All'indomani della Giornata mondiale della libertà di stampa, la recente cerimonia di consegna dei premi Abbiati e le vicende della Biennale di Venezia focalizzano l'attenzione sul ruolo della critica nel panorama attuale.
Abbiati 2025: premi e motivazioni
Il 19 aprile a Firenze si è svolta la cerimonia di consegna dei premi Abbiati. Quarantacinquesima edizione, la prima senza la sua storica anima, Angelo Foletto: forse anche per questo si è trattato di un incontro particolarmente sentito, non solo una passerella di strette di mani e ringraziamenti di prammatica, ma un momento di comunità.
Nei discorsi dei premiati, quasi tutti presenti, ricorreva come un Leitmotiv il richiamo alla squadra, alla collaborazione, a un lavoro collettivo e condiviso che ha permesso di raggiungere un risultato. E questo stesso risultato è stato visto non come una medaglia personale da appuntarsi al petto, quanto piuttosto come una tappa e il riconoscimento del bene più prezioso, che è stato l'incontro che ha dato vita all'interpretazione. L'immagine che è emersa è stata, chiara e netta, quella di un mondo musicale che non si divide in compartimenti stagni e contrapposti, ma in cui l'arte è bene comune, un percorso di personalità e competenze complementari in cui la critica è interlocutrice costruttiva e non astratta compilatrice di pagelle e classifiche. Lo stesso premio è frutto di un confronto attivo che cerca di leggere, attraverso diversi punti di vista, la contemporaneità.
All'indomani della Giornata mondiale della libertà di stampa (3 maggio), ciò assume un valore ancor più importante, perché di quella libertà e della responsabilità che comporta l'esercizio critico è fra gli esempi più limpidi. Non si tratta, è vero, di fare inchieste, i casi Watergate e Spotlight sono altra cosa, ma si tratta di investigare sulle ragioni dell'arte e degli artisti, di ragionare sui loro rapporti con il mondo contemporaneo, con il pubblico. Eventualmente di scandagliare la sostanza effettiva di fenomeni e bolle mediatiche. Si tratta non solo di dire ciò che si pensa, ma, a monte, di ragionare sul perché di un fatto, di una scelta, di una valutazione e di prendersi la responsabilità di ciò che vale la pena di dire, che può essere fondato, utile, interessante.
L'impegno critico riconosce l'impegno artistico, dà valore al merito facendone oggetto di riflessione, ed è così anche un ulteriore stimolo. E anche quando la critica, come l'arte, sbaglia strada, prende un abbaglio, resta comunque testimonianza di una percezione, di un hic et nunc che ci racconta la storia. Al fianco della penna lungimirante che riconosce subito quello che i posteri chiameranno capolavoro potrà esserci il Carlo D'Ormeville di turno che pronostica l'oblio per La bohème, “opera mancata”. Ma anche lui ha un senso: ci narra la novità rivoluzionaria di un'opera oggi fin troppo familiare, ci dà la misura di una visione diversa, ci mette in discussione. Se La bohème non è subito piaciuta a tutti, perché invece ora è uno dei titoli più eseguiti, amati e ammirati al mondo? Anche un commento discordante spinge a uscire dall'abitudine per ripensare le ragioni di un'idea.
L'incontro con gli artisti in occasione del Premio Abbiati ha messo in luce un punto chiave del fare musica e teatro: la necessità del rapporto con il pubblico, ma anche con la critica come interlocutrice e mediatrice, voce che legge l'opera (e la sua interpretazione) proponendone una lettura, dandole rilevanza e risonanza al di là del momento dell'applauso o della contestazione finale – anch'essi, peraltro, parte della riflessione. Con il lavoro di squadra un altro elemento ricorrente è stato proprio il valore di un pensiero sull'arte, di un'attenzione e una decodificazione del messaggio dell'artista.
Qui, sia caso o fortuna, l'attualità ci offre un amaro contraltare nelle vicende della Biennale di Venezia, altro caso di caos – quando non di débacle – istituzionale affiancato a quello della Fenice. Alla querelle politica e alla dimissione della giuria, ecco che la soluzione è arrivata spiazzante: sostituire una commissione qualificata con un demagogico “Leone dei visitatori” votato da chi abbia acquistato un biglietto. Sia subito chiaro che non si intende squalificare l'opinione del pubblico e i premi attribuito con un voto popolare. Anzi, può essere interessante valutare anche in questo modo l'impatto dell'opera o dell'interprete; nei concorsi di canto, per esempio, è un utile metro della comunicativa del concorrente. Tuttavia, non è operazione esente da rischi: senza una giuria con nomi riconoscibili che si prendano la responsabilità del loro voto, abbiamo molti esempi di come sia possibile pilotare questo tipo di riconoscimenti (dall'innocente vantaggio del giovane cantante del posto, che può contare su amici e parenti votanti in sala, agli scandali legati, per esempio, al televoto di Sanremo); l'impatto del momento, la moda, la leggibilità immediata sono fattori che possono facilmente influenzare un voto del pubblico ma che non garantiscono la qualità del premiato (in un concorso di canto l'aria più nota e d'effetto può facilitare, per esempio). Di fatto, nella musica cosiddetta “leggera” o “di consumo” si è visto come il successo dei vincitori incoronati dal crescente peso della giuria demoscopica a Sanremo abbia portato di contro a un calo dell'effettivo successo e della qualità della manifestazione stessa, sulla quale ha anche pesato la scelta di direttori artistici determinanti ma più uomini di spettacolo che musicisti. Se questo discorso pesa in un contesto considerato commerciale, quanto può pesare là dove si parla di arte contemporanea, di ricerca e avanguardia? In generale, anche in campo operistico e di musica d'arte (o classica, o forte, o come la si voglia chiamare) non mancano certo casi da prendere in esame, anche solo di improvvide valutazioni da professionisti dell'informazione che però non sono professionisti della critica musicale.
La scelta di equiparare e sostituire la giuria “popolare” a quella “professionale” può essere una comoda demagogia che non fa bene a nessuno, perché non è vero che “uno vale uno”: ciascuno vale professionalmente per la competenza, l'esperienza e la credibilità che ha maturato nel proprio campo. Sarebbe più semplice e gradito dire che ogni opinione ha lo stesso valore, ma la realtà è che ogni opinione ha valore, ma va misurata in base a chi, come e quando la esprime. Ripiegare alla Biennale su una giuria esclusivamente di privati visitatori significa delegittimare la competenza di un parere riconoscibile e qualificato, abbassare e banalizzare il livello del dibattito, a svantaggio degli stessi artisti.
Il dibattito invece c'è, deve esserci, è vivo. È vivo quando in occasione del premio Abbiati si sottolinea più volta l'importanza progettuale della direzione artistica e la ricerca di strade meno battute, che possono dare nuovi stimoli e appagare il pubblico senza blandirlo con l'eterna ripetizione dell'eguale. I premi che hanno riguardato produzioni di Hamlet di Thomas, Die Liebe der Danae di Strauss, Der junge Lord di Henze e Owen Wingrave di Britten dimostrano che una strada che amplii i confini dell'abitudine è una strada giusta, tra l'altro premiata anche da vivi consensi di pubblico: non bisogna temerla, anzi. Per contro, Luca Salsi, ricevendo il riconoscimento come miglior voce maschile, ha tenuto a precisare una posizione di orgogliosa passione verso il cosiddetto “grande repertorio”, che va coltivato con amore, e in favore di un'estetica di bellezza nei disegni registici.
Il dialogo è fatto di voci e punti di vista che compongono un panorama, per fortuna, non univoco e in costante evoluzione. È questo che rende viva l'opera, la musica, l'arte, con la consapevolezza di diverse voci e diverse competenze, ciascuna importante, ciascuna con il suo valore. Conoscerlo è riconoscerlo è parte fondamentale di una cultura sana e di una libertà di stampa davvero consapevole.
Si è tenuta domenica 19 aprile 2026 alle ore 15.00 la cerimonia di consegna del 45° Premio della critica musicale “Franco Abbiati”, assegnato dall’Associazione Nazionale Critici Musicali, al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, che ospita i vincitori del premio in quanto istituzione produttrice del Miglior Spettacolo dell’anno: Der junge Lord di Hans Werner Henze, con la direzione di Markus Stenz e la regia di Daniele Menghini. La premiazione, inoltre, avverrà in un giorno davvero importante: lo stesso 19 aprile, poco dopo l’Abbiati, si è infatti inaugurato l’88° Festival del Maggio, con la messa in scena dell’opera The Death of Klinghoffer di John Adams.
L’edizione 2025 del Premio è stata dedicata alla memoria di Angelo Foletto, maestro della critica musicale italiana scomparso lo scorso 29 gennaio, presidente dell’Associazione per quasi trent’anni e grande artefice del suo consolidamento come voce autorevole e indipendente della vita musicale italiana.
Il premio come Miglior Spettacolo è stato assegnato a Der junge Lord di Hans Werner Henze, proposto per la prima volta in lingua originale in Italia. “Uno spettacolo di respiro corale, regolato come l’ingranaggio di un carillon perturbante, in cui ogni interprete del numeroso cast – insieme ai complessi del teatro con la direzione mobile e incisiva di Markus Stenz – è riuscito a sincronizzarsi con il passo di questa satira agrodolce, ambientata dal regista Daniele Menghini in un Ottocento da libro illustrato per l’infanzia, ma ambiguo, maligno”. Questa la motivazione che sarà stampata su eleganti pergamene e consegnata al Sovrintendente del Maggio Carlo Fuortes.
Alexander Soddy è stato designato come Migliore Direttore del 2025, premiato per il suo debutto in Italia su un numero significativo di partiture importanti – Wagner, Mozart, Strauss, Verdi – tra cui il Ring e un convincente Così fan tutte alla Scala, la Salome e il Macbeth al Maggio Musicale Fiorentino. Il premio come Migliore Regista è andato a Cecilia Ligorio, per la regia del Re Pastore all’Opera di Roma e del Mitridate Eupatore al Teatro Massimo di Palermo: la giuria ha riconosciuto la sua capacità di rendere attuale un soggetto barocco, sottolineandone l’eterna vitalità di sentimenti politici e familiari, in una rilettura densa di pathos del mito classico e del teatro greco. Per le Migliori Scene il premiato è Gary McCann, per l’Hamlet di Ambroise Thomas al Teatro Regio di Torino - dove scene imponenti sottolineano per contrasto la solitudine di Amleto - e di Die Liebe der Danae di Richard Strauss al Teatro Carlo Felice di Genova, rarità proposta con invenzioni ricche di inventiva e ironia sullo sfondo delle rovine di un teatro bombardato. I Migliori Costumi del 2025 sono quelli creati da Giada Masi, per lo stesso Hamlet al Regio di Torino: uno Shakespeare ottocentesco e fantasioso, con costumi lussureggianti ma ironici.
Tra i vincitori nelle categorie interpretative, il premio come Migliore Cantante va al baritono Luca Salsi, schietta voce tra le più autorevoli degli ultimi decenni, premiato per le interpretazioni di alcuni dei grandi personaggi del repertorio italiano - tra gli altri Gérard al Regio di Parma, Rigoletto alla Fenice, Macbeth al Maggio Musicale Fiorentino - “con sorgiva musicalità e incisiva sensibilità artistica”, come recita la motivazione. Migliore Cantante femminile è il soprano Vida Miknevičiūtė, premiata per la sua interpretazione di Sieglinde nella Walküre all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: “con vocalità perentoria ed espressiva restituisce la totalità del personaggio wagneriano”, come scrive la giuria del Premio nella motivazione
Il premio come Migliore Solista va al pianista Alexandre Kantorow, riconosciuto per un pianismo votato all’estro e al rigore della soggettività e “virtuosismo ardente ma interiorizzato, dominio e controllo del tempo senza ossessioni metronomiche, idee nuove sui compositori che affronta”. Il premio come Migliore Ensemble va a De Labyrintho, diretto da Walter Testolin: la giuria ha riconosciuto il “prezioso contributo alla conoscenza dello stile di Palestrina”, sottolineando come “la loro interpretazione del Canticum canticorum è stato il momento più alto del quinto centenario del compositore”.
Per la categoria Novità per l’Italia il premio va ad Alex Paxton per Spit Crystal Yeast-rack, Dripping (à l’orange), eseguito a Padova al Barco Teatro dall’Ensemble degli Intrigati diretto da Andrea Molino: “una musica eclettica e ipercinetica, libidinosa e ‘queer’, dove i generi più diversi, dalla musica antica al pop, vengono fatti a pezzi e mescolati come in un grande frullatore sonoro” è il commento della giuria del Premio. L’Iniziativa Musicale premiata è la prima italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. La giuria ha così scritto nella motivazione: “con la prima italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten il Festival della Valle d’Itria compie un gesto di alto valore artistico. La regia essenziale di Andrea De Rosa, la direzione analitica di Daniel Cohen e un cast di grande compattezza espressiva hanno restituito la visione pacifista del compositore”.
Il Premio Speciale va ai Tre atti unici di Gino Negri (Vieni qui Carla, Giorno di nozze, Tè alle tre) al Teatro Sperimentale di Spoleto “per l’originale e coraggiosa scelta di proporre i tre atti unici di Negri al Teatro Caio Melisso, valorizzandoli attraverso la direzione di Marco Angius e la regia ironica, elegante e allusiva di Pier Luigi Pizzi, alla guida di un cast giovane e promettente.
Il Premio “Piero Farulli” per il miglior giovane ensemble va al Trio Kobalt (Irenè Fiorito violino, Lorenzo Guida violoncello, Riccardo Ronda pianoforte), presente alla cerimonia. Il Premio “Filippo Siebaneck”, destinato a iniziative di particolare significato nell’ambito della socialità musicale, va a Opera White del Teatro Sociale di Como, progetto operistico destinato agli ospiti delle RSA in Lombardia: “Falstaff di Verdi è stato proposto, eseguito da un gruppo di giovani cantanti e confezionato secondo una drammaturgia che permetteva il coinvolgimento vocale ed emotivo degli anziani spettatori, rivitalizzati nel piacere dell’ascolto teatrale e insieme stimolati nel recupero delle capacità mnemoniche e di apprendimento”.
Molti dei vincitori sono stati presenti alla premiazione: da Cecilia Ligorio a Gary McCann, da Giada Masi a Luca Salsi e Vida Miknevičiūtė, Walter Testolin e l’Ensemble De Labyrintho, Alex Paxton, Silvia Colasanti (direttrice artistica del Festival della Valle d’Itria), Marco Angius, Barbara Minghetti per Opera White e il direttore artistico del Lirico Sperimentale di Spoleto Enrico Girardi.
L’Ensemble degli Intrigati e Andrea Molino, oltre ad essere presenti alla cerimonia, hanno eseguito Dadd’s Faires di Alex Paxton, mentre il Trio Kabalt si è esibito in un movimento dal secondo Trio di Johannes Brahms.
La commissione della 45ª edizione del Premio della critica musicale “Franco Abbiati” è stata composta dal direttivo dell’Associazione Nazionale dei Critici Musicali (il presidente Andrea Estero, Alessandro Cammarano, Carlo Fiore, Gianluigi Mattietti, Carla Moreni, Roberta Pedrotti, Alessandro Rigolli) e da sette critici eletti dagli iscritti fra i soci dell’ANCM (Attilio Cantore, Sandro Cappelletto, Susanna Franchi, Giancarlo Landini, Gregorio Moppi, Lorenzo Tozzi, Gaia Varon) che, tenendo conto anche delle segnalazioni ricevute dai più di cento soci, ha decretato i vincitori, scegliendo tra produzioni, concerti e iniziative svoltesi nei teatri e nelle sale da concerto italiane nell’arco del 2025.
Elenco dei vincitori:
Spettacolo
Der junge Lord di Hans Werner Henze
(direttore Markus Stenz, regia Daniele Menghini; Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino)
Direttore
Alexander Soddy
(Siegfried e Die Walküre, Teatro alla Scala di Milano; Salome e Macbeth, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino)
Regia
Cecilia Ligorio
(Mitridate Eupatore, Teatro Massimo di Palermo; Il re pastore, Teatro dell'Opera di Roma)
Scene
Gary McCann
(Hamlet, Teatro Regio di Torino; Die Liebe der Danae, Teatro Carlo Felice di Genova)
Costumi
Giada Masi
(Hamlet, Teatro Regio di Torino)
Novità per l’Italia
Alex Paxton
Spit Crystal Yeast-rack, dripping
(Padova, Scatola Sonora)
Solista
Alexandre Kantorow
Ensemble
De Labyrintho
Cantanti
Vida Miknevičiūtė (Die Walküre, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma)
Luca Salsi (Macbeth, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; Rigoletto, Teatro la Fenice di Venezia e altro)
Premio “Piero Farulli”
Trio Kobalt
(Irenè Fiorito violino; Lorenzo Guida violoncello; Riccardo Ronda pianoforte)
Iniziativa musicale
Prima esecuzione italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten
(Festival della Valle d’Itria di Martina Franca)
Premio speciale
Tre atti unici di Gino Negri
(Spoleto, Teatro Sperimentale)
Premio “Filippo Siebaneck”
Opera White (Teatro Sociale di Como)
L’Associazione nazionale critici musicali è nata nel 1986, tra i musicologi e i professionisti dell’informazione musicale che dal 1980 si raccoglievano in libera assemblea per il Premio della critica musicale “Franco Abbiati”. L’Associazione, autofinanziata con le quote annuali dei soci, conta oggi circa cento iscritti: alla presidenza si sono avvicendati Duilio Courir (dal 1987 al 1993), Leonardo Pinzauti (dal 1993 al 1996), Angelo Foletto (dal 1996 al 2023) e Andrea Estero (in carica dal 2023). Testimone militante e critica della vita musicale italiana, attiva con Lettere aperte, convegni e prese di posizione ‘politiche’, ma senza avere scopi sindacali o corporativi, l’Associazione nazionale critici musicali esprime un suo motivato e riassuntivo giudizio attraverso l’assegnazione del Premio della critica musicale “Franco Abbiati”. Il Premio, che non prevede attribuzioni in denaro, ha cadenza annuale (I edizione, stagione 1980-81). Accanto alle segnalazioni di merito assoluto – migliore spettacolo, migliori artisti della stagione: in tutti gli ambiti: dall’opera al concerto, dagli enti lirici ai festival, dalla musica eseguita a quella prodotta sotto diverse forme – il Premio Abbiati ha svolto un ruolo attivo nella segnalazione di giovani talenti e di iniziative artistiche o didattiche di particolare significato nazionale. Nel 2001 è stato istituito il “Premio Abbiati per scuola” nato in collaborazione con il Comitato Musica Cultura 2000 di Fiesole, patrocinato dalla Siem e con l’adesione di Scuola Musica Festival e Aslico/Opera Domani…, destinato a segnalare particolari iniziative didattico-educativa della scuola dell’obbligo.
Premio della critica musicale “Franco Abbiati”
È stato istituito nel 1981, col patrocinio dell’amministrazione comunale di Bergamo e per l’appassionata volontà progettuale di Filippo Siebaneck allora presidente dell’Azienda Autonoma di Turismo, come momento di riflessione e di analisi sulla vita musicale italiana. Intitolato al bergamasco Franco Abbiati per quarant’anni titolare della rubrica musicale del Corriere della sera, il Premio della critica musicale “Franco Abbiati” è un riconoscimento attribuito ai protagonisti delle singole annualità artistiche. Numerosi i pluripremiati nell’albo d’oro: oltre ai teatri, i direttori Claudio Abbado, Semyon Bychkov, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Daniele Gatti, i registi Luca Ronconi e Graham Vick, i registi-scenografi Pier Luigi Pizzi e Hugo De Ana, i pianisti Radu Lupu e Maurizio Pollini, i cantanti Anna Caterina Antonacci e Samuel Ramey, gruppi cameristici e compositori per la “novità italiana assoluta”. Le scelte rigorose e indipendenti della giuria hanno guadagnato al Premio Abbiati crescente credibilità. Accanto alle segnalazioni di merito assoluto il Premio ha svolto un ruolo attivo nella segnalazione di giovani talenti e di iniziative di particolare significato politico-culturale. Così i critici italiani hanno sottolineato, e talvolta svelato, il ruolo di piccole realtà locali, autentica ricchezza della vita musicale italiana, e si sono impegnati a segnalare il lavoro spesso isolato e silenzioso di personaggi non riconosciuti. Dando voce a operatori artistici, didatti, editori, maestri (non solo di musica), fatti e manifestazioni che pur non avendo ruoli istituzionali hanno saputo indirizzare in senso autenticamente culturale la vita musicale del nostro paese. Nel 2000, a seguito della scomparsa di Filippo Siebaneck, è stato istituito il Premio Siebaneck destinato a iniziative di particolare significato nell’ambito della didattica musicale e/o dell’avviamento professionale dei giovani. Nel 2001, col sostegno del Comune di Fiesole e del Comitato Musica Cultura, il patrocinio della Siem (Società Italiana Educazione Musicale), l’adesione di Scuola Musica Festival e Aslico/Opera domani…, è nato il Premio Abbiati “per la scuola”, a segnalare i migliori progetti didattico-educativo realizzati nella scuola dell’obbligo. Dal 2007 il Premio Abbiati gode del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, e dal 2008 dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.