L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Avrai tu l’universo, resti l’Italia a me

Primo appuntamento del ciclo

Prima delle prime”

Stagione 2018/2019

Amici della Scala – Teatro alla Scala

Attila

di Giuseppe Verdi

libretto di Temistocle Solera

Teatro alla Scala - Ridotto dei Palchi “A. Toscanini”

Venerdì 16 novembre 2018 ore 18

Attila, titolo che spicca tra le più brillanti affermazioni del giovane Verdi, inaugurerà la nuova stagione lirica della Scala: sarà diretto da Riccardo Chailly che continua la sua ricognizione del complesso del repertorio verdiano nel quadro di una generale rivalutazione del patrimonio musicale italiano. È un preciso impegno che il Direttore Musicale si è assunto all’inizio della sua collaborazione con il Teatro milanese.

Il libretto dell’opera è firmato da Temistocle Solera, ma si sa che Verdi non del tutto soddisfatto, si sia rivolto a Francesco Maria Piave per apportare alcune modifiche. Solera, resosi irreperibile in Madrid, si offese a tal punto da rompere il suo rapporto con Verdi. Il compositore a quest’opera evidentemente teneva molto, tanto che si hanno testimonianze di una sua collaborazione, per la prima volta, con lo scenografo nell’intento di vedere realizzata sul palcoscenico “la concezione, anche visiva, che presiedeva all’atto compositivo” (da “Sorgete! Ombre serene!” bozzetti pubblicati dall’ Istituto Nazionale di Studi Verdiani, pag. 33-39).

L’opera fu scritta fra aprile 1845 e marzo 1846 ed è liberamente tratta dal dramma di Zacharias Werner Attila, König der Hunnen (1809), un soggetto molto frequentato dal teatro musicale, ma nel quale Verdi per primo introdusse le figure dei due “italici” Odabella e Foresto assenti nel dramma originale tedesco. “In realtà il dramma di Werner, per un libretto italiano, aveva ben poco di praticabile. Lo scopo di Werner era celebrare Attila, farne una figura degna di rispetto in un mondo corrotto e vile. Che la figura di Attila sia sostanzialmente positiva anche nel libretto verdiano è fuori discussione. Gli antagonisti che Solera gli affianca modificano però radicalmente l’entourage di partenza impresentabile su una scena italiana” sostiene Elisabetta Fava.

Attila debuttò alla Fenice di Venezia il 17 marzo 1846: la prima non ebbe il successo desiderato; subito dopo divenne popolare, ma in seguito fu sempre meno rappresentata.

“Verdi politico? Verdi risorgimentale? Ha ancora un senso parlarne? Molti pensano di no, ma Verdi è prima di tutto il rappresentante del Risorgimento a patto di non ridurre la questione a semplificazioni come «morte allo straniero». Verdi è un testimone del suo secolo, perché ne ha vissuto le contraddizioni, le incertezze, gli adattamenti alla contingenza politica”, così dice Antonio Rostagno. Riccardo Chailly con la sua appassionata interpretazione metterà in luce, oggi, il pensiero di Verdi. Regista dell’opera sarà Davide Livermore, che alla Scala ha già avuto esiti felici.

Nell’incontro “Avrai tu l’universo, resti l’Italia a me”, con ascolti e video, parla di Attila Sandro Cappelletto, scrittore e storico della musica, Direttore responsabile dell’annuario ‘Studi verdiani’ dell’Istituto Nazionale di Studi Verdiani, Accademico di Santa Cecilia, con la partecipazione del M° Riccardo Chailly.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti

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