L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

.

 

 

 

 

L’ultimo Beethoven a Villa Pignatelli

Domenica 6 aprile alle 20 la pianista cosentina affronta le tre ultime Sonate op. 109, 110 e 111 per l’Associazione “A. Scarlatti” di Napoli.

NAPOLI – “La pianista discreta è un genio acclamato. Chi oggi si mettesse all’ascolto del cd Decca in cui Maria Perrotta ha appena inciso proprio le Sonate op. 109, 110 e 111, enigma della maturità di un genio e sfida dei massimi pianisti di sempre, si troverebbe di fronte a una miracolosa spontaneità interpretativa, all’arte di una donna che senza sforzo apparente cava dal suo strumento suoni indicibili e governa le frasi più impervie come se quel linguaggio fosse, naturalmente, il suo” (Enrico Regazzoni, Il Venerdì di Repubblica); “C’è poco da dire, è un’interprete di quelle rare, che sfugge a qualsiasi rubricazione – e questo già ci piace – ma senza essere eccentrica senza scopo. Così l’approdo classico, disadorno ma cantato in ogni parte, della Fuga della 110 è logico. E la svagata, lieve ma concentratissima Arietta non si smetterebbe mai di ascoltarla”. (Angelo Foletto, Suonare News); « È una figura schiva e poco conosciuta, è uno dei veri astri del pianismo mondiale, ma non lo sa ancora. Il suo tocco è delicato, e dallo Steinway ella ricava un timbro bellissimo... Nelle graduationes accordali, tanto in crescendo quanto in diminuendo, ella osserva un iter da manuale. In pochi punti di tutto il concerto ella affonda veramente il peso onde ottenere un pur rotondissimo fortissimo. I pppp, così vuole Beethoven, sono eterei. Nel giuoco di terzine nell`acuto, accompagnata all`acuto, della Sonata in Do minore, ella ottiene un esito cristallino. La perfezione dei trilli della Sonata in Mi maggiore e di quella in Do minore, idealmente estesi all`infinito e in fatto estesi quasi oltre ogni forza umana, è da non dirsi… Perrotta è analitica ed espressiva, ma non perde mai, il senso dell`unità formale. I recitativi sono da lei resi un teatro metafisico. I passi di terze e doppie terze acquisiscono un timbro creato da Dio in istato di grazia. Le colorature scorrono come i fili di una ragnatela» (Paolo Isotta, Corriere della Sera).

Ricca di tali autorevoli credenziali, debutta a Napoli per l’Associazione “A. Scarlatti” domenica 6 aprile 2014 alle ore 20 nella splendida cornice di Villa Pignatelli la pianista cosentina Maria Perrotta, vincitrice del Concorso “Shura Cherkassky” nel 2008. E lo fa eseguendo lo stesso programma delle tre ultime Sonate di Beethoven, le op. 109, 110 e 111, con cui ha esordito in ottobre con la Decca, prima pianista donna italiana a incidere per la celebre etichetta inglese.

Composte fra il 1820 e il 1822, questi tre estremi capolavori del genio di Bonn sono considerati una sorta di ‘testamento d’autore’. La loro esecuzione in un solo concerto è rara, e in passato è stata appannaggio di grandi pianisti come Schnabel, Serkin, Richter. Di recente le hanno suonate con brillanti risultati Maurizio Pollini e András Schiff. Un programma che suscita venerazione, assumendo talvolta connotazioni quasi mistiche. Basti pensare che la parola “fine” sullo spartito dell’op. 110, scritta dopo una grave malattia, fu posta da Beethoven il giorno 25 dicembre 1821, cioè il giorno del Natale cristiano. E se si pensa che le tre opere vennero scritte contemporaneamente alla Missa Solemnis, cioè in un periodo in cui Beethoven si era riavvicinato alla fede, si può ben capire come questo autentico ‘testamento’ possa assumere caratteri addirittura metafisici. Tanto che nell’Ottocento ci fu chi le interpretò come uno studio beethoveniano dei dogmi del Credo: «Qualche commentatore – scrive Piero Rattalino – vide nella Sonata op. 109 la Creazione, nell’op. 110 la Nascita, Tentazione, Passione, Morte e Resurrezione, e nel’op. 111 il Giudizio Universale con la condanna dei reprobi (primo movimento) e l’ascesa al cielo degli eletti (Arietta)».

Un programma audace, che di recente ha fatto scrivere al musicologo torinese Attilio Piovano: «Il gotha, la vetta, il vertice assoluto. Per generazioni di pianisti – dai mitici Backhaus & Co. ai giorni nostri – accostarsi alle ultime Sonate di Beethoven significa osare l’inarrivabi­le, meritandosi le stellette della consacrazione, come per un alpinista affrontare l’Everest o il K2. Non è impresa da in­traprendere a cuor leggero; vi si azzarda solo chi possieda ferree esperienze, maturate in parete nelle più avverse condi­zioni meteo, in perfetta forma fisica, dopo rigorosi allenamenti e acclimatazione di rito al campo base, raggiunta la catena dell’Himalaya: che in ambito pianistico significa aver metabo­lizzato a fondo l’intera serie delle precedenti ventinove Sona­te, non solo sul piano tecnico, ma anche quanto a completo dominio degli aspetti formali e dei contenuti. Già, perché con le ultime tre Sonate Beethoven compì un’incredibile fuga in avanti, facendo progredire la letteratura pianistica di anni luce e traghettandola in piena temperie romantica, sì da rendere obsoleto il suo stesso sonatismo, da sempre territorio di spe­rimentazione».

«Sono tre grandi percorsi e ogni sonata ha la sua meravigliosa cima – aggiunge per l’occasione Maria Perrotta – e scalare tre montagne in una sola sera non è cosa da poco».

39 anni, originaria di Cosenza, allieva di Edda Ponti e Sergio Perticaroli, Maria Perrotta (che ora vive a Parigi) si è affermata in numerosi concorsi, fra cui il “Rina Sala Gallo” di Monza, il “Premio Encore! Shura Cherkassky” (2008) e il “J. S. Bach” di Saarbrücken (2004), premio quest’ultimo che l’ha imposta sulla scena pianistica internazionale come una significativa interprete bachiana, riscuotendo ampi successi di pubblico e di critica: “Maria Perrotta sa sfruttare le risorse del pianoforte moderno senza incorrere in inesattezze stilistiche. Il suono di vitrea trasparenza, la tessitura sempre percepibile, l’interessante articolazione della frase hanno reso la musica di Bach in modo ideale” (Saarbrücker Zeitung); “La Perrotta ha suonato le Goldberg con controllo purissimo di sé e della partitura… pianismo a metà perfetta fra il lussureggiante Alexis Weissenberg e il laser di Glenn Gould» (N. Carusi, Libero); “Il suono è sgranato, la tecnica è clavicembalistica, il disegno formale è nitido: se continua così, Maria Perrotta sembra destinata a diventare la Rosalyn Tureck italiana” (E. Girardi, Corriere della Sera).

Domenica 6 aprile 2014 ore 20 Napoli, Villa Pignatelli Associazione “Alessandro Scarlatti” MARIA PERROTTA, pianoforte Ludwig van Beethoven (1770-1827) Sonata n. 30 in mi maggiore, Op. 109 durata 22’ Vivace, ma non troppo - Adagio espressivo - Tempo I Prestissimo Gesangvoll, mit innigster Empfindung (Andante molto cantabile ed espressivo) Sonata n. 31 in la bemolle maggiore, Op. 110 durata 20’ Moderato cantabile molto espressivo Allegro molto Adagio ma non troppo Fuga (Allegro ma non troppo) *** Sonata n. 32 in do minore, Op. 111 durata 27’ Maestoso - Allegro con brio ed appassionato Arietta (Adagio molto semplice e cantabile) MARIA PERROTTA, pianoforte

«Pianismo a metà perfetta fra il lussureggiante Alexis Weissenberg e il laser di Glenn Gould» (N. Carusi, Libero); «Il suono è sgranato, la tecnica è clavicembalistica, il disegno formale è nitido: se continua così, Maria Perrotta sembra destinata a diventare la Rosalyn Tureck italiana» (E. Girardi, Corriere della Sera); «È una figura schiva e poco conosciuta, è uno dei veri astri del pianismo mondiale» (P. Isotta, Corriere della Sera). Applaudita come interprete particolarmente comunicativa, Maria Perrotta si afferma in importanti concorsi fra cui il "Rina Sala Gallo" di Monza, il "Premio Encore! Shura Cherkassky" (2008) e il Concorso "J. S. Bach" di Saarbrücken (2004), premio quest’ultimo che la impone sulla scena pianistica internazionale come una significativa interprete bachiana, riscuotendo ampi successi di pubblico e di critica: «Maria Perrotta sa sfruttare le risorse del pianoforte moderno senza incorrere in inesattezze stilistiche. Il suono di vitrea trasparenza, la tessitura sempre percepibile, l’interessante articolazione della frase hanno reso la musica di Bach in modo ideale» (Saarbrücker Zeitung). Registra per la Radio Tedesca, per la Rai e Sky Classica. La sua incisione dal vivo delle Variazioni Goldberg di Bach (Cinik Records) ottiene il favore della critica specializzata: 5 Stelle delle riviste Amadeus e Musica, 5 Stelle e Disco del Mese della rivista Suonare News, Premio della Critica 2012 promosso dalla rivista Musica & Dischi. Nell’ottobre 2013 la Decca pubblica in cd la sua registrazione dal vivo delle tre ultime Sonate di Beethoven. Maria Perrotta studia al Conservatorio di Cosenza, dov’è nata, con Antonella Barbarossa e si diploma con lode al Conservatorio di Milano con Edda Ponti. Ottiene il Diploma Superiore di Musica da Camera all’École Normale de Musique di Parigi, si perfeziona a Imola con Franco Scala e Boris Petrushansky e in Germania con Walter Blankenheim. Nel 2007 si diploma con lode presso l’Accademia di Santa Cecilia nella classe di Sergio Perticaroli. Arricchisce la sua formazione con Cristiano Burato e François-Joël Thiollier. Vive a Parigi.


 

Vuoi sostenere L'Ape musicale?
Basta il costo di un caffé!

con un bonifico sul nostro conto

o via PayPal