L’Ape musicale  

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Una nuova stagione

L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia inaugura una nuova, intensa stagione di concerti con i grandi interpreti del panorama internazionale: Antonio Pappano, Herbert Blomstedt, Trevor Pinnock, Sir Eliot Gardiner, James Levine, Semyon Bychkov, Daniele Gatti, Valery Gergiev, Myung-Whun Chung, Gianandrea Noseda, Maurizio Pollini, Stefano Bollani, Beatrice Rana, Grigory Sokolov, Julia Fischer, sono solo alcuni dei protagonisti che dall’11 ottobre saliranno sul palco della Sala Santa Cecilia.  

Il concerto di inaugurazione della Stagione Sinfonica (16 ottobre) verrà trasmesso in differita su RAI 5 alle ore 21.15 e in diretta su RAI Radio 3.

Dopo i mesi di chiusura forzata la stagione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia si prepara a ripartire, pronta a offrire al pubblico un cartellone sempre ricco di qualità. Una nuova sfida, che non cambia il legame di affetto che lega l’Accademia al suo pubblico da oltre cento anni. Alle porte di una nuova stagione musicale riprendono con regolarità i concerti nella Sala Santa Cecilia così come la campagna abbonamenti e le agevolazioni per i più giovani. 

Un calendario di ventotto concerti sinfonici, ventidue da camera e due tour europei impegneranno l’Orchestra e il suo Direttore Musicale Sir Antonio Pappano in autunno e in primavera. La produzione sinfonica in programma sarà interamente coperta dall’Orchestra, affiancata in dodici concerti dal Coro, istruito da Piero Monti. 

Da ottobre a maggio, Antonio Pappano che ormai vanta un lungo sodalizio – giunto al quindicesimo anno – alla guida dell’Orchestra, sarà sul podio per otto produzioni. Dopo l’inaugurazione con il Te Deum di Bruckner e Das Lied von der Erde di Mahler – brani monumentali che in qualche modo rispecchiano lo stato d’animo e la riflessione spirituale che l’attuale situazione mondiale induce in tutti noi – il Direttore Musicale spazierà in un vasto repertorio, offrendo al pubblico uno spaccato di autori ed epoche diverse, dall’opulenza timbrica delle Canzoni e Mottetti di Giovanni Gabrieli, pietra miliare dello sviluppo della tradizione policorale veneziana, fino alla Kammersymphonie n. 9 di Schönberg, senza dimenticare la Passione secondo Matteo di J.S. Bach e la Messa di Gloria di Gioachino Rossini. 

Una parata di stelle arricchisce il cartellone con autorevoli nomi del concertismo internazionale come Maurizio Pollini, Stefano Bollani, Beatrice Rana, Jan Lisiecki, András Schiff, Grigory Sokolov, Jean-Yves Thibaudet, Julia Fischer, Leonidas Kavakos, Mario Brunello, Salvatore Accardo, Maxim Vengerov per citarne alcuni. Sul podio di Santa Cecilia torneranno direttori noti e amati dal pubblico, come Vasily Petrenko, Semyon Bychkov, Daniele Gatti, Valery Gergiev, Myung-Whun Chung, Gianandrea Noseda, Trevor Pinnock, Sir John Eliot Gardiner, Jakub Hrůša, Juraj Valčuha, John Adams e James Levine, uno dei mostri sacri della bacchetta che ha diretto l’ultima volta a Santa Cecilia nel 2002. Da segnalare il ritorno dopo quasi venticinque anni dall’ultimo concerto nel 1996, di Herbert Blomstedt, il più longevo dei direttori attualmente attivi, specialista del repertorio tedesco, che superata la soglia dei novant’anni è impegnato in una intensa attività concertistica e a Santa Cecilia dirigerà la Sinfonia n. 5 di Anton Bruckner.

Molti i debutti: prima volta a Santa Cecilia per l’olandese Jaap van Zweden, attuale Direttore Musicale della New York Philharmonic e per il finlandese Jukka Pekka Saraste; per Alpesh Chauhan, attuale Direttore della Birmingham Opera Company che dirigerà Beatrice Rana nel Concerto n. 2 di Rachmaninoff; prima volta anche per Kazuki Yamada Direttore Principale e Direttore artistico dell’Orchestre Philharmonique di Montecarlo che dirigerà Luigi Piovano nelle Variazioni Rococò di Čajkovskij. Trevor Pinnock, pur essendo una presenza abituale delle stagioni ceciliane, debutterà alla guida dell’Orchestra di Santa Cecilia nell’Oratorio di Natale di J. S. Bach. E ancora, prima volta in calendario di stagione per Carlo Rizzari che dirigerà una serata interamente dedicata alla musica spagnola. 

Tra le voci, non mancheranno nomi noti come la star della lirica Markus Werba che sarà interprete di una importante produzione, il ciclo Des Knaben Wunderhorn di Mahler, eseguito per la prima volta in forma integrale a Santa Cecilia nel corso di due serate sotto la direzione di Daniele Gatti. Nella Passione secondo Matteo diretta da Antonio Pappano, Julian Prégardien e Carolyn Sampson noti interpreti bachiani saranno affiancati da un cast internazionale specialista di questo repertorio. 

Tra gli emergenti ricordiamo i tenori americani Clay Hilley (in Mahler nel concerto inaugurale di stagione) e Brian Jagde (interprete delle Otto romanze di Verdi nella trascrizione di Luciano Berio); il francese Benjamin Bernheim (nell’Elias di Mendelsshon) e l’esuberante soprano sudafricano Golda Schultz (che ascolteremo nel Requiem tedesco di Brahms), considerata una delle più talentuose e versatili oggi sulla scena; gli italiani Mariangela Sicilia, Raffaele Lupinacci e Gianluca Buratto nel cast dello Stabat Mater di Rossini; Sara Mingardo e Andrea Mastroni in quello della Nona Sinfonia di Beethoven diretta da Gergiev. 

Ampio spazio a talenti emergenti del panorama internazionale come Tom Borrow, ventenne pianista israeliano salito alla ribalta nel gennaio 2019 – oggi nel pieno di una carriera folgorante che nel corso dell’anno lo vedrà debuttare con le più importanti orchestre – e che a Santa Cecilia eseguirà il Concerto per pianoforte e orchestra K 491 di Mozart diretto da Semyon Bychkov; debutto per il violinista ucraino Valerij Sokolov, considerato uno dei più interessanti della sua generazione; prima volta sul palco ceciliano per il pianista andaluso Javier Perianes e per il pianista islandese Víkingur Ólaffson che il New York Times ha definito il ‘Glenn Gould’ d’Islanda.

Il cartellone fa parte di Romarama, il programma di eventi culturali promosso da Roma Capitale.


 

OTTO VOLTE PAPPANO 

Nelle otto produzioni sinfoniche in sede, Antonio Pappano esprimerà il suo eclettismo offrendo al pubblico l’interpretazione di un vasto repertorio che copre cinque secoli di musica in un itinerario che abbraccia epoche e stili diversi, dalla musica antica a quella contemporanea. 

Inaugurazione il 16 ottobre (repliche 17 e 18) con due brani monumentali che inducono a un raccoglimento spirituale: in linea con la tradizione che vede l’apertura di stagione con opere vocali, Coro e Orchestra eseguiranno il Te Deum di Bruckner e il Das Lied von der Erde di Mahler, ciclo di Lieder sinfonici che esprimono con intensità la crisi dell’Uomo rispetto al mistero che circonda la sua esistenza. Il secondo concerto del mese di ottobre (22, 23, 24) vede Orchestra e Coro percorrere un suggestivo viaggio nel tempo, che comincia con le Canzoni e Mottetti di Giovani Gabrieli – in omaggio alla tradizione vocale praticata alla fine del Cinquecento nella Basilica di San Marco – e prosegue con le Variazioni Corali trascritte da Igor Stravinskij sul tema di un Corale di Bach su commissione della Biennale di Venezia, per essere eseguite proprio a San Marco insieme a composizioni di autori veneziani del Seicento. Il Concerto di Vivaldi per quattro violini e la Suite Pulcinella di Stravinskij fanno da preludio al gran finale che vedrà la presenza come solista di Stefano Bollani che – dopo due anni di assenza – torna a Santa Cecilia con il Concerto per pianoforte K 488 di W. A. Mozart, uno dei più noti ed eseguiti.

Due gli appuntamenti nel mese di novembre che vedranno nuovamente in campo Pappano. Nel primo (5, 6, 7) dirigerà la Sinfonia n. 35 “Haffner” e il Concerto per violino n. 5 di W. A. Mozart. Solista la violinista Julia Fischer - che torna a Santa Cecilia dopo tre anni - presente in stagione come Artista in residence, impegnata in due concerti e altri appuntamenti che verranno annunciati nel corso dell’anno. Alla fine di novembre la Fischer seguirà l’Orchestra e il Direttore Musicale nella tournée che da Francoforte (il 10 novembre) terminerà il 13 novembre a Baden Baden. Il secondo incontro con il pubblico romano sarà nel mese di aprile e anche in questa seconda occasione la violinista seguirà la compagine ceciliana e Antonio Pappano in un tour europeo.

Alla fine di gennaio (28, 30, 31) Pappano alla guida di Orchestra e Coro, con un cast internazionale (Jennifer Davis soprano, Wiebke Lehmkuhl mezzosoprano, Benjamin Bernheim tenore, Christof Fischesser basso) dirigerà l’oratorio Elias di Felix Mendelssohn-Bartholdy eseguito nella versione tedesca che il compositore elaborò in contemporanea con l’adattamento in inglese. 

In apertura del mese di marzo (4, 5, 6) Orchestra, Coro e un cast di specialisti del repertorio bachiano (Julian Prégardien tenore, Carolyn Sampson soprano, Claudia Hucke contralto, Thomas Tatzl basso), interpreteranno la Passione Secondo Matteo di J.S. Bach, uno dei capolavori più amati ed eseguiti della tradizione barocca, già diretta da Pappano nel 2013. La settimana seguente (11, 12, 13 marzo) il violinista russo Maxim Vengerov – che torna a Santa Cecilia dopo ventitré anni di assenza – eseguirà il Concerto per violino di Mendelssohn-Bartholdy al quale seguirà la Suite n. 3 di Čajkovskij. 

A metà aprile (15, 16, 17) Orchestra e Coro saranno protagonisti della Messa di Gloria di Gioachino Rossini che negli stessi giorni sarà oggetto di una registrazione discografica per Warner Classics. In apertura di concerto, Repression di Ykeshan Abudushalamu, vincitore del Primo Concorso Internazionale Luciano Berio. La settimana seguente (22, 23, 24 aprile) concerto con la presenza come solista di Julia Fischer – Artista in residence della Stagione – che eseguirà il Concerto per violino n.1 di Šostakovič. Dopo questo concerto Antonio Pappano, insieme all’Orchestra e a Julia Fischer partirà per un tour europeo che da Berlino (26 aprile) terminerà il 5 maggio ad Amburgo.


 

LA STAGIONE SINFONICA

Dopo i concerti di apertura diretti da Antonio Pappano, la stagione sinfonica prosegue con il ritorno di Vasily Petrenko attuale direttore della Oslo Philharmonic Orchestra che nel 2021 prenderà la direzione musicale della Royal Philharmonic Orchestra. A metà del mese di novembre (19, 20, 21) Petrenko guiderà l’Orchestra di Santa Cecilia nella Sinfonia n. 8 ‘Incompiuta’ di Schubert, l’Ouverture Leonore III e le Otto romanze di Verdi trascritte nel 1990 da Luciano Berio per tenore e orchestra, interpretate dal tenore Brian Jagde ed eseguite per la prima volta a Santa Cecilia. Il 26, 27 e 28 novembre torna sul podio di Santa Cecilia il russo Tugan Sokhiev dal 2008 a capo dell’Orchestre Nationale du Capitole de Toulouse che dirigerà Ein Deutsches Requiem di Brahms. Nel cast il baritono Garry Magee e il soprano Golda Schultz, una delle più interessanti voci emergenti del panorama internazionale. 

La stagione sinfonica entra nel vivo con i tre concerti in cartellone nel mese di dicembre che vedono sul podio tre grandi direttori, due dei quali legati da un lungo sodalizio artistico con l’Accademia di Santa Cecilia. Nel concerto del 3, 4, e 5 dicembre Semyon Bychkov terrà a battesimo il debutto di un giovane pianista emergente, Tom Borrow, salito alla ribalta delle cronache musicali dopo la sostituzione nel gennaio 2019 di Kathia Buniatishvili in una serie di concerti con la Israel Philharmonic che ha suscitato un eccezionale consenso di pubblico e critica. Nella prima romana, Borrow eseguirà il Concerto k 491 di W.A. Mozart al quale seguirà la Sinfonia n.3 ‘Scozzese’ di Mendelssohn. Il 10, 11 e 12 dicembre, dopo il successo della scorsa stagione, torna alla guida dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia Sir John Eliot Gardiner – noto ai più come direttore di musica barocca – che dirigerà il pianista polacco Piotr Anderszewski nel Concerto per pianoforte e orchestra K 453 di Mozart, preceduto dall’Ouverture della Gazza ladra di Gioachino Rossini e seguito dalla Sinfonia n. 4 ‘Italiana’ di Mendelssohn-Bartholdy, autore che Gardiner ha approfondito con numerose incisioni di successo. Il 16 dicembre (repliche il 18 e il 19), Trevor Pinnock, vecchio amico del pubblico ceciliano, sarà per la prima volta alla guida dell’Orchestra e del Coro di Santa Cecilia che dirigerà nel suggestivo Oratorio di Natale di J. S. Bach, repertorio del quale Pinnock è specialista. Cast internazionale con Robin Johannsen soprano, Catriona Morison mezzosoprano, Stuart Jackson tenore, Luca Pisaroni basso. 

L’anno nuovo sarà inaugurato da Daniele Gatti che apre il mese di gennaio con un doppio appuntamento (7, 8, 9 e 14, 15, 16 gennaio) nel quale, offrirà al pubblico l’imperdibile e rara occasione di ascoltare l’integrale del ciclo Des Knaben Wunderhorn di Gustav Mahler. I Lieder saranno interpretati da una delle voci di riferimento per questo repertorio, il baritono austriaco Markus Werba presenza assidua nelle stagioni ceciliane. Ai Lieder di Mahler saranno affiancati brani che contribuiranno a rafforzare l’atmosfera celebrata nei testi: nel primo concerto gli echi di guerra e militari sono rievocati infatti dall’Ouverture Coriolano di Beethoven, ispirata alla figura del condottiero romano Gaio Marcio e dalla Sinfonia n. 100 di Joseph Haydn detta “Militare” dal piglio dell’Allegretto del secondo movimento. Nel secondo concerto la leggerezza dei versi è sostenuta dalla serenità della Sinfonia n. 6 di Beethoven “Pastorale”.

Sarà Gianandrea Noseda, uno dei più ricercati direttori italiani, attualmente in carica alla National Symphony Orchestra di Washington, a dar vita il 21 gennaio (repliche il 22 e il 23) a una elettrizzante serata dedicata al 700° anniversario della scomparsa di Dante Alighieri. In programma Inferno di Thomas Adès, prima parte di un balletto dedicato a Dante commissionato nel 2019 al compositore inglese dalla Los Angeles Philharmonic in occasione del proprio centenario. La prima esecuzione del brano, diretta da Dudamel nel 2019, ha scatenato nel pubblico e nella critica un grande entusiasmo, mentre Adès stesso ha definito la sua composizione un “grato tributo all’opera di Franz Liszt il compositore di musica infernale e demoniaca”. L’omaggio al ‘sommo poeta’ prosegue nella seconda parte con la Sinfonia Dante ispirata a Liszt dalla lettura della Divina Commedia.

Il mese di febbraio si apre con il lirismo del Concerto per violino di Čajkovskij interpretato dal violinista ucraino Valerij Sokolov al suo debutto a Santa Cecilia. Sul podio Juraj Valčuha che nella seconda parte del concerto dirigerà la Sinfonia n. 4 “Inestinguibile” di Carl Nielsen, la più nota tra le sinfonie scritte da quello che è considerato uno dei grandi compositori scandinavi della fine dell’Ottocento. L’11 febbraio (repliche 12 e 13), da non mancare, il debutto del direttore olandese Jaap van Zweden all’insegna di due capolavori del repertorio sinfonico: la Sinfonia n. 5 di Ludwig van Beethoven e la Sinfonia n. 5 di Dmitri Šostakovič. Prima volta sul podio ceciliano anche per il finlandese Jukka-Pekka Saraste che debutta dirigendo Folk Songs di Berio in una prima esecuzione a Santa Cecilia della versione per orchestra. A fine mese un grande protagonista del podio, Valery Gergiev (25, 26 e 27 febbraio) torna con un cast stellare (Leah Hawkins soprano, Sara Mingardo mezzosoprano, Patrik Reiter tenore, Andrea Mastroni basso) per dirigere Orchestra e Coro nella Sinfonia n. 9 di Beethoven.

Da non perdere il concerto più giovane e cool della stagione (18, 19, 20 marzo) che vedrà il debutto sul podio di Santa Cecilia del trentenne direttore  Alpesh Chauhan – una brillante carriera avviata nel 2016 dopo aver diretto per la prima volta la BBC Orchestra ai Proms, attuale direttore della filarmonica Arturo Toscanini di Parma – che debutta sul podio di Santa Cecilia dirigendo Beatrice Rana – una delle pianiste under 30 più interessanti e ricche di talento del panorama internazionale – che nello splendido Concerto per pianoforte n. 2 di Rachmaninoff potrà esprimere al meglio le sue eccezionali doti tecniche ed espressive. Restando in ambito russo, nella seconda parte Chauhan dirigerà la Sinfonia n. 12 “L’anno 1917” in cui Šostakovič ripercorre il culmine della Rivoluzione leninista. Grande attesa per il concerto che giovedì 25 marzo (repliche 26 e 27) segna il ritorno dopo un quarto di secolo di uno de grandi nomi del podio, Herbert Blomstedt, che nonostante i novantatré anni d’età e i quasi settanta di carriera, è impegnato con entusiasmo in un’intensa attività concertistica. A Santa Cecilia il direttore svedese dirigerà la Sinfonia n. 5 di Anton Bruckner, uno dei suoi autori di riferimento.

Il mese di aprile si apre con Myung-Whun Chung che dirige Orchestra e Coro nell’imponente e struggente Stabat Mater di Gioachino Rossini, che vedrà un cast di solisti prevalentemente italiano (Mariangela Sicilia soprano, Raffaella Lupinacci mezzosoprano, Jack Swanson tenore, Gianluca Buratto basso). 

Il 21 maggio (repliche 22 e 24) prima volta in stagione di Carlo Rizzari – da anni Direttore assistente dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia – che sarà anima di una serata interamente dedicata ai colori e alle suggestioni della Spagna, con alcune delle più belle pagine del repertorio sinfonico a questa dedicate, da Le Cid di Jules Massenet a Notti nei giardini di Spagna di Manuel De Falla, España di Emmanuel Chabrier fino al gran finale con il celebre Boléro di Ravel.

Attesa per il debutto di Víkingur Ólaffson – pianista islandese molto apprezzato dalla critica –  che interpreterà il concerto per pianoforte e orchestra Must the Devil Have All the Good Tunes? composto per Yuja Wang da John Adams che tornerà sul podio di Santa Cecilia per dirigere la sua composizione insieme a una selezione di brani tratti dall’opera Akhnaten di Philip Glass.  

Tre i concerti che si terranno nel mese di giugno: nel primo appuntamento, giovedì 3 (repliche 4 e 5), il violinista armeno Sergey Khachatryan sarà interprete del Concerto per violino di Brahms, sul podio il direttore Jakub Hrůša che nella seconda parte dirigerà la Sinfonia n. 10 di Šostakovič. Il 10, 11 e 12 il primo violoncello dell’Orchestra di Santa Cecilia Luigi Piovano sarà interprete delle raffinate e brillanti Variazioni su un tema rococò di Čajkovskij, a guidare l’Orchestra Kazuki Yamada, al suo debutto sul podio di Santa Cecilia. La stagione si chiude con James Levine, uno dei più grandi direttori ancora in attività, con una lunga e prestigiosa carriera che gli ha consentito di confrontarsi con un repertorio vastissimo. Levine torna a Santa Cecilia dopo quasi un ventennio dirigendo la Sinfonia n. 5 di Schubert, il Divertimento n. 15 K 287 di W. A. Mozart e la Serenata n. 2 di Brahms. 


 

LA STAGIONE DA CAMERA

Nella stagione da camera spicca la presenza di importanti nomi del pianismo internazionale, che con ben nove recital solistici costituiranno uno dei fili conduttori dei ventidue concerti in programma. Una novità saranno alcuni programmi che offriranno al pubblico la possibilità di ascoltare in un’unica data, ma in differenti fasce orarie, opere imponenti la cui durata richiede di solito una suddivisione temporale in più giornate.

Si inizia l’11 ottobre con il pianista israeliano Saleem Abboud Ashkar, che torna a Santa Cecilia dopo quasi un decennio con una maratona Beethoven, sulla scia dei numerosi omaggi che negli ultimi mesi hanno scandito il cartellone di tutte le più importanti istituzioni musicali, nazionali e internazionali, per i festeggiamenti dedicati all’anniversario del musicista renano. Una full immersion suddivisa in tre fasce orarie che a partire dalle 12 (con un secondo appuntamento alle 17), culminerà alle 20.30 con il concerto inaugurale della nuova Stagione, nel corso del quale Ashkar ripercorrerà l’evoluzione dello stile beethoveniano attraverso le Sonate più significative, da quelle scritte negli anni giovanili e dedicate ad Haydn, fino alla celebre Sonata n. 31 op. 110 paradigmatica dell’estrema libertà formale raggiunta dal compositore nella sua maturità. Sarà Piero Monti – direttore del Coro di Santa Cecilia alla sua seconda stagione in carica – a dirigere il 29 ottobre un programma dedicato ad autori russi nel quale il Coro sarà accompagnato da un organico costituito da violoncello (suonato da Luigi Piovano, prima parte dell’orchestra), percussioni, celesta e pianoforte. In apertura il suggestivo Vocalise di Rachmaninoff, ultimo di una raccolta di brani vocali composta tra il 1912 e il 1915 per il soprano Antonina Nezhdanova. Segue un brano del compositore georgiano, recentemente scomparso, Giya Kancheli del quale è in programma l’evocativo Lulling the sun per coro e percussioni, e infine Sonnegesang di Sofia Gubaidulina, dedicato all’indimenticato violoncellista Mstislav Rostropovich. 

L’8 novembre sarà la volta del secondo recital pianistico che vedrà protagonista il francese Jean-Yves Thibaudet e che, dopo un’acclamata presenza nella stagione sinfonica 2019, torna a Santa Cecilia in un doppio appuntamento, alle 12 e alle 18. Nello stesso giorno offrirà al pubblico la rara occasione di ascoltare l’integrale delle due raccolte dei Préludes di Claude Debussy, brevi composizioni di differente colore e ispirazione, in cui momenti più intimi e dolenti si alternano a pagine di puro virtuosismo pienamente nelle corde di Thibaudet che ha, tra l’altro, all’attivo l’incisione dell’integrale delle composizioni per pianoforte solo di Debussy. Il 16 novembre, per il secondo anno consecutivo torna Joshua Weilerstein che, alla guida de l’Orchestre de Chambre de Lausanne, terrà a battesimo la prima volta a Santa Cecilia del violoncellista franco-tedesco Nicolas Altstaedt, interprete con un vasto repertorio che spazia dal barocco al contemporaneo. Rinomato per il suo virtuosismo e per la bellezza del suono, è considerato una delle voci più creative e versatili del panorama attuale. In programma una delle pagine più trascinanti del repertorio classico romantico - il Concerto per violoncello di Robert Schumann nel quale il solista dialoga intensamente con l’orchestra -  e la Sinfonia n. 7 di Ludwig van Beethoven. Al debutto di Altstaedt fa da contraltare Mario Brunello uno dei più affermati violoncellisti di fama internazionale, presenza abituale delle Stagioni di Santa Cecilia. Portavoce da diversi anni di progetti monografici e di approfondimento, impegnato da tempo nell’esplorazione del mondo bachiano, Brunello continuerà anche nel corso di questa stagione a rendere partecipe il pubblico del suo punto di vista, spiegando perché considera la musica di Bach “baricentro della nostra vita musicale”. Un itinerario divulgativo molto apprezzato dal pubblico, avviato lo scorso anno con due concerti dedicati alle Sonate per violino di J. S. Bach, eseguite con un violoncello piccolo a quattro corde, che quest’anno prevede due ulteriori appuntamenti dedicati alle Suites per violoncello n. 1 e n. 3 e al Concerto n.3 per violino nel concerto del 23 novembre, e alle Suites per violoncello n. 2 e n. 4 e la Partita n. 2 per violino nel concerto del 3 marzo. Il 29 novembre torna un altro habitué, il violinista greco Leonidas Kavakos che insieme al pianista Enrico Pace propone l’integrale delle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven suddivise in quattro appuntamenti. Anche in questo caso si tratta del proseguimento di un progetto avviato con successo nella scorsa stagione. Due date in cartellone per l’atteso ritorno di un big della tastiera il cui nome evoca inevitabilmente la strepitosa carriera che lo ha portato sui palcoscenici di tutto il mondo. Dopo tre anni di assenza Maurizio Pollini, in un doppio appuntamento che lo vedrà sul palcoscenico il 30 novembre e il 22 febbraio, torna a incontrare il pubblico romano con il quale ha consuetudine da più di mezzo secolo. Nel primo incontro, il programma propone in apertura i poetici Intermezzi op. 117 di Brahms, per passare poi ai Tre Klavierstücke op. 11, composizione in cui Schönberg sperimentò per la prima volta la scrittura atonale. Nella seconda parte ascolteremo quattro celebri capolavori di Chopin (la Polacca op. 44, la Barcarola op. 60, la Mazurka op. 56 n.3 e lo Scherzo op. 39), autore che incarna la figura del pianista romantico, cavallo di battaglia di Pollino, salito alla ribalta internazionale appena diciottenne proprio con la vittoria del Concorso Chopin di Varsavia nel 1960. Ancora in definizione il programma che Pollini suonerà a febbraio. 

Un’occasione da non perdere per gli amanti della musica di Bach sarà il 13 dicembre, quando un ensemble composto dalle prime parti dell’Orchestra, Carlo Maria Parazzoli (violino), Raffaele Mallozzi (viola), Hans Eberhard Dentler (violoncello), Antonio Sciancalepore (contrabbasso) e Francesco Bossone (fagotto) si cimenterà – sempre seguendo la formula del doppio appuntamento quotidiano (alle 12 e alle 18) – nella monumentale (e incompleta) Arte della Fuga alla quale Johann Sebastian lavorò l’ultimo decennio di vita.

L’anno nuovo si aprirà con un concerto, l’11 gennaio, del Sestetto Stradivari formato dai Professori dell’Orchestra di Santa Cecilia David Romano e Marlène Prodigo (violini), Raffaele Mallozzi e David Bursack (viole), Diego Romano e Sara Gentile (violoncelli). Nato in occasione di una mostra dedicata a Stradivari (dalla quale ha preso il nome), il Sestetto nel 2021 festeggia i primi venti anni insieme e rende omaggio a questa ricorrenza eseguendo nella prima parte del concerto un brano dal valore affettivo, il Sestetto per archi n. 1 op. 18 di Brahms, uno dei primi suonati insieme agli esordi del gruppo. Nella seconda parte del concerto l’omaggio è invece a Beethoven con un adattamento della Sinfonia n.6 nella versione per sestetto d’archi elaborata dall’organista e compositore tedesco Michael Gottard Fischer, contemporaneo ed entusiasta ammiratore del genio di Bonn, che nel 1811 trascrisse la sinfonia nella versione da camera. Il mese prosegue con due appuntamenti dedicati al pianoforte. Nel primo, il 18 gennaio, il giovane pianista canadese di origine polacca Jan Lisiecki che vanta una regolare collaborazione con l’Accademia di Santa Cecilia sia in recital, sia come solista in produzioni sinfoniche e incisioni discografiche (nel 2016 Lisiecki ha inciso con l’Orchestra di Santa Cecilia, per Deutsche Grammophon, il Concerto per pianoforte di Schumann sotto la direzione di Antonio Pappano), renderà omaggio alla tradizione pianistica dell’Ottocento. Attraverso l’opera di autori emblematici come Chopin e Mendelssohn, ma anche precedenti all’epoca romantica come Bach e Beethoven, Lisiecki eseguirà in apertura il Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo, uno dei primi lavori conosciuti di J. S. Bach, seguito dal Rondò a capriccio op. 129 di Ludwig van Beethoven per poi passare ad alcune delle pagine pianistiche più note di Mendelssohn - il compositore che insieme a Chopin più coincide con l’ideale romantico  – i sei Lieder ohne Worte op. 67, il Rondò Capriccioso op. 14 e le Variations sérieuses op.54. Di Chopin – autore del quale Lisiecki è raffinato interprete di riferimento – sono in programma, infine, alcune delle pagine dal lirismo più intenso come i Notturni op. 27 e op. 62 e la Ballata n. 4. Imperdibile appuntamento con Maria João Pires, una delle più celebri e raffinate pianiste in attività, rara presenza nelle stagioni concertistiche romane, che sarà sul palco di Santa Cecilia il 25 gennaio. Una prestigiosa carriera internazionale, con incisioni per le più note etichette discografiche e collaborazioni con grandi artisti, già pupilla di Claudio Abbado che in numerose occasioni la volle al suo fianco in interpretazioni mozartiane, nel concerto ceciliano, la pianista portoghese presenterà al pubblico La Suite Bergamasque, due Prèludes di Debussy e la imponente Sonata n. 32 op. 111 di Beethoven.

Il 3 febbraio debutto a Santa Cecilia per Angela Hewitt, considerata uno degli interpreti contemporanei di riferimento delle composizioni bachiane, autore del quale Hewitt ha all’attivo numerose incisioni definite dalla critica “una delle glorie discografiche di tutti i tempi” che le hanno valso l’ammissione nel 2015 nella Hall of Fame di Gramophone. Dal 2016 la pianista canadese ha avviato un importante progetto intitolato “The Bach Odyssey” che prevede l’esecuzione dell’opera omnia per tastiera delle composizioni di J. S. Bach suddivise in dodici recital, in quattro anni, nelle più prestigiose sale da concerto del mondo. In quest’ottica, il suo intervento nella Stagione da Camera ceciliana la vedrà interprete di un programma interamente dedicato a Bach, dalla Partita n. 1 - prima delle sei composte da Johann Sebastian dopo il trasferimento a Lipsia - alla Toccata in do minore, dalle Le Suites Francesi n. 5 e 6 fino al trascinante Concerto italiano stilisticamente riferito al Concerto Grosso italiano, in cui l’alternanza dialettica dei soli e dei tutti è riproposta sulla tastiera dal genio di Bach. Il pianista ungherese András Schiff, leone della tastiera apprezzato in tutto il mondo, noto per le sue interpretazioni delle Sonate di Beethoven e delle Suites Inglesi di Bach che negli anni gli hanno valso riconoscimenti prestigiosi (come il Grammy Award e il Premio Abbiati), di casa a Santa Cecilia da molti anni, torna in stagione il 15 febbraio con un programma antologico che, in un confronto di stili, dopo l’Ouverture francese di J.S. Bach, prosegue con il virtuosismo brillante della Sonata op. 10 n. 3 di Beethoven, per passare alla purezza della Sonata n.32 di Haydn alla quale fa contrasto l’impeto della Sonata D.850 di Franz Schubert.

Il 17 marzo quinto appuntamento legato al progetto Haydn 2032 – portato avanti in collaborazione con la Fondazione Haydn di Basilea – per il quale il direttore e flautista Giovanni Antonini sta eseguendo e incidendo con cadenza regolare l’integrale delle Sinfonie di Haydn entro il 2032, ricorrenza dei trecento anni dalla nascita del compositore considerato il ‘padre’ del genere sinfonico, per la prolificità del suo contributo (104 Sinfonie). Alla guida della Kammerorchester Basel, compagine di riferimento per l’interpretazione del repertorio barocco, Antonini dirigerà le Sinfonie n.32, 54 e 53 detta l’Imperiale. Il mese si chiude con il concerto di Grygory Sokolov, che il 29 marzo terrà il suo consueto e attesissimo recital per il pubblico di Santa Cecilia che partecipa sempre numeroso all’appuntamento annuale con il grande pianista russo, amato per la maestria tecnica e la varietà timbrica che rendono le sue interpretazioni uniche.

L’appuntamento cameristico di aprile, vede in campo una brillante formazione di fiati costituita dalle prime parti dell’Orchestra di Santa Cecilia – Alessandro Carbonare (clarinetto), Andrea Oliva (flauto), Francesco Di Rosa (oboe), Francesco Bossone (fagotto), Guglielmo Pellarin (corno), Pietro De Maria (pianoforte) – che il 19 aprile daranno vita a una effervescente Soirée Poulenc. Concerto dedicato all’estro di uno dei compositori del primo Novecento francese che si pone con originalità rispetto alla musica tardo-romantica. Un crescendo di brani in cui ciascuno strumento dialoga dapprima esclusivamente con il pianoforte (Sonata per flauto e pianoforte, Elégie per corno e pianoforte, Sonata per clarinetto e pianoforte, Trio per oboe, fagotto e pianoforte), fino all’esuberante tutti del Sestetto finale.

La stagione da camera si conclude il 3 maggio con Salvatore Accardo che insieme a Laura Gorna e Sofia Manvati (violino), Francesco Fiore e Simonide Braconi (viole), Cecilia Radic (violoncello) e Laura Manzini (pianoforte) eseguirà il Quintetto in do maggiore op. 29 di Beethoven e il Concerto per violino, pianoforte e quartetto d’archi op. 21 del francese Ernest Chausson allievo di Massenet e Franck. 


 

LA MUSICA CONTEMPORANEA

Nella programmazione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia non manca uno spazio dedicato a personalità di spicco della storia della musica del Novecento e autori contemporanei.

Nel cartellone della Stagione Sinfonica, il primo appuntamento in ordine cronologico è l’omaggio a Luciano Berio, compositore tra i più famosi al mondo e figura di spicco del XX secolo, che viene ricordato con due concerti il primo dei quali sarà nel mese di novembre (19, 20, 21) quando Vasily Petrenko dirigerà il tenore inglese Brian Jagde nelle Otto romanze per tenore e orchestra, arrangiate nel 1990 da altrettante romanze per voce e pianoforte di Giuseppe Verdi. Berio stesso scrive un commento definendo questi brani “dei veri e propri studi per scene, arie e cabalette di melodrammi verdiani in fieri nei quali si ritrovano echi del Nabucco, de La forza del destino, del Don Carlos”. E sempre Berio descrive il procedimento adottato per l’orchestrazione: “la condotta da me perseguita nell’orchestrazione non è omogenea, perché questi otto brani – pur nella loro ‘verdianità’-  sono assai diversi tra loro nel carattere espressivo, nello spessore musicale e nella qualità, spesso sconsolante dei testi. Talvolta ho reso filologicamente omaggio al gesto orchestrale verdiano, altre volte ho commentato storicamente il discorso musicale originale, cosicché sembra giungere da lontano (dallo stesso Verdi della Traviata, per esempio, dal Wagner del Lohengrin o da altro ancora). Talvolta infine, ho commentato il testo originale con prudenti proliferazioni tematiche o con trasformazioni armoniche che, pur legate organicamente al testo verdiano, tendono a produrre un effetto di spaesamento che, suppongo avrebbe incuriosito tanto Verdi quanto Brecht”. 

Un secondo appuntamento con brani di Luciano Berio è nel mese di febbraio (18, 19, 20) nel concerto diretto da Jukka-Pekka Saraste con un’opera importante del Maestro.

Infine, il nome di Berio è evocato anche rispetto alla prima esecuzione di Repression di Yikeshan Abudushalamu, vincitore della I edizione del Concorso Internazionale di composizione Luciano Berio, istituito dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in collaborazione con il Centro Studi Luciano Berio, la SIAE Società Italiana degli Autori ed Editori, la Filarmonica della Scala, la Fondazione Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e la Fondazione Boris Christoff. Una cordata di eccellenze nell’ambito delle Istituzioni musicali, unite per promuovere una competizione rivolta ai giovani compositori, un modo per valorizzare nuovi talenti che evoca una lunga tradizione ripresa alla fine degli anni Novanta con quattro edizioni del Concorso internazionale di composizione presieduto nel 2000 dallo stesso Berio.  

Yikeshan Abudushalamu è un compositore Uiguro (etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina) e il brano - con il quale ha vinto - intitolato Repression verrà diretto in prima assoluta da Antonio Pappano alla guida dell’Orchestra di Santa Cecilia il 15, 16 e 17 aprile. A proposito del brano l’autore afferma che il pubblico non dovrebbe essere condizionato dal titolo ma concentrarsi solo sull’esperienza di ascolto seguendo le sue sensazioni.   

Il 21, 22 e 23 gennaio il 700° anniversario della morte di Dante sarà celebrato da un concerto diretto da Gianandrea Noseda che dirigerà il brano del compositore inglese Thomas Adès Inferno, tratto dal balletto dedicato a Dante Alighieri per The Dante Project andato in scena nel 2019 con la coreografia di Wayne McGregor, commissionato dalla L.A. Philharmonic ed eseguito dalla stessa orchestra diretta da Gustavo Dudamel. Dante è sempre stato uno dei temi che Adès avrebbe voluto affrontare musicalmente e una delle possibilità poteva essere quella di una ‘rilettura’ operistica, ma la complessità del testo ha convinto il compositore a optare per la danza, sintetizzando il carattere di molti personaggi a forme archetipiche essenziali. In questo modo il risultato è un viaggio ‘condensato’ nell’Inferno, dove ci sono tutti i tipi, gli egoisti, i suicidi… come dice Adès stesso: “Abbiamo dovuto sintetizzare ma alla fine se scavi trovi tutto lì”. 

Giovedì 27 maggio (con repliche 28 e 29) John Adams, uno dei compositori più autorevoli del panorama contemporaneo americano, torna sul podio di Santa Cecilia per dirigere il terzo concerto per pianoforte e orchestra (dopo Eros Piano del 1989 e Century Rolls del 1996), dal titolo Must the Devil Have All the Good Tunes?  Il brano è stato scritto nel 2019 per la pianista cinese Yuja Wang che di recente lo ha inciso per Deutsche Grammophon sotto la direzione di Gustavo Dudamel. Adams dice di essersi imbattuto nella frase che intitola il concerto (attribuita a Martin Lutero e ad altri teologi del XVII e XVIII secolo) e aver pensato subito che fosse ottima per scrivere un pezzo. Modellato sull’energia e il virtuosismo di Yuja Wang il brano è in continuo movimento ritmico e melodico, la scrittura per pianoforte cromatica e accentata, in alcuni punti inquieta. Ricca la timbrica orchestrale che sostiene la leggerezza giocosa del pezzo. Nella stessa serata Adams renderà omaggio a un altro grande protagonista della musica contemporanea dirigendo una selezione tratta dall’opera Akhnaten di Philip Glass, nata su commissione dell’Opera di Stato di Stoccarda del 1983 a completamento della trilogia dedicata a Einstein e Gandhi (rispettivamente con Einstein in the Beach e Satyagraha). Riferita alla vita del faraone Akhenaton – che regnò in Egitto mille e trecento anni prima di Cristo e per primo cercò di introdurre nel Paese il monoteismo – l’opera di Glass vuole celebrare la ‘forza’ del Faraone che aveva cercato di cambiare il suo mondo non attraverso l’utilizzo delle armi ma attraverso la potenza delle idee, così come avevano fatto nel loro ambito Einstein (per la scienza) e Gandhi (con la sua scelta politica). 

Nel cartellone della Stagione da camera un omaggio al repertorio contemporaneo viene fatto anche in uno dei concerti di apertura, dove il Coro, diretto da Piero Monti dirigerà un brano del compositore georgiano, recentemente scomparso, Giya Kancheli del quale è in programma l’evocativo Lulling the sun per coro e percussioni, e infine Sonnegesang di Sofia Gubaidulina, una delle figure più rappresentative della scena musicale russa contemporanea, dedicato all’indimenticato violoncellista Mstislav Rostropovich.


 

JULIA FISCHER – ARTISTA IN RESIDENCE 

Con due concerti e due tour insieme all’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia sotto la direzione di Antonio Pappano, Julia Fischer è artista in residence della Stagione 2020-21.

Il primo dei due appuntamenti - dopo tre anni - la vedrà impegnata il 5, 6, e 7 novembre con il Concerto per violino n. 5 di W. A. Mozart e nella tournée che da Francoforte (il 10 novembre) terminerà il 13 novembre a Baden Baden. Il secondo incontro con il pubblico romano sarà nel mese di aprile (15, 16 e 17), quando interpreterà il Concerto per violino n.1 di Šostakovič. 

Alla fine del mese la Fischer sarà impegnata con Orchestra e Pappano in un tour europeo che da Berlino (26 aprile) terminerà ad Amburgo il 5 maggio. 

Biografia

Una delle più delle più importanti violiniste al mondo, Julia Fischer è una musicista versatile, nota anche per le sue straordinarie capacità di concertista, camerista e insegnante di violino. Nata a Monaco di Baviera da genitori tedesco-slovacchi, ha ricevuto le prime lezioni di violino all'età di 3 anni e le prime lezioni di pianoforte poco dopo dalla madre Viera Fischer. All'età di 9 anni ha iniziato a studiare con Ana Chumachenco, diventando in seguito il suo successore. Il primo premio al Concorso internazionale Yehudi Menuhin nel 1995 è stato una delle pietre miliari della sua carriera e da allora si è esibita con le migliori orchestre di tutto il mondo collaborando spesso con direttori d'orchestra di fama come Herbert Blomstedt, Riccardo Muti, Esa-Pekka Salonen, Yuri Temirkanov e Franz Welser-Möst.

Si è esibita in concerto con la London Philharmonic diretta da Vladimir Jurowski, la New York Philharmonic con Philippe Jordan, la Chicago Symphony diretta da Riccardo Muti, l'Orchestre National de France con Emmanuel Krivine e i Bamberger Symphoniker diretti da Jakub Hrůša. Nel 2011 Julia Fischer ha fondato il suo Quartetto con Alexander Sitkovetsky, Nils Mönkemeyer e Benjamin Nyffenegger. Il suo concerto all'Alte Oper Frankfurt nel 2010 ha segnato il suo debutto come pianista: nella seconda del concerto ha eseguito il Concerto per pianoforte e orchestra Grieg, dopo aver eseguito il Concerto per violino n. 3 di Saint-Saëns nella prima. L'insegnamento è un'altra parte integrante della sua vita musicale e tiene regolarmente delle masterclass. Nel 2019 Julia Fischer ha fondato un'orchestra per bambini, la Kindersinfoniker, in collaborazione con Johannes X. Schachtner e il pianista Henri Bonamy nella sua città natale, Monaco di Baviera. Nel corso della sua carriera Julia Fischer ha pubblicato numerose registrazioni in CD e DVD, prima con l'etichetta Pentatone e poi con la Decca. Ha recentemente lanciato la sua piattaforma musicale, il JF CLUB, che offre audio e video esclusivi, anteprime delle sue nuove registrazioni e un'analisi personale della musica e del suo lavoro. È stata insignita di numerosi premi, tra cui il Gramophone Awar e il Premio tedesco per la cultura. Suona un violino di Giovanni Battista Guadagnini (1742) e uno di Phillipp Augustin (2018).

La critica internazionale le riconosce un talento e una tecnica straordinari, consacrati dal successo che riscuote sia in esecuzioni dal vivo sia in registrazioni discografiche e dai numerosi riconoscimenti, tra cui l’essere stata nominata la più giovane Artist of the Year nel 2007 dalla rivista Gramophone e Instrumentalist of the Year al MIDEM CLASSICAL AWARDS del 2009. Acclamata per le sue interpretazioni fantasiose e illuminanti del repertorio classico, è apprezzata per la sua tecnica straordinaria. Il Financial Times ha scritto di lei: “Ha una tecnica incredibile, ma nel caso di Julia Fischer le note non sono fine a sé stesse ma un modo per esprimere la verità della musica”. Nel settembre 2010 la DECCA ha pubblicato i 24 Capricci di Paganini, CD in cui Julia Fischer esalta il virtuosismo ma anche la passione per il lavoro del compositore e la convinzione che i Capricci non siano brani puramente estetici, bensì pieni di significato musicale. Fischer, che ha studiato il suo primo Capriccio all’età di dieci anni, ha inciso il CD nella August Everding Hall di Monaco di Baviera. I Capricci fanno seguito al CD di debutto con la DECCA, dedicato ai Concerti di Bach con l’Academy of St. Martin in the Fields e questo disco, subito dopo la pubblicazione, è stato il più venduto nella storia di iTunes. Sempre con Bach e l’Academy of St. Martin, nella veste di direttore e solista, Julia Fischer ha fatto lunghe tournées europee e americane. Nel corso della stagione 2010/11 è stata protagonista di numerosi récitals nelle più importanti sale europee, ha suonato Beethoven con la London Philharmonic Orchestra e V. Jurowski; il Doppio di Brahms con Daniel Muller-Schott e l’Orchestra Nazionale Ungherese diretta da Zoltan Kocsis; una tournée con l’Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo e Yakov Kreizberg in Spagna ed è stata ospite dei Berliner Philharmoniker con Sir Simon Rattle. In America ha suonato il Concerto di Berg con l’Orchestra di Cleveland e Franz Welser-Moest. Prima di firmare il contratto in esclusiva per la DECCA, Julia Fischer ha inciso per PentaTone: il disco di debutto, con i Concerti di Katchaturian, Prokofiev e Glazunov con l’Orchestra Nazionale Russa e Y. Kreizberg ha vinto l’ECHO Preis nel 2005. L’incisione delle Sonate e Partite di Bach ha ottenuto tutto i più importanti premi discografici del 2005 e nel 2007 Ciaikovskij ha ottenuto ancora un ECHO Preis come migliore strumentista dell’anno. Nata a Monaco di Baviera nel 1983 Julia Fischer ha iniziato o studio del pianoforte a tre anni con la madre, presto passò al violino. Ha studiato al Conservatorio Leopold Mozart di Augusta per poi diventare allieva di Ana Chumachenco al Conservatorio di Monaco di Baviera. A soli undici anni ha vinto il Concorso Internazionale Yehudi Menuhin che l’ha catapultata nel mondo del concertismo. Dal concerto del gennaio 2008 dove ha suonato il Concerto per pianoforte di Grieg con la Junge Deutsche Philharmonie e Matthias Pintscher e il Concerto n. 3 per violino di Saint Saëns è stato realizzato un DVD, prodotto da Unitel Classica e pubblicato da DECCA nel 2010.


 

Momentum

Un nuovo progetto dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a sostegno dei giovani artisti

Ci sono momenti nella vita nei quali la solidarietà di chi ci circonda può fare la differenza. Il delicato momento storico che stiamo vivendo, con la lunga pausa e le incertezze attuali ha reso molto complicata la vita di molti lavoratori ma una particolare sofferenza si riscontra tra i giovani musicisti freelance che oggi come non mai hanno difficoltà ad affermare il proprio talento e trovare ingaggi in piccole o grandi produzioni. Barbara Hannigan, soprano e direttore d’orchestra, ha lanciato il progetto Momentum a cui Antonio Pappano e l’Accademia aderiscono con entusiasmo.

La formula è stata sperimentata con successo all’estero, in particolare Pappano l’ha già applicata al Covent Garden e vuole importarla anche nell’istituzione romana: “si tratta di una piccola opportunità, che può aiutare i nostri giovani a superare questo momento così duro. Un giovane direttore ad esempio, potrebbe affiancarmi per una settimana nelle prove d’orchestra, guadagnare e forse dirigere anche un brano! Verrebbe pagato una piccola cifra, che se non risolve totalmente la situazione almeno aiuta e offre un piccolo orizzonte”.


 

 

 
 
 

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