L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Il debutto di Kurtág all'opera

Rai5, sabato 22 febbraio 2020 . 22:45

Leggi la recensione -> Milano, Fin de Partie, 24/11/2018

Segna il debutto operistico del 92enne ungherese György Kurtág, decano dell’avanguardia musicale del Novecento e compositore vivente fra i più apprezzati, l’atto unico Samuel Beckett: Fin de partie, che Rai Cultura trasmette sabato 22 febbraio alle 22.45 su Rai5. Lo spettacolo, andato in scena in prima assoluta nel novembre 2018 al Teatro alla Scala di Milano con la direzione di Markus Stenz, è diretto da Pierre Audi.
Commissionata dalla Scala, “Fin de partie” è basata sull’omonimo dramma in francese del genio del teatro dell’assurdo Samuel Beckett. L’allestimento porta la firma di uno dei più autorevoli registi della scena internazionale, Pierre Audi, che con Kurtág ha maturato un sodalizio di decenni e con questo progetto ha debuttato alla Scala. Le scene e i costumi sono realizzati da Christof Hetzer, mentre le luci sono curate da Urs Schönebaum. Protagonisti sul palco, dopo due anni di prove e di attento lavoro sulle minime sfumature del testo e della musica, sono Frode Olsen (Hamm), Leigh Melrose (Clov), Hilary Summers (Nell) e Leonardo Cortellazzi (Nagg). Alla guida dell’Orchestra del Teatro alla Scala il Direttore principale della Netherlands Radio Philharmonic Orchestra Markus Stenz. 
Racconta Kurtág che, dopo aver visto la pièce in un teatro parigino nel 1957, decise che se mai avesse scritto un’opera l’avrebbe fatto ispirandosi al capolavoro di Beckett. Sessant’anni dopo, è ancora un “gioco” esistenziale immutabile e privo di speranza quello che lega l’anziano Hamm, cieco e incapace di reggersi in piedi, al servo Clov, che al contrario non può mai sedersi. Nell’alternarsi di mosse e contromosse, i due trascorrono giornate sempre uguali, all’interno di un rifugio post apocalittico che condividono con i genitori di Hamm, inermi vegetali sistemati in due bidoni della spazzatura. Un incubo senza uscita per raccontare con Beckett che «la fine è nel principio». Regia televisiva di Arnalda Canali. 


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