltata del pianeta è oggi Begging, lanciata dai Four Seasons nel lontano 1967 e ormai proprietà privata dei nostri Måneskin. Forse il loro segreto è questo furbissimo mix di moderno e di retro, che riporta agli anni ’70 ed è contemporaneamente nuovissimo. Si sa che il modo maggiore è vivace e allegro, quello minore esprime malinconia. I musicisti rock si esprimono quasi sempre in tonalità maggiore. Ebbene, il retrogusto pensoso di tante canzoni dei Måneskin si esprime in minore. Uno studio delle canzoni di David porterebbe a scoperte interessanti. Gli stilemi melodici utilizzati più spesso, il “bridge” inserito in punti del brano che non ci si aspetterebbe, linee vocali “sparate” o soffiate, il misto di edonismo e adrenalina. Sanno comporre e intercettano la voglia di libertà della loro generazione.