L’ape musicale

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Danza

La Stagione Danza 2019/20, che come sempre scorre in parallelo al programma d’Opera, si inaugura il 15 e 16 febbraio con il NUOVO BallettO di ToscanA e una Cenerentola fresca di debutto al Maggio Fiorentino. È il nuovo lavoro che il coreografo e premiatissimo ballerino ceco Jirˇí Bubenícˇek ha creato su musica di Sergej Prokof’ev, in collaborazione con Nadina Cojocaru per le scene (della Cojocaru anche i costumi). Il balletto in un atto per 14 danzatori è una versione moderna della celebre fiaba dei fratelli Grimm, che qui perde i connotati più favolistici conservando però trama e personaggi chiave - le sorelle, la matrigna, il principe… - e puntando su elementi simbolici. Al centro rimane sempre Cenerentola, una ragazza coraggiosa e gentile, memore degli insegnamenti della madre e con un bagaglio di sogni da realizzare. La compagnia diretta da Cristina Bozzolini rappresenta una costante e significativa presenza nel panorama della danza italiana fin dal 1970, capace di privilegiare giovani professionisti formatisi nella propria scuola per una piena idoneità tecnica e artistica nella danza sia classica che contemporanea. Fondamentale la collaborazione con autori di prestigio, nonché quella con il Maggio Musicale Fiorentino.

Il 29 febbraio e 1 marzo il Teatro Alighieri accoglie la Alonzo King LINES Ballet con due coreografie, Händel e Common Ground. Se la prima, creata su musiche di Händel con contributi di Leslie Stuck, dialoga idealmente conl’altro omaggio all’autore del Serse nella Stagione Opera, la seconda è una recente creazione su arrangiamenti musicali del Kronos Quartet. Alonzo King, autore di entrambi i lavori, ha firmato Händel nel 2005 per lo Swedish Royal Ballet, per poi riprenderlo per la propria compagnia nel 2018. Esplorando l’universo musicale di Händel, visionario che per primo unì nella stessa partitura il nuovo stile omofonico e la tradizionale polifonia, King ha creato una complessa musica di corpi, dove l’eleganza drammatica dell’espressione barocca lascia trasparire l’equilibrio trovato dal compositore nelle linee essenziali ed eleganti dei danzatori. La collaborazione con il Kronos Quartet è invece l’incontro fra i due ambasciatori culturali più importanti della città di San Francisco, di cui Common Ground è una vera e propria ode, in costante conversazione fra il quartetto d’archi e la danza. Due lavori chequindi riflettono pienamente la filosofia artistica di King, re della danza americana per personalità carismatica e sapienza creativa. La compagnia, da lui fondata negli anni Ottanta e formata da eccezionali solisti, è il punto di partenza per esplorazioni, commistioni, innovazioni del linguaggio del balletto, pronta ad accogliere tutte le influenze, dalle danze etniche alle tecniche moderne e contemporanee, per irradiare energia e bellezza. Ne nasce una danza cesellata, dove anche il minimo dettaglio - il guizzo di un polso, il piegamento di una caviglia - ha valore.

Il 21 e 22 marzo è in scena un’altra figura entrata nell’immaginario collettivo: Don Chisciotte, che il Balletto Yacobson di San Pietroburgo presenta nella versione di Johan Kobborg, tratta dallo storico balletto di Marius Petipa del 1869 su musiche di Ludwig Minkus. Fin dal debutto al Bolshoi, il Don Chisciotte di Petipa si è imposto come un esempio di bellezza e armonia ed è rimanendo fedele al capolavoro che Kobborg - ex primo ballerino del Royal Ballet - l’ha arricchito con sfumature congeniali al proprio approccio. Oltre a includere la figura di Cervantes alle prese con il proprio romanzo, Kobborg ha favorito lo sviluppo drammaturgico e dato rilievo ai ruoli maschili senza dimenticare l’espressività del linguaggio corporeo cara al fondatore della compagnia Leonid Yacobson. Per scene e costumi il designer francese, ma di origine russa, Jérôme Kaplan si è ispirato invece alle illustrazioni di Gustave Doré, accostando colori vivaci e linee nere per un tocco spagnoleggiante esaltato dalle luci di Vincent Millet. L’appuntamento con Don Chisciotte segna il ritorno a Ravenna della compagnia russa, creata da Yacobson nel 1969 come primo teatro coreografico disgiunto dall’opera e presto ribattezzato “Miniature coreografiche” rifacendosi alla forma ballettistica prediletta dal fondatore. La compagnia mantiene viva la tradizione del suo repertorio, sviluppandosi al tempo stesso anche in altre direzioni di ricerca con la guida dell’attuale direttore Andrian Fadeev, che vanta una carriera da primo ballerino del Mariinskij.

La Stagione si chiude il 4 e 5 aprile con Les nuits barbares, ou les premiers matins du monde della Compagnie Hervé Koubi, composta da stupefacenti ballerini che combinano danza contemporanea, capoeira, hip hop, physical dance, breakdance. “Compagni d’arte che amo chiamare fratelli ritrovati - afferma Koubi, francese di origini algerine - con loro sono ripartito per disegnare i contorni di una nuova avventura, per trovare le risposte al mistero delle nostre comuni origini”. Les nuits barbares è un’opera dedicata al tema delle origini della cultura mediterranea, capace di unire la potenza ipnotica della parata da guerra e la precisione del balletto classico e riscrivere una storia millenaria nel linguaggio della danza. Su musiche di Mozart, Fauré, Wagner, ma anche di tradizione algerina, i danzatori fanno vorticare le gonne come dervisci, brandiscono coltelli, indossano maschere gioiello, danno sfogo a un’energia mozzafiato. Così le ombre si alzano dalle notti barbare e mostrano l’alba di una cultura condivisa, contro “questa attualità che è tirannica e binaria e cancella le sfumature: noi e gli altri, i civilizzati e i barbari,” spiega il coreografo. “L’ancestrale paura dello straniero è l’oggetto della mia ricerca, un viaggio per svelare tutto il sommerso, l’incredibile ricchezza e raffinatezza delle culture barbare. Les nuits barbares si nutre delle brillanti tracce lasciate dalle culture vandale, dai Persiani, Goti, Celti, Unni, Arabo Musulmani, della musica sacra d’oriente e occidente. È un inno alla bellezza”. Questa coreografia, insieme a Le Golem, ha fatto di Koubi uno dei più ricercati e interessanti coreografi della sua generazione, tanto da essere già nominato Chevalier des Arts etdes Lettres in Francia.


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