James Dean e la musica
Quando Jeames Dean morì, a soli ventiquattro anni, entrò nel mito come il divo di Gioventù bruciata, Il gigante o La valle dell'Eden. Pochi ricordano che fu anche un appassionato culture della musica, collezionista di dischi e amante di Bach e dell'opera come delle avanguardie più recenti, del jazz o del country.
Settant’anni fa, il 30 settembre 1955, l’attore americano James Dean moriva a ventiquattro anni in un incidente automobilistico in California. Dei tre film di cui è protagonista era uscito nelle sale solo East of Eden (La valle dell’Eden), con strepitoso successo, soprattutto tra il pubblico giovanile. Rebel without a cause (Gioventù bruciata) e Giant (Il gigante), girati in rapida successione tra l’aprile e l’agosto ’55, erano ancora in fase di montaggio e perciò sconosciuti. Tuttavia, una trentina di filmati televisivi da Dean interpretati tra il marzo ’51 e il maggio ’55 sono rimasti e ampliano la documentazione del suo enorme talento attoriale.
Dopo la morte di Dean, il suo monolocale di Manhattan è perquisito da alcuni amici, ufficialmente per far sparire documenti compromettenti sulla sua bisessualità. A sparire, fra le altre cose, è la sceneggiatura di un libretto per un’opera intitolata Cipolla the Great, che Dean stava scrivendo insieme all’amico compositore Leonard Rosenman. Era tratto dal racconto di Thomas Mann Mario e il mago, del 1930: è la storia di un illusionista che si esibisce sulla costa toscana e sottrae la volontà agli spettatori che accettano di salire in palcoscenico (l’allusione a Mussolini in Mann è chiara). Nello stesso anno Visconti preparava il libretto del balletto Mario e il mago, che andò in scena alla Scala nel ’56 con musiche di Franco Mannino.
Nato nel 1931 a Marion, nell’Indiana, da un padre odontotecnico e da una madre probabilmente discendente da una tribù nativa americana, il piccolo Jimmy si trasferisce con i genitori a Los Angeles e là riceve fin dalla prima infanzia lezioni di violino e di tip tap. Purtroppo la madre, che voleva sottrarlo a un’educazione provinciale e convenzionale, muore nel 1940. Il padre rimane in California; gli zii paterni, che hanno una figlia, lo accolgono con grande affetto nella loro casa-fattoria di Fairmount, nell’Indiana. Nel corso di un’adolescenza vivace James Dean si appassiona al disegno, al jazz, agli strumenti a percussione e soprattutto alla recitazione. La discussa figura di un pastore protestante, di cultura vasta e anticonvenzionale, lo fagocita; musica classica, dottrina Yoga, vaste letture, viaggi, ma anche – oggi è certo – abusi sessuali. Nel ’49 il diciottenne raggiunge il padre a Los Angeles e tenta disperatamente di diventare attore professionista. Nella giungla feroce di direttori di casting e agenti sempre alla ricerca di aspiranti attori e attrici di bell’aspetto, James Dean vive esperienze amare; lascia l’appartamento del padre, che lo vorrebbe iscritto a Legge, e fa fatica a sbarcare il lunario. Chiede al titolare di una baracchetta di hamburger se può dormire da lui, e misura lo spazio in cui potrebbe sistemare un lettuccio; poi commenta: “Sembra la prima scena delle Nozze di Figaro!” Con il nome d’arte di Byron James si esibisce in una particina in un musical.
Con l’amico Larry Swindell – divenuto in seguito storico del cinema – Dean ricorre al sistema in uso all’epoca per ascoltare dieci dischi e comperarne uno: va in un negozio di dischi e si installa per ore nell'apposita cabina riservata ai clienti. Al Record Roundup sul Cienega Boulevard si forma velocemente un gusto raffinato ed eclettico: più che il be-bop, apprezza i vecchi 78 giri dell’etichetta Brunswick con Jelly Roll Morton, Kid Ory and Frank Trumbauer; si appassiona a Eddie Arnold, un performer del genere country che resta un fenomeno vocale per estensione ed espressività. Ammira Bessie Smith e Billie Holliday. Soprattutto fa una riscoperta personale, il cantante country Jimmie Rodgers, morto a 35 anni nel 1933, esponente del singolare genere “blue yodel”. I neri conoscevano questo tipo di canto (originario delle alpi svizzere), ma è stato Rodgers a renderlo celebre per un decennio. Poi il suo nome è stato dimenticato. Jimmy trova evidentemente dei dischi di seconda mano e si appassiona per sempre a questo esponente del country e hillbilly americano.
Quando ai primi del ’51 Judy Garland, fisicamente distrutta, si esibisce al Bing Crosby Show negli studi CBS di Los Angeles, tra gli spettatori c’è anche James Dean, entrato senza pagare il biglietto; resta folgorato per l’ammirazione. Quell’estate Dean va a vivere con un produttore radiofonico non disinteressato, però ricco di cultura e di contatti. Grazie a lui conosce Beethoven e Stravinskij.
Ma nell’ottobre ’51, proprio quando cominciano ad arrivargli piccole parti alla radio e nel cinema, Jimmy si trasferisce a New York. Vuole indipendenza e vuole lavorare nel teatro. Il suo protettore lo indirizza al proprio migliore amico di Manhattan, che è il compositore Alec Wilder (1907-1980). Raffinatissimo, ironico, eclettico, Wilder scrive arie da camera, brani classici e canti di Natale. Non tutti sanno che nel dicembre 1945 sei brani orchestrali suoi sono stati diretti da Frank Sinatra per un disco Columbia. Possiamo ascoltarli su Youtube con una breve presentazione ammirata e grata dell’autore. Il poema vocale di Wilder Blackberry Winter è nel repertorio di Keith Jarrett, del soprano Eileen Farrell e di diversi allievi di Marilyn Horne. La quale apprezza molto lo studio che Wilder ha pubblicato nel ’72 sulla tradizione dell’American Song.
A New York Dean diventa amico anche di Ahmet Ertegün, ventottenne, fondatore dell’etichetta discografica Atlantic Records, che introduce elementi e musicisti jazz nel mondo dell'R&B, e trasforma questo genere in uno dei più importanti della scena musicale. Accampato nel cuore di Manhattan c’è poi un musicista di strada cieco, creatore di strumenti e di ritmi insoliti, soprannominato Moondog (1916-1999). Le sue sonorità singolari, ispirate a quelle delle tribù native americane, hanno influenzato Artur Rodzinski, Benny Goodman, Leonard Bernstein, Charlie Parker. Jimmy gli porta qualcosa da mangiare ogni volta che può.
Nel giugno ’52 il nostro aspirante attore entra alla prima audizione nel prestigioso Actors Studio, il cui metodo di immedesimazione nel personaggio, elaborato e per così dire brevettato da Lee Strasberg, sta già monopolizzando ogni altro approccio alla recitazione negli Stati Uniti. A fine estate la cronica “crisi degli alloggi” di Jimmy ha una breve tregua: con altri tre amici condivide un lussuoso appartamento nella 46ma. Ricorderà sempre che il vero lusso è stato il grammofono con relativo scaffale di dischi: Mozart e un compositore all’epoca poco noto, Vivaldi, sono la sua gioia quotidiana.
Fra i nuovi colleghi di Dean all’Actors Studio c’è Frank Corsaro (1924-2017), che sta recitando a Broadway in piccole parti e ha un ruolo organizzativo nell’Actors Studio. Con lui nasce un’amicizia importante. Nato a New York da emigrati italiani, Corsaro si presenta sempre come “italiano” e basta. È ambizioso, legge molto, è sicuro di sé. Introduce Jimmy in un mondo di libri e concerti, gli spiega Bach. Negli anni ’70 Corsaro diventerà regista operistico dissacratore, non esitando a definire le opere liriche “vecchi salami”e proponendo messe in scena stravolgenti, “alla Ronconi” prima che Ronconi diventi celebre. Non mancherà l’ambientazione in un bordello (inaugurando un trend registico duro a morire), per un Don Giovanni del 1971. Fra i cantanti con cui Corsaro lavorerà ci saranno Beverly Sills e Marilyn Horne.
Nonostante giudizi positivi o addirittura entusiastici nei suoi confronti, il debutto di Dean in una commedia a Broadway – nel dicembre ’52 – è un fiasco per lo spettacolo in sé, che va in scena solo sei giorni. Le musiche sono di Alec Wilder e includono una breve ninna-nanna che il personaggio di Janes Dean deve cantare. Gli amici ricordano che impresa faticosa è per lui l’intonazione cantata. Senza scritture, Jimmy va a vivere in un alberghetto modesto sulla 44esima e acquista un flauto dolce, che suona alla finestra.
Nella stanza accanto, tra il febbraio e l’aprile ‘53, alloggia David Diamond (1915 – 2005), compositore classico allievo di Nadia Boulanger e amico di Alec Wilder. Per quel ragazzo ora depresso ora scatenato rappresenta un amico e un docente insperati. Forse tramite Wilder, Dean conosce già alcune composizioni orchestrali che Diamond ha scritto negli anni ’40, come Rounds per orchestra d’archi, e Romeo and Juliet (che potrebbe avere una chance come balletto ancora oggi, accanto a Prokof'ev), di cui tenta di suonare con il proprio flauto la scena del balcone. È grazie a Diamond che James Dean conosce canti di Brahms nell’ interpretazione del contralto Marian Anderson, diverse composizioni di Alec Wilder in un album di 78 giri, l’arrangiamento di Leopold Stokowski di Komm, Süsser Tod di Bach. Gli chiede come si fa un arrangiamento per orchestra e Diamond prova a spiegarglielo. Inoltre gli regala il disco in cui Sinatra dirige musiche di Wilder; lo porta con sé alla Juilliard School, dove insegna, e il 29 marzo ’53 a un concerto in cui Bernstein dirige musiche proprie. Per Jimmy David compone sonatine per flauto e lui gliele esegue per telefono, chiedendo giudizi e correzioni. In seguito James Dean suonerà motivi barocchi e contemporanei sul flauto durante le prove di testi teatrali e nel corso della lavorazione del film La valle dell’Eden.
Nell’estate ’53 la disoccupazione ha termine grazie ad alcuni episodi televisivi. In Something for an Empty Briefcase (Qualcosa per una ventiquattr’ore vuota) è un borseggiatore che restituisce il maltolto a una giovane studentessa di balletto perché a casa lei ascolta l’Ouverture delle Nozze di Figaro e lui è affascinato da questa musica sconosciuta; nella scena seguente lo stesso criminale ascolta l’Allegretto della Settima di Beethoven. Assai magro e scattante, qui James Dean sembra anticipare di dieci anni l’impatto visivo di Nureyev. In quei mesi gira anche due storie TV con la giovane attrice Betsy Palmer, con cui ha anche una breve love story; le regala il disco del balletto di Albert Roussel, Le festin de l'araignée, del 1913. Si tratta quasi certamente di una registrazione di René Leibowitz, effettuata nel 1952 per l’etichetta Esoteric con la Philharmonique de Paris (la stessa etichetta rilancia in quegli anni il mito di Claudia Muzio, intitolando due album The Duse of Opera). Anche i dischi di Edith Piaf esercitano una potente fascinazione su Jimmy.
Nel corso del 1953 entra nella vita di James Dean una cantante e interprete di forte personalità, Eartha Kitt, che in quel periodo ha uno straordinario successo con due dischi, Angelitos Negros, appassionata perorazione contro il razzismo,e Santa Baby, ironica dissacrazione del mito di Babbo Natale. Eartha e “Jamie” – come lei è l’unica a chiamarlo - si conoscono alla scuola di danza dell’afroamericana Katherine Dunham (1909-2006) e installano un rapporto quasi madre-figlio che proseguirà a Los Angeles. Nel 1995, ricordando quella morte di quarant’anni prima in un documentario su James Dean, Eartha si asciuga le lacrime.
Entra nella vita del nostro attore un altro compositore importante, Leonard Rosenman (1924 – 2008). Ha studiato con Schoenberg e Dallapiccola, è all’inizio di una carriera impegnata. Lui e sua moglie sono pianisti di buon livello, e Jimmy si presenta alla loro porta a chiedere lezioni. È arduo fargli capire che non si impara a suonare Beethoven in due settimane. Nasce comunque un’amicizia quasi ossessiva da parte del giovane attore, che nel frattempo si fa apprezzare a Broadway in una commedia tratta da André Gide. Durante le prove Jimmy trova il tempo di prendere qualche lezione di canto e fare un provino per la parte di Curly nel film Oklahoma!, il sontuoso musical diretto da Fred Zinnemann. Canta un duetto con Rod Steiger, ma il ruolo andrà a un altro attore. Dopo il provino Dean invita un’aspirante attricetta appena conosciuta nel nuovo appartamento che finalmente è la sua dimora fissa, un monolocale nella 68ma strada. Per ore le fa ascoltare i Carmina Burana. “Etero? Omo? Bisessuale? Per me era un ragazzino curioso di tutto” ricorda lei.
Elia Kazan, regista che è già mitico a New York e a Hollywood, dopo avere visto James Dean a teatro trova in lui il successore di Marlon Brando per il suo nuovo film La valle dell’Eden; trova anche, su idea e per insistenza di Jimmy, il compositore delle relative musiche: Rosenman. Anche John Steinbeck, Aaron Copland e Leonard Bernstein spingono l’ambizioso musicista ad accettare. Rosenman segue Kazan e Jimmy a Hollywood nel maggio ‘54, e la sua carriera subisce una svolta epocale: diventerà compositore cinematografico dei più celebri, fornendo la colonna sonora anche di Gioventù bruciata, Viaggio allucinante, Barry Lindon di Kubrick (rielaborazione di motivi classici), la versione animata de Il Signore degli Anelli del 1978 e altri 130 film – premiati da due Oscar. Per anni l’amico di Dean stenterà a prendere sul serio questa nuova professione, pensando sempre di tornare alla composizione atonale e al concertismo. Ma in quel momento i due giovani vivono a Hollywood l’euforia del successo professionale e finanziario. “Quando le mie prime colonne sonore ebbero successo mi chiesero consigli anche Bernard Herrmann e Lenny Bernstein” ha dichiarato Rosenman. “Mi rendevo conto di essere sull’orlo di un culto gigantesco, di essere collegato al mito di James Dean”.
Trovo giusto segnalare che Marilyn Horne mi ha detto di avere conosciuto Alec Wilder, David Diamond e Leonard Rosenman personalmente e di averne avuto l’amicizia (Frank Corsaro è stato suo regista ne La donna del lago a Houston nel 1981 e in Rinaldo a Ottawa e al Metropolitan nel 1983-’84).
Durante la lavorazione della Valle dell’Eden avviene finalmente l’impacciato incontro di Jimmy con il suo idolo Marlon Brando; che è passato dai film “sociali” e impegnati a Bulli e pupe e Desirée, lasciando così vacante un trono cinematografico. Tra le passioni musicali di James Dean entrano quindi i tamburi bongo, che Brando ha reso popolari, e che lui prende a suonare in tutte le occasioni opportune e inopportune (esistono registrazioni – non particolarmente esaltanti). Prima di girare a Hollywood Gioventù bruciata e Il gigante Dean fa ritorno a Manhattan, la sua vera patria. Tra il dicembre ’54 e il marzo ’55 si fa immortalare dal fotografo Dennis Stock in molte pose iconiche: tra di esse ci sono lezioni di tamburo conga con il percussionista Cyril Jackson e di danza afro-moderna nello studio di Syvilla Fort – seguace di Katherine Dunham – nella 44ma strada.
Interpreta poi il secondo dei suoi “sinistri adolescenti”- come li definisce lo scrittore John Dos Passos - con il regista Nicholas Ray. Oggi sappiamo che la regia di Gioventù bruciata è una co-creazione Ray-Dean: il ventiquattrenne protagonista (che qui interpreta un diciassettenne) suggerisce o impone inquadrature, cambiamenti, tagli, aggiunte. Quando il suo personaggio Jim Stark è trattenuto in questura e dà in escandescenze, lui si prepara in stile Actors Studio, ascoltando in camerino per ore la “Cavalcata delle Valchirie” di Wagner. Ed è quella la musica che lo sentiamo canticchiare nel corso della scena. Un’altra scena suggerita da Jimmy vede il protagonista intento a sviluppare fotografie in una camera oscura mentre ascolta Mahler; ma qui la Warner si impone e rifiuta questa idea.
Il grande direttore Dimitri Mitropoulos, assiduo cinefilo, si entusiasma per l’interpretazione di James Dean de La valle dell’Eden e vorrebbe conoscerlo. Un grande amico di Dean è anche fan del direttore greco, e tenta di farli incontrare. Ma quando uno è a New York, l’altro è Los Angeles, e viceversa. Nel maggio ’55 si svolge una lunga telefonata da una costa all’altra; Dean è in grado di parlare a Mitropoulos con una certa competenza dei concerti che gli ha sentito dirigere a New York.
Un mese prima di morire James Dean accoglie nella sua nuova casa a San Fernando Valley il re dei columnists americani, Mike Connolly del Hollywood Reporter. È informatissimo e un’intervista con lui è importantissima: lo scenario preparato dal nostro attore per conquistarlo è un impressionante apparato musicale. Quando Connolly arriva sta andando a tutto volume la Toccata e fuga in FA maggiore BWV 540 di Bach. Il personalissimo alloggio è dominato da apparecchi e altoparlanti che sono l’ultimo grido in fatto di alta fedeltà e amplificazione. Bach è seguito da musiche tribali del Kenya, che Jimmy ha ascoltato tante volte – dice – da consumare il disco. A un certo punto gli esecutori africani intonano un canto yodel e salutano Jimmie Rodgers. “E chi è?” chiede il columnist. Dean è orgoglioso di aver trovato l’unica registrazione al mondo in cui una tribù kenyota rende omaggio al suo adorato cantante country e fa sentire a Connolly un 78 giri di Rodgers in persona. Connolly nota centinaia di LP di ogni genere musicale sparpagliati intorno. “Mi piace tutto”, spiega Jimmy: “dalle musiche del dodicesimo e tredicesimo secolo al Clavicembalo ben temperato di Bach suonato da Wanda Landowska. Fino ai più moderni, Schoenberg, Berg, Bartok, Stravinsky. E adoro Sinatra, esattamente come adoro questo...” Mette sul giradischi 'Un bel dì vedremo'. Connolly prova a recuperare riconoscendo Claudia Muzio nella cantante e la cosa diverte l’intervistato. Ma poi l’intervistatore si corregge “No, è la Tebaldi!” Per Dean è uno smacco: voleva essere il solo a riconoscere il suo soprano preferito, di cui fa subito un dettagliato elogio. Poi Connolly nota alcuni dischi di musiche di Ciaikovsky e un albun Columbia appena uscito, Ports of Call, in cui Eugene Ormandy dirige l’Orchestra di Filadelfia in brani di Ravel, Ibert, John de Lancie, Debussy e Chabrier. Jimmy liquida tutto: “Lo ha lasciato qui un amico...Me li hanno regalati”. È già intento ad ascoltare la suite Il mandarino meraviglioso di Bartok, e annuncia “Un giorno mi piacerebbe dirigere un film del balletto per cui Bartok ha scritto questo” E racconta tutta la storia. Connolly ammette che è un plot interessante, ma dentro di sé si chiede quale studio di Hollywood potrebbe essere interessato ad accettare James Dean come regista. “Fra le altre cose, studio canto e danza”, ci tiene a dichiarare l’aspirante metteur en scène. Il concerto privato per Mike Connolly si conclude con un’aria cantata dal basso russo Fëdor Ivanovič Šaljapin. L’intervista, inutile dirlo, esce postuma.
Nel settembre 1955 il grande pianista Walter Gieseking dà due concerti alla Hollywood Bowl di Los Angeles, ai quali Jimmy assiste. Sul set del Gigante ha appena conosciuto Kira Appel, corrispondente da Hollywood per France Soir e amica di Gieseking; le chiede quindi di poter incontrare il grande pianista in privato. A casa della Appel James Dean si offre di suonare un duetto (!) con lui su un piano scordato. Gieseking non sa chi è quel ragazzo così sicuro di sé, ma si presta di buona grazia al numero a quattro mani.
Frank Corsaro non è più in contatto con Jimmy, ma ricorda che il 29 settembre 1955 trova inspiegabilmente rotto in pezzi il disco di un’aria cantata da Šaljapin che l’amico gli ha regalato a New York. Il giorno dopo il mondo apprende che l’attore James Dean, a 24 anni, è morto in un incidente a bordo della sua Porsche color d’argento vicino a Cholame in California, all’intersezione tra due autostrade. È una fine terribile, ma è anche l’inizio di un mito che da settant’anni persiste, grazie alle mille sfaccettature della personalità di quel contadinello dell’Indiana che ha voluto e saputo trasformarsi in un intellettuale ricettivo e intenso. Il culto che circonda tuttora Dean non si basa solo su un bel visetto e tre interpretazioni filmiche penetranti; si nutre dell’intuizione che dietro c’è un indagatore dell’inconscio ironico e impegnato.
