Da una Londra senza pioggia
Una commedia con protagonisti Puccini e Leoncavallo, un oratorio di Haendel con più buona volontà che mezzi e affascinanti scoperte nei mercatini: così trascorre un'estate insolitamente arida a Londra.
LONDRA, agosto 2025 - Poche cose danno la misura del fascino di Londra – questa città ormai invasa dagli scoiattoli - come l’insieme dei suoi colori pallidi e nebbiosi, del fruscio di seta della pioggia sugli alberi e sui giardini, del perpetuo elegante autunno che regna nei suoi parchi. L’assenza totale della più lieve precipitazione per due settimane dà a chi ama questa città la misura di quel cambiamento climatico che qualcuno vorrebbe negare ancora oggi.
Il successo della calda e arida estate londinese 2025 è una vivace commedia: That bastard, Puccini! La rivalità tra Leoncavallo e Puccini a proposito del soggetto della Bohème di Henri Murger è raccontata in scena dal critico e storico teatrale James Inverne, cinquantenne, già noto come autore di un altro testo, A Walk with Mr. Heifetz, che parla delle esperienze palestinesi del grande violinista Jascha Heifetz. Con tre personaggi – il sor Giacomo, il suo irascibile rivale napoletan-cosentino e la moglie di quest’ultimo, la francese Berthe Rambaud – l’ultima commedia di Inverne ricrea un’Italia fin de siècle tutta incentrata sul valore del successo teatrale. I characters sono interpretati rispettivamente da Sebastien Torchia, Alastair Buchan e Lisa-Anne Wood. La Wood canta anche, un po’ nello stile stridulo delle dilettanti che offrono”O mio babbino caro” nei caffè del Covent Garden. La moglie di Puccini e il compositore Gustav Holst fanno due comparsate. Il protagonista resta il compositore di Pagliacci, con la sua disperata e rabbiosa convinzione che Puccini, che, ne è certo, gli ha rubato l’idea di Bohéme, sarà vincitore nella storia. Il pubblico londinese ha affollato il Park Theatre, nel parco di Finsbury, a nord dell’area di Camden, ed è uscito sorridendo.
L’oratorio mitologico Semele di Haendel è del 1744. A partire dal tricentenario della nascita del grande compositore tedesco naturalizzato inglese, 1985,è diventato un’opera con regolari rappresentazioni sceniche. Il Festival di Waterperry, nell’idilliaco Oxfordshire, è ormai, con più buona volontà che mezzi, alla sua nona stagione, e ha affidato alla giovane regista Rebecca Meltzer una messa in scena di Semele che non si saprebbe definire se non hippy: i due protagonisti Semele e Jupiter sono macchiati di vernice da capo a piedi, gli altri personaggi vestono tuniche da frate; il piccolo palcoscenico è invaso da sacrifici di volatili sempre più grandi (l’aquila simbolo di Zeus?). Questo spettacolo oxfordiano ha avuto a fine agosto due anteprime al Festival di Holland Park, che da anni è una consistente realtà del panorama operistico londinese.
A Holland Park il direttore Bertie Baigens faceva ciò che poteva con un piccolo gruppo strumentale, e ha dovuto tagliare molte agilità al personaggio di Semele (Hilary Cronin). Due cronisti locali, che hanno definito questo soprano una speranza del canto barocco, hanno però detto che deve imparare a proiettare la voce fino all’ultima fila di spettatori. Estasi, furori e ironia – che, se è lecito ricordare, trent’anni fa il trio statunitense Blake-Horne-Ramey distribuiva a piene mani – qui a Londra nel 2025 erano, per lamentela comune, molto carenti e hanno fatto di questa esecuzione barocca un’esperienza complessivamente deludente. Certo, anche i prezzi molto alti dei biglietti hanno fatto la loro parte.
Si può rinunciare a Londra un’accurata esplorazione dei mercati di piccolo antiquariato e modernariato ? Al mercatino Jubilee del lunedì mattina appena fuori del teatro Covent Garden deve essere venuto a mancare un accanito collezionista di balletto. Foto e autografi di danzatori famosi, programmi di spettacoli storici, le scarpine consunte ma firmate di Pamela May - vecchia amica e collega di Margot Fonteyn - e soprattutto un mare di libri, alcuni introvabili anche su internet. Per esempio Ulanova. All’interno si legge “Galina Ulanova di B. Lvov-Anokhin, Foreign Languages Publishing House-Moscow, 1956”. È una guida all’arte di questa immensa danzatrice, scritta in ottimo inglese nell’Unione Sovietica. La presenta al pubblico britannico in occasione della tournée del Bolshoi dell’ottobre di quell’anno al Covent Garden, con la descrizione delle sue principali interpretazioni e molte foto. Un documento storico affascinante.
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