Il sogno di una cosa

opera per il quarantennale della Strage di Piazza Loggia

Prima rappresentazione assoluta 9 maggio 2014 ore 21.00, Teatro Grande di Brescia

Il 9 maggio, giornata nazionale dedicata alle vittime delle stragi e del terrorismo, debutterà al Teatro Grande di Brescia l’opera lirica Il sogno di una cosa, una nuova produzione della Fondazione del Teatro Grande in coproduzione con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e in collaborazione produttiva con il Piccolo Teatro di Milano e IED. Il progetto è realizzato in occasione dei 40 anni dalla strage di Piazza Loggia ed è un lavoro dalla doppia importanza: civile, per la commemorazione dell’anniversario, e artistico, per la scelta di investire nella produzione di una nuova opera contemporanea di un artista italiano. L’opera è stata infatti commissionata a Mauro Montalbetti, compositore di origini bresciane che si è affermato nel panorama della musica contemporanea con alcuni importanti lavori come Lies and sorrow con cui nel 2006 ha vinto lo “Johann Joseph Fux Opera composition Prize” e Another’s hell (2013), la sua composizione sinfonica ispirata ai sonetti di Shakespeare, recentemente eseguita in prima assoluta dall’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Daniel Harding.

La partitura dell’opera Il sogno di una cosa sarà eseguita dall’Ensemble Sentieri selvaggi diretto dal Maestro Carlo Boccadoro e in buca d’orchestra ci sarà anche il Coro Costanzo Porta di Cremona diretto dal Maestro Antonio Greco. Si tratta tuttavia di un’opera corale la cui ideazione e creazione è frutto di un lavoro condiviso con due artisti di straordinario talento: Marco Baliani, attore, drammaturgo e regista teatrale tra i più affermati in Italia, che ne curerà libretto e regia, oltre ad esserne uno degli interpreti, ed Alina Marazzi, una delle firme più importanti del panorama cinematografico italiano, cui è stata affidata la regia video che andrà ad animare di immagini, ricordi ed emozioni le scene essenziali di Carlo Sala intersecandosi con il disegno luci di Stefano Mazzanti. Insieme a Marco Baliani, saranno sul palco il soprano Alda Caiello, il musicista-performer Roberto Dani e gli allievi del secondo anno del corso di Teatrodanza della Milano Teatro Scuola Paolo Grassi. Un lavoro di ricerca importante, quello per Il sogno di una cosa, un progetto costruito grazie alla stretta collaborazione con Manlio Milani e la Casa della Memoria che hanno fornito tracce storiche e numerose testimonianze della vicenda da cui si è partiti per la costruzione dello spettacolo. Per la parte video è stata inoltre di fondamentale rilievo la collaborazione produttiva con l’Istituto Europeo di Design IED che ha impegnato in questo progetto un gruppo di studenti del corso di Video Design coordinati dai docenti Davide Sgalippa, Paolo Ranieri e Paolo Solcia: nell’ultimo anno i ragazzi hanno lavorato a stretto contatto con Alina Marazzi per la realizzazione della parte filmica dell’opera, raccogliendo immagini del passato – ritrovate in alcuni importanti archivi italiani come l’AAMOD Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico di Roma, l’Associazione Home Movies di Bologna e la Fondazione Luigi Micheletti di Brescia – ma anche documentando il presente nei volti e nei luoghi della Brescia di oggi. Dalle suggestioni raccolte durante i lavori per Il sogno di una cosa, alcuni studenti dello IED hanno sviluppato un progetto di tesi che circuiterà insieme all’opera nelle tre città di Brescia, Reggio Emilia e Milano: si tratta di un’installazione multimediale che sarà appendice e ideale prosecuzione dell’opera e che sarà allestita in uno spazio aperto al pubblico durante il periodo delle rappresentazioni. A Brescia l’installazione sarà inaugurata il 10 maggio alle ore 11.00 presso la Sala del Grande Miglio del Castello di Brescia. L’idea che ha animato tutti coloro che stanno lavorando a questo progetto è che una commemorazione non può che fondarsi su un atto forte di memoria, l’imperativo resta quello di non dimenticare ciò che di terribile accadde quel giorno in Piazza della Loggia. Essere ancora oggi testimoni vuol dire che quei fatti, quelle vicende, sono diventate racconto di un passaggio generazionale che diviene monito e civile appuntamento. Ma se limitassimo la nostra opera a questa doverosa ed essenziale declinazione, agiremmo ancora come vittime, ripetendo la tragicità di quella giornata come un lamento funebre, col rischio di trasformare l’atto del non dimenticare in un esercizio retorico, dovuto. L’opera vuole invece compiere un tragitto diverso, non confinabile nella pura (seppur nobile) commemorazione localistica, ma essere riflessione universale sulla violenza, sul potere, sull’infamia. È rimasta, di quella giornata, la registrazione del comizio in piazza che viene interrotto dallo scoppio della bomba con le voci del caos e della disperazione che ne seguirono: è un documento unico che fissa l’attimo della strage in una dimensione sonora. Noi vorremmo che quell’interruzione, quella rottura di vite e di senso non fosse un fermo immagine del passato ma si trasformasse in un atto di resurrezione, proprio nel luogo simbolo della polis, il Teatro. Il sogno di una cosa assume così la tenacia della memoria e lo sguardo dolce e fiero del futuro. Il debutto dell’opera a Brescia sarà preceduto da un incontro con gli artisti che si terrà presso il Salone delle Scenografie del Teatro Grande il 5 maggio alle ore 19.00 e dalla prova generale aperta al pubblico delle scuole (sono aperte le prenotazioni allo 0302979324) che si terrà mercoledì 7 maggio alle ore 17.00. Dopo il debutto del 9 maggio al Teatro Grande, Il sogno di una cosa verrà ripresa in autunno, il 24 e 26 ottobre, all’interno della Stagione d’Opera del Teatro Grande. Successivamente l’opera sarà in scena al Teatro Ariosto di Reggio Emilia, nell’ambito del Festival Aperto, nei giorni 31 ottobre e 2 novembre. L’ultima trasferta sarà a Milano al Piccolo Teatro Strehler nei giorni 6, 7, 8 e 9 novembre 2014. Gli enti coproduttori ringraziano UBI Banco di Brescia per il sostegno alla realizzazione di questo importante progetto e RAI 5 per la collaborazione che porterà sulle reti RAI la ripresa integrale dello spettacolo. La messa in onda dell'opera Il sogno di una cosa è prevista per il giorno 15 maggio alle 21.15 nell'ambito del programma "Petruska".


IL SOGNO DI UNA COSA

BRESCIA, TEATRO GRANDE 9 MAGGIO 2014, PRIMA RAPPRESENTAZIONE ASSOLUTA, 24 E 26 OTTOBRE 2014

REGGIO EMILIA, TEATRO ARIOSTO 31 OTTOBRE, 2 NOVEMBRE 2014

MILANO, PICCOLO TEATRO STREHLER 6, 7, 8, 9 NOVEMBRE 2014

Musica Mauro Montalbetti Libretto e regia Marco Baliani Regia video Alina Marazzi Scene e Costumi Carlo Sala Disegno luci Stefano Mazzanti

Ensemble Sentieri Selvaggi Direttore Carlo Boccadoro Attore Marco Baliani Soprano Alda Caiello Suono-azione roberto dani Danzatori Allievi del secondo corso di Teatrodanza – Milano Teatro Scuola Paolo Grassi Coro Costanzo Porta di Cremona Maestro del coro Antonio Greco

Aiuto regista Barbara Di Lieto Assistente scene e costumi Roberta Monopoli Realizzazione video Davide Sgalippa, Paolo Ranieri e gli studenti di Video Design IED Milano Esecuzione video Paolo Solcia, IED Milano

Produzione Fondazione Teatro Grande di Brescia in coproduzione con Fondazione I Teatri di Reggio Emilia

in collaborazione produttiva con Piccolo Teatro di Milano IED, Milano

Con la collaborazione di Casa della Memoria di BresciaMilano Teatro Scuola Paolo Grassi


NOTE DEL COMPOSITORE

di Mauro Montalbetti ...sono qui con voi, perché sia voce La mia dentro le vostre Voce dimenticata... Pierluigi Cappello L’opera Il sogno di una cosa è nata dal personale desiderio di ricordare dopo quarant’anni con un forte atto di memoria collettiva ciò che di terribile accadde quel giorno in Piazza della Loggia, quell’atto vigliacco, criminale, quella distruzione della vita che segnò indelebilmente la coscienza di una città, la mia città. È divenuta in breve tempo un’opera corale, grazie al prezioso e lungo lavoro svolto con Marco Baliani e Alina Marazzi. In quest’opera la parola, il suono, i corpi e le immagini creano una polifonia di linguaggi che caratterizza la nostra “ricomposizione dell’infranto”, la nostra richiesta di non dimenticare, di ricominciare. Formalmente l’opera procede attraverso differenti quadri scenici in cui si focalizzano tematiche e domande, senza costruire un racconto lineare. La musica segue questa architettura drammaturgica cristallizzando l’emozione per scarti improvvisi, per contrasti, attraverso la rilettura di registri linguistici diversi tipici degli anni settanta: dalla musica d’avanguardia al rock progressive, dal free jazz, alla canzone popolare. Questi linguaggi entrano talvolta in collisione con squarci corali, in cui evidente è il riferimento al grande madrigalista bresciano del cinquecento Luca Marenzio. L’obiettivo di questa eterogenea ma rigorosa partitura (dal punto di vista armonico e timbrico vi è un controllo assoluto dei materiali che convergono tutti in una serie di spettri armonici fondamentali) è quella di amplificare una drammaturgia creata da azioni sceniche cantate, danzate, recitate con immagini proiettate su mutevoli superfici. Grazie alla coraggiosa partecipazione dei soggetti produttori, della Casa della Memoria e di altri singoli cittadini, quest’opera si è potuta realizzare, il loro sostegno e le loro testimonianze sono stati preziosi, uno stimolo continuo a migliorare il lavoro, a loro rivolgo la mia più sincera gratitudine.


NOTE DI REGIA

di Marco Baliani Le immagini di guerre, stragi e atrocità che quotidianamente vengono trasmesse dai media, il modo in cui sono montate, la loro frammentarietà e giustapposizione, impediscono qualsiasi elaborazione collettiva delle tragedie che vengono mostrate, sono fatte per renderci impotenti di fronte agli orrori, ai delitti che ogni giorno ci vengono fatti vedere senza che noi si possa mai davvero compatire le vittime. La compassione è un’azione forte, un farsi carico dell’altro, come persona e come persona portatrice di storia. Queste forme di comunicazione frammentaria sono ascrivibili allo stesso procedimento di “smembramento” della realtà che compie l’attentato terroristico. In entrambi i casi, la realtà viene frantumata, si impedisce di ricostruirne un senso, un percorso, una spiegazione. Si vieta di ricomporre l’infranto. Si vieta di poter elaborare collettivamente il lutto e così di comprendere quale percorso abbia portato a tanto scempio. L’opera Il sogno di una cosa è pensata come un’occasione per ricomporre in un’azione scenica la nostra tragedia, ponendo inquietanti domande allo spettatore, sul senso di quella strage e sul senso di questa nostra attuale società che di quella strage è figlia. Di quella e delle altre troppe stragi insolute che hanno costellato la vita di questo nostro paese. Come accadeva nella tragedia greca, dobbiamo riuscire a celebrare un reale cordoglio, un compianto corale pubblico che possa elaborare il lutto senza esaurirsi nel lamento ma nella presa di coscienza del conflitto, trasformando quel conflitto in un nutrimento per le nostre presenze in questo tempo. È necessario un coro che sappia farsi carico della coscienza tragica della storia, per questo l’opera è declinata al presente, siamo qui a occupare uno spazio pubblico, stiamo parlando alla polis, il nostro è un atto eminentemente politico, nel senso più alto del termine. La musica di Mauro Montalbetti guida e tesse questa ricomposizione dell’infranto, attraverso quadri scenici che focalizzano tematiche e domande, senza costruire un racconto lineare ma procedendo per scarti improvvisi, attraverso registri linguistici diversi: azioni sceniche di corpi danzanti, immagini proiettate su superfici cangianti, monologhi, melologhi, dialoghi, fatti di cronaca, notizie, stralci dei processi, testimonianze storiche, canto, canzoni, questi linguaggi interagiscono con la partitura musicale in una tensione sempre proiettata sulla scena del presente, sulla necessità di essere ora qui, a dire, a testimoniare, a non dimenticare, a fare i conti col nostro passato prossimo. Fin dall’inizio ho lavorato a comporre coralmente un “textum”, una tessitura di linguaggi diversi che vadano sempre a ricomporsi in unità dense, visivamente compatte, come capitoli di un’unica scrittura scenica. Ogni contributo, dai montaggi visivi di Alina Marazzi alle scene mobili di Carlo Sala, al disegno luminoso di Stefano Mazzanti, alle mie parole scritte, vanno a compenetrarsi in quadri espositivi che esauriscono in sé quel capitolo del racconto. Per poi passare a un altro quadro, a una diversa sostanza. Anche la musica di Mauro Montalbetti agisce così, senza una continuità lineare e diacronica ma per comparti, per strati di tessiture sonore diversificate. E poi ci sono i corpi, quelli danzanti dei giovani attori e attrici della civica Paolo Grassi di Milano, che intersecano il lavoro performativo sonoro di Roberto Dani, il corpo cantante di Alda Caiello, il coro, e i corpi musicanti dei Sentieri Selvaggi guidati da Carlo Boccadoro. Anche loro, le loro azioni canti presenze sono da intendersi per me come altri linguaggi, non come interpreti soltanto, ma come portatori di un’altra forma poetica della tessitura complessiva.


NOTE ALLA REGIA VIDEO

di Alina Marazzi I filmati realizzati per l’opera Il Sogno di una cosa sono parte integrante della drammaturgia che si è andata definendo con Marco Baliani e Mauro Montalbetti nel corso dell’ultimo anno; sin dai primi incontri tra noi in fase di sviluppo della drammaturgia, abbiamo inteso la parte video come uno degli elementi narrativi che si sarebbero intersecati con la parola, l’azione scenica e la musica. Al video quindi, sin dalle prime idee embrionali, è stata assegnata anche una funzione drammatica, oltre che scenografica; con lo scenografo Carlo Sala poi si è lavorato di concerto per individuare delle scene che potessero portare in sé la proiezione video, dando anche la possibilità di movimento delle scene-proiezioni. L’immaginario che i video propongono allo spettatore origina da suggestioni che sono emerse dalle sessioni creative tra noi tutti, e che sono anche contenute nella scrittura di Baliani e nella musica di Montalbetti. Il punto di partenza è stato quello di non voler creare un’opera commemorativa del drammatico evento di Piazza della Loggia, ma di voler portare oggi una riflessione profonda – anche attraverso il sentimento dell’indignazione – su quei fatti e su tutto il periodo dello stragismo italiano, attraverso il portato emotivo e poetico dell’intreccio tra musica, parole e immagini de Il Sogno di una cosa. I video alternano immagini di tipo simbolico a immagini di repertorio, sia filmati che fotografie, che intervengono quali documenti storici di quei giorni e quali indizi di una possibile memoria privata; tengo a precisare che si è tenuto a non voler utilizzare fotografie della strage, immagini verso cui proviamo un sentimento di pudore e che, a nostro avviso, avrebbero riproposto il crudo immaginario purtroppo noto a molti. Qui il tentativo che si fa è quello di portare immagini che possano anche essere esemplari di un percorso che non si deve fermare alla distruzione portata dalla bomba in Piazza, ma che deve proseguire con intento riparatore fino al nostro presente. Abbiamo quindi lavorato a partire sì da elementi realistici e dettagli della storia, andando però a comporre immagini sospese tra realismo ed evocazione. I video realizzati appositamente saranno proiettati su diversi schermi/superfici integrati alle scene, in una coreografia visiva multipla. Per la realizzazione dei video sono affiancata da un gruppo di lavoro composto da professionisti con ampia esperienza nel campo delle installazioni multimediali e interattive, quali Davide Sgalippa e Paolo Ranieri; entrambi sono anche docenti presso il corso di Video Design dell’Istituto Europeo di Design di Milano. Grazie al loro coinvolgimento è stato possibile portare il progetto all’interno dello IED e coinvolgere nella realizzazione dei video alcuni studenti del terzo anno in fase conclusiva del corso; alcuni di loro hanno colto l’occasione di questa sinergia per sviluppare un proprio progetto di tesi a partire dai contenuti dell’opera e dalle sue modalità artistiche. L’esito di questo felice incontro tra un progetto esterno e l’Istituto sarà una mostra multimediale in allestimento nei giorni della rappresentazione dell’opera e delle sue repliche in uno spazio aperto alla cittadinanza, esposizione che farà da corollario e da ideale seguito a Il Sogno di una cosa.


MAURO MONTALBETTI

Allievo di Antonio Giacometti, è riconosciuto come uno dei compositori italiani più eseguiti e premiati della sua generazione. La sua musica è stata eseguita in numerosi festival ed è stata commissionata da importanti istituzioni musicali internazionali. Compositore versatile negli ultimi anni si è dedicato con continuità al teatro musicale, componendo quattro opere tutte andate in scena in importanti teatri italiani ed esteri. Nel 2006 con l’opera Lies and sorrow ha vinto lo “Johann Joseph Fux Opera composition Prize” il più importante concorso europeo per il teatro musicale. Ha composto musica per la danza e il suo lavoro orchestrale Blümenlicht, eseguito in prima assoluta dall’Orchestra Nazionale della Rai di Torino al Festival Rai Nuova Musica, è stato selezionato e segnalato all’International Rostrum of Composers Unesco 2013. Sempre nel 2013, la sua favola per musica Brimborium! ha ricevuto il prestigioso Premio Abbiati per la scuola. L’orchestra Filarmonica della Scala gli ha commissionato una composizione orchestrale per la stagione 2014 che ha visto la sua prima assoluta alla Scala con la direzione di Daniel Harding.

MARCO BALIANI

Attore, autore e regista. Con lo spettacolo Kholhaas del 1989 dà vita al teatro di narrazione che segna la scena teatrale italiana. Nel corso degli anni prosegue la ricerca sulla narrazione, con gli spettacoli Tracce, Lo Straniero da Camus, Corpo di Stato trasmesso in diretta televisiva su RAI 2 dai Fori Imperiali di Roma, Francesco a testa in giù in diretta su Rai 2 dal sagrato della basilica di Assisi. L’esplorazione di una possibile drammaturgia narrativa ha avuto diversi esiti con spettacoli epico corali come Antigone delle città, evento teatrale con 100 attori per la commemorazione della strage di Bologna, o Come gocce di una fiumana, premio IDI alla regia, sulle memorie dei soldati della prima guerra mondiale. È attore in cinema per la regia di Mario Martone, Francesca Archibugi, Cristina Comencini, Davide Ballarini, Roberto Andò, Saverio Costanzo, Andrea Molaioli, Daniele Vicari. È autore del romanzo Nel Regno di Acilia, dei racconti La metà di Sophia e del romanzo L’occasione pubblicati da Rizzoli.

ALINA MARAZZI

Alina Marazzi è regista di documentari e film. La sua formazione cinematografica avviene a Londra negli anni ‘80, a contatto con insegnanti di cinema come Laura Mulvey e registi sperimentali quali Ken McMullen e Chris Welsby. Di ritorno a Milano, dove vive, realizza il suo primo documentario grazie al contributo Filmmaker; in seguito alterna la regia di documentari per la televisione, il lavoro di aiuto regista per il cinema, la collaborazione con alcune realtà artistiche (Studio Azzurro, Fabrica), e il coinvolgimento con realtà sociali marginali. Un’ora sola ti vorrei è il suo primo film d’autore, toccante ritratto della madre scomparsa, fondativo della sua poetica; in seguito realizza Per Sempre e Vogliamo anche le rose, che entrambi proseguono l'indagine dell'universo femminile al centro anche del suo ultimo film, Tutto parla di te, interpretato da Charlotte Rampling.


IED per “IL SOGNO DI UNA COSA”

È passato circa un anno da quando Alina, Davide e Paolo in accordo con Umberto sono venuti a propormi la collaborazione per la realizzazione dei contributi visivi dell’opera Il sogno di una cosa per il Teatro Grande di Brescia. Il nostro compito è quello di formare giovani professionisti che abbiano sensibilità artistica e competenze tecniche, ma anche coscienza della loro storia e capacità di attingere alla memoria. Mi è parsa quindi subito un’opportunità straordinaria quella di far partecipare gli studenti a questo evento, stimolandoli anche a sviluppare loro progetti che potessero estendere il potenziale espressivo anche ad ambiti diversi da quello della sola messa in scena. Molte studentesse e studenti hanno aderito a diversi livelli: alcuni hanno partecipato alla manifestazione del 28 maggio 2013 catturando immagini e cominciando a calarsi nel ricordo di quel drammatico evento. In seguito Martina Rocchi (Video Design) e Alessandro Mascia (Sound Design), oltre a seguire lo sviluppo dell’opera, hanno deciso di proporre per il loro progetto di tesi la realizzazione di una videoinstallazione (inutile dire che la loro proposta è stata accolta con entusiasmo dalla Scuola). Altri si sono dedicati al montaggio dei contributi utilizzati durante la messa in scena. Lo IED ha messo a disposizione aule, attrezzature e competenze per la produzione delle immagini e la gestione del Live Video. Oltre ad Alina Marazzi, Davide Sgalippa e Paolo Ranieri, sarà Paolo Solcia (docente di videoinstallazioni interattive) a curare l’esecuzione video dal vivo durante tutte le rappresentazioni.

Rossella Bertolazzi Direzione Visual Communication IED Milano

Istituto Europeo di Design, scuola di eccellenza internazionale, a matrice completamente italiana, rilascia diplomi accademici di primo livello ed eroga corsi triennali, master e corsi di aggiornamento e specializzazione. Fabbrica della creatività, forma professionisti per i settori del design, della moda, della comunicazione visiva e del management. Oggi IED è un Network Internazionale in continua espansione con sedi a Milano, Roma, Torino, Venezia, Firenze, Cagliari, Como, Madrid, Barcellona, San Paolo del Brasile e Rio de Janeiro. ISTITUTO EUROPEO DI DESIGN MILANO UFFICIO COMUNICAZIONE Fabrizia Capriati: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. // Tel. 02.5796951 Elena Semenzato: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. // Tel. 02.5796951

SOGNI CAPOVOLTI AUDIOVIDEOINSTALLAZIONE

Un progetto di tesi di Martina Rocchi (Video Design) e Alessandro Mascia (Sound Design)

Il percorso di lavoro che ha portato verso l’installazione è partito da una ricerca iniziale su libri, articoli, immagini, documentari e, soprattutto, l’incontro con la Casa Della Memoria. Abbiamo incontrato Manlio Milani, presidente dell’Associazione Famigliari Vittime della Strage di Piazza della Loggia, che ci ha descritto le persone che si trovavano in Piazza quel giorno come nodi di una trama fitta, collegati dagli stessi ideali, sentimenti, sensibilità e rabbia. Quando esplose la bomba la trama subì uno strappo violento, ma fin da subito ci fu la volontà di ricostruire i legami perduti. L’idea alla base dell’installazione è stata quella di ricostruire una piazza capovolta. Era una giornata di pioggia e la Piazza era un mare di ombrelli. Partendo da questa immagine suggestiva abbiamo appeso tanti ombrelli capovolti al soffitto usati come schermi di proiezione: ribaltati e sospesi come la bomba capovolse il tempo e lo spazio e congelò questi ombrelli in un istante. Per guardare si è obbligati ad alzare lo sguardo verso l’alto, uno sguardo scomodo che invita alla riflessione. Le proiezioni all’interno degli ombrelli li trasformeranno in contenitori, raccoglitori di pensieri, parole, sentimenti e oggetti. Ci sarà una seconda proiezione su una cascata di fili collegati a un ombrello posto al centro della sala, una pioggia che cadrà sugli spettatori. Il filo come connessione, come memoria, come comunicazione, un invito per le nuove generazioni a raccoglierlo per continuare a raccontare e dimostrare così che nulla è stato interrotto. I suoni raccontano ciò che lo sguardo vede, un sottofondo di pioggia, silenzi, suoni sordi. Suoni e immagini vanno in armonia per creare emozioni, far pensare e colpire nel profondo il visitatore, senza usare “tinte forti” e senza essere didascalici.

Sala del Grande Miglio Castello di Brescia 10 maggio – 1 giugno 2014 in collaborazione con Fondazione Brescia Musei

MILANO TEATRO SCUOLA PAOLO GRASSI per “IL SOGNO DI UNA COSA” DANZATORI ALLIEVI DEL SECONDO CORSO DI TEATRODANZA

Francesca Bugelli, Pierluigi Castellini, Donato Demita, Liber Dorizzi, Elena Fontana Paganini, Giovanfrancesco Giannini, Helena Mannella, Sara Paternesi, Filippo Porro

Per due settimane il gruppo di danzatori del secondo anno del Corso di Teatrodanza, coordinato da Marinella Guatterini alla Milano Teatro Scuola Paolo Grassi, ha lavorato con il regista MarcoBaliani. Il laboratorio, tenutosi alla “Paolo Grassi” è nato dall’esigenza di formare un ensemble coeso in vista della partecipazione del medesimo alla realizzazione dell’opera lirica contemporanea Il sogno di una cosa, di cui Baliani è regista e autore. Le musiche sono di Mauro Montalbetti, la produzione, del Teatro Grande di Brescia in coproduzione con I Teatri di Reggio Emilia. L’opera è dedicata alla mai dimenticata tragedia di Piazza della Loggia dopo quarant’anni dalla strage che causò vittime e feriti tra i partecipanti a una pacifica dimostrazione di protesta contro gli attentati fascisti da mesi imperversanti nella stessa città di Brescia. Abbiamo lavorato, anche attraverso la documentazione di foto d’archivio e filmati dell’epoca, a costruire sequenze di movimento corali e individuali con l'intento di riverberare gli stati d’animo di quella terribile giornata. Attraverso gli esercizi e le improvvisazioni guidate, al termine delle due settimane, ho “collezionato” un album di immagini e di “appuntamenti gestuali”, che serviranno da base per le prove successive che si svolgeranno nello stesso Teatro Grande dal 17 aprile e sino al debutto del 9 maggio. Durante i vari laboratori alla “Grassi” e a Brescia, ho inoltre creato strutture di movimento legate a oggetti della scena, provando i costumi, e costruendo sequenze più lineari e già definite, da inserire in punti precisi dell’opera. Successivamente, nei giorni di prova, il lavoro fisico e testuale (i danzatori sono anche interpreti di alcuni testi) si è confrontato, amalgamandosi, con la musica, le scene e le immagini video, in un work in progress continuo, procedendo dunque e sempre in una dimensione aperta e laboratoriale.

Marco Baliani

ALLE PRESE CON LA MEMORIA

Gli interpreti danzatori di “Il Sogno di una cosa”.

Potrà sembrare alquanto inusuale che un intero corso di danzatori contemporanei abbia partecipato, e nel modo descritto da Marco Baliani, alla creazione di un'opera contemporanea, a questa Il sogno di una cosa. Ma tale originalità è di certo suffragata da una storia che attiene sia agli sviluppi del genere definito “teatrodanza”, sia alla peculiarità di interpreti ancora allievi di una Scuola che punta alla preparazione di danzatori/performer nel senso più ampio e ricco del termine. Per i nove prescelti, guidati da Baliani in Il sogno di una cosa, l'uso della voce e l'invenzione diuna gestualità lontana dai codici già noti pure nella danza moderno-contemporanea, non sono una novità. Fanno parte di un insegnamento masticato sin dall'inizio della loro avventura alla “Paolo Grassi” e poco alla volta digerito e in termini diversi per ognuno di loro. Inutile rammentare, forse ai già informati, che questo tipo di formazione, capace di rendere duttili e aperti a tutto lo spettro delle attività performative di giovani desiderosi di calcare le scene usando il loro corpo “intero”, deriva dal metodo messo a punto negli anni Settanta da Pina Bausch, la geniale coreografa di Wuppertal prematuramente scomparsa nel 2009. Il suo modo di trasformare i danzatori in “persone” ha di certo rivoluzionato tutto ciò che sapevamo o credevamo che fosse un ballerino contemporaneo. Ma il tempo non si è fermato con la Bausch o con quei maestri d'Oltreoceano, come Steve Paxton, che tanto hanno dato alla liberazione della danza dagli stereotipi pure insiti nel cosiddetto Post Modern e nel contemporaneo americano. La sperimentazione continua assieme all'esigenza sempre più accesa, anche da parte del pubblico, di vedere in scena interpreti completi a cui non è estraneo il mondo del teatro verbale e ovviamente per dei danzatori, neppure quello musicale. Anzi proprio la consuetudine ad esprimersi attraverso la musica e non attraverso le parole, è di solito un prezioso dono per entrare nel mondo “altro” della messinscena, attraverso una naturalezza da conservare e un professionismo sinonimo di precisione gestuale, dinamica e ritmica. Per questo secondo anno del Corso di Teatrodanza della Scuola “Paolo Grassi”, l'esperienza di lavoro con il regista Marco Baliani si è rivelata una splendida occasione di crescita e di verifica delle proprie potenzialità, corali ma anche individuali. Un progetto altamente didattico oltre che artistico e toccante per il tema drammatico che affronta a viso aperto, resuscitando una memoria che i giovani interpreti, non ancora nati al momento della “strage”, tramanderanno e terranno viva nei loro ricordi.

Marinella Guatterini coordinatrice del corso di Teatrodanza Milano Teatro Scuola Paolo Grassi