Che fine ha fatto Rai5?
Le ultime novità nel palinsesto fanno purtroppo intendere un progressivo smantellamento dell'identità di Rai5 come canale dedicato alle arti, ormai sempre più esiliate da una programmazione che le riserva per lo più eventi isolati.
“Rai 5, Il canale di cultura che pone particolare attenzione al mondo dell'arte, della musica, dei documentari e dei reportage.” [Raiplay]; “Si occupa di cultura con una particolare attenzione al mondo dell'arte, proponendo documentari, reportage e intrattenimento (musica, danza e teatro). […] I programmi si rivolgono a un pubblico attento ed esigente e riguardano vari aspetti della cultura: arte, spettacolo, viaggi, musica e danza, moda e costume, lirica e teatro, design e nuove tecnologie, documentari e film d'autore.” [wikipedia]. “Aperti alla meraviglia, al sogno, alla bellezza. Aperti alla passione, alla creatività, al talento. Rai5, l’arte a occhi aperti.” [Ufficio Stampa Rai]
Queste definizioni già indicano la traiettoria di Rai5 nell'ambito di Rai Cultura e che la distinguono da Rai Storia, ciò per cui l'abbiamo sempre riconosciuta: il canale delle arti con una programmazione ripartita fra musica (opera, danza, concerti non esclusivamente classici), teatro di prosa, cinema di qualità e arti visive. I confini possono essere sfumati nell'interdisciplinarità, ma l'identità della rete era indubbia, come una sorta di Arte TV italiana.
Ora, da quando in primavera si è insediato il nuovo direttore di Rai Cultura Fabrizio Zappi, le cose stanno cambiando rapidamente. L'annuncio dei palinsesti per la prossima stagione si fregia di una bella rosa di eventi, dirette e prime tv, che però rischiano di rimanere cattedrali nel deserto di una programmazione prosciugata, che sta smettendo di fare cultura in maniera quotidiana e pervasiva. [Rai Cultura, i palinsesti 2025/26; Editoriale, Riflessioni su cultura, qualità e mercato]
Lo vediamo in queste settimane: fino a prima dell'estate Rai5 aveva come appuntamenti fissi dedicati alla musica la fascia mattutina, il tardo pomeriggio, due prime serate e la seconda serata del sabato; la prosa la prima serata del sabato e il primo pomeriggio; architettura e arti visive una prima serata e il preserale; il cinema d'autore un'altra prima serata. Oggi la programmazione musicale è pressoché relegata al primo mattino (fra le 7.45 e le 9, all'incirca) e a una seconda o terza serata, mentre la prosa sembra svanita e si sono dilatati a dismisura i documentari naturalistici o sportivi. Rai5 sembra una versione sbiadita del National Geographic o una succursale di Rai3 (che nel suo accogliere una miscellanea di programmi di Rai Cultura sarebbe anche da anni la “casa” di Geo&Geo e Alle falde del Kilimangiaro).
Nulla contro i documentari, certo, ma contro l'esilio delle arti nel servizio pubblico radiotelevisivo perfino in quello che sarebbe stato il canale loro dedicato.
Fa sorridere amaramente rileggere il comunicato del 2010 che annunciava “Nasce il 26 novembre a Milano il nuovo canale di 'intrattenimento culturale'. Arte e spettacolo, viaggi e scoperte, musica e danza, moda e tendenze, costume e stili di vita, lirica e teatro, design e nuove tecnologie, documentari e film d’autore per raccontare il nostro mondo e il nostro tempo. Un’offerta ricca e diversificata per un pubblico attento, esigente, curioso. Arte e spettacolo, viaggi e scoperte, musica e danza, moda e tendenze, costume e stili di vita, lirica e teatro, design e nuove tecnologie, documentari e film d’autore. Si chiama Rai5 ed è tutto dedicato all’'intrattenimento culturale'.”
Ora pare che quel pubblico attento ed esigente sia trattato come un bambino capriccioso: poiché si desidera di più o si criticano alcune scelte, invece di pensare a migliorare e potenziare l'offerta, si toglie tutto. Così imparano, i viziati. Viziati, peraltro, di cultura, di arte, di qualcosa che un servizio pubblico dovrebbe essere tenuto a offrire, a valorizzare, a incrementare. Oppure, più verosimile, del pubblico attento ed esigente, della musica e del teatro, non importa nulla.
Nessuno dice che non si debbano trasmettere Geo, Overland, Le grandi sfide della natura, Quante storie o Il tempo e la storia, ma questo non deve avvenire a discapito della musica e del teatro, nascosti in cantuccini notturni o antelucani per ospitare (non scambiare) parte del palinsesto di Rai3, Rai Storia e Rai Scuola.
Né è una mera questione di orari: è vero che oggi si va verso una tv basata su piattaforme streaming e visione on demand, ma la proposta sulla piattaforma deve pur esserci (mentre si sta riducendo a vista d'occhio) e comunque non si può non considerare una fascia cospicua di spettatori che non si indirizzano autonomamente, ma seguono la proposta del palinsesto. A loro deve pure essere offerta l'occasione di incontrare altri contenuti di qualità.
Ciò fa veramente pensare che le arti interessino solo quando c'è l'evento, che la musica esista nel momento mondano o nella propaganda nazional popolare del “patrimonio italiano” (pensiamo al mega carrozzone televisivo del galà areniano che, in un discutibile pot-pourri, contrabbandava il riconoscimento unesco a patrimonio immateriale dell'umanità per la pratica del canto lirico in Italia come riconoscimento per “l'opera lirica italiana”). Ma quando c'è da fare cultura costantemente e a fondo, allora non importi granché, perlomeno a chi sta nella stanza dei bottoni, ché persone valide, preparate e sensibili in rai non mancherebbero.
Al confronto fra la programmazione della settimana centrale di agosto nel 2024 (Rai5, i programmi musicali dall'11 al 17 agosto) e del 2025 (Rai5, i programmi musicali dal 10 al 16 agosto) non sembra ci sia molto da aggiungere.
