L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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La commedia e l'occhio del poeta

Sesto appuntamento del ciclo

Prima delle prime"

Stagione 2019/2020

Amici della Scala - Teatro alla Scala

Il turco in Italia

di Gioachino Rossini

libretto di Felice Romani

Teatro alla Scala - Ridotto dei palchi A. Toscanini

Giovedì 13 febbraio 2020 ore 18

Il turco in Italia di Gioachino Rossini andrà in scena alla Scala dal 22 febbraio con la direzione musicale di Diego Fasolis e nella nuova produzione di Roberto Andò, regista di cinema, opera e prosa. Va ricordato che Il turco, dramma buffo, era stato composto in seguito a una commissione scaligera (per la stagione estiva, quella di minori pretese) da un Rossini ventiduenne, poco più giovane del librettista, un quasi esordiente Felice Romani destinato a legare il suo nome a quello dei maggiori compositori attivi in epoca successiva. La prima assoluta del Turco ebbe luogo il 14 agosto 1814: allora l'accoglienza del pubblico fu freddissima.In fin dei conti l'opera fu ritenuta un'Italiana in Algeri in tono minore; solo dopo sette anni, nel 1821, fu riabilitata. La sua fortuna moderna iniziò però negli anni '50 con due riprese dirette da Gianandrea Gavazzeni e interpretate da "un'inattesa Maria Callas (come Fiorilla) prestata per l'occasione al genere buffo": nel 1950 al Teatro Eliseo di Roma, poi alla Scala nel 1955 con la regia di un giovanissimo Franco Zeffirelli. Un duplice evento che pose una pietra miliare nel lungo straordinario processo comunemente definito Rossini-renaissance. Dove si possono trovare le ragioni dell’iniziale insuccesso? "Non era Il turco un’opera lineare e di effetto immediato già nella sua fonte settecentesca e questo influì sull’esito delle prime messinscene. L'imbastitura del libretto di Romani, che si servì del testo di Mazzolà (un vecchio testo di Caterino Mazzolà, Dresda 1788, NdR) è a tratti laboriosa. Il gioco comico si avvale di continui mutamenti di prospettiva, dal piano dell’azione concreta e delle vicende amorose delle due coppie (Fiorilla e Geronio, Selim e Zaida) al piano individuale del poeta Prosdocimo, il quale, intento a imbastire il soggetto di un dramma, osserva gli altri personaggi rendendosi a sua volta spettatore e talora interagisce con questi orientandone i comportamenti”. Così interviene acutamente Andrea Chegai, concludendo che il metateatro era di casa nel Settecento buffo, ma che era percepito nell'Ottocento come un allontanamento dal realismo scenico cui il teatro del Romanticismo aspirava. E ora, nella luce della Rossini-renaissance come è percepita la musica del Turco? Certamente la critica attuale riconosce nel Turco in Italia la presenza di alcuni fra i momenti migliori del Rossini comico. I motivi di interesse risiedono soprattutto nei pezzi d'assieme, dalla misura del duetto ai concertati. V’è abbondanza degli uni e degli altri, secondo una tendenza unanime del teatro musicale di primo Ottocento.

Rossini è "memoria", è un momento imprescindibile della nostra tradizione musicale.

Nell'incontro “La commedia e l'occhio del poeta", con ascolti, parla de Il turco in Italia Luca Zoppelli, Professore di Musicologia all'Università di Friburgo.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti

Supporto per l’ospitalità Ariston Hotel


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