L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Versilia, la Via della seta, restauri e De Sade

Rai3 e Rai Storia, #maestri dal 3 al 7 marzo

Viaggio in Italia. La Toscana e i toscani

La Versilia e Forte dei Marmi, terra di arte e di poeti. Un viaggio a ritroso nel tempo dalle bizzarrie di Gabriele D'Annunzio a quelle di cantanti pop con ambizioni liriche.

Passato e Presente. La via della seta e delle idee

Non una strada, ma una rete di collegamenti per terra e per mare, che, percorsi per secoli dagli eserciti in marcia e dalle carovane di mercanti, hanno collegato Oriente e Occidente sin dall’antichità, permettendo la circolazione di prodotti, idee, invenzioni. A “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura, in onda lunedì 3 maggio alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia, Paolo Mieli ripercorre le tappe della reciproca conoscenza tra l’Europa e la Cina insieme alla sinologa Tiziana Lippiello, Rettrice dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. La via della Seta è stato un ponte culturale tra popoli e civiltà diverse, che ha permesso nei secoli il diffondersi del pensiero da un estremo all’altro del mondo. A partire da Zhang Qian, l’ambasciatore cinese che viaggia verso Occidente all’epoca della prima dinastia imperiale cinese, al monaco cinese Xuanzang, che arriva in India e traduce i testi buddhisti che verranno diffusi in tutta l’Asia, fino ai viaggi di Marco Polo e Matteo Ricci.

Passato e Presente. Sacharov, lo scienziato del dissenso

Enfant prodige della fisica sovietica, nell’immediato dopoguerra Sacharov entra nel ristretto gruppo che lavora all’atomica di Mosca. Un personaggio raccontato dal professor Marcello Flores e da Paolo Mieli a “Passato e Presente” in onda lunedì 3 maggio alle 14.30 su Rai Storia. Per Sacharov inizia una carriera folgorante che lo porta nel 1953 ad entrare nella prestigiosa Accademia delle Scienze. Ma già alla fine degli anni Cinquanta, durante l’era Krusciov, Sacharov inizia a criticare la corsa agli armamenti e la mancanza di democrazia del sistema sovietico, diventando, nel decennio successivo, il simbolo del dissenso. Un compito, una ragione di lotta che non abbandonerà per il resto della sua vita e che gli farà ottenere, nel 1975, il premio Nobel per la Pace.

"Italia. Viaggio nella bellezza" sulle tracce del patrimonio

Firenze, 4 novembre 1966, la terribile alluvione che devasta il cuore storico della città distrugge e danneggia gravemente una straordinaria quantità di opere d’arte. Tra i “pazienti” illustri, a versare in condizioni disperate è il Crocifisso di Cimabue, della Basilica di Santa Croce, quasi del tutto distrutto. L’opera viene affidata alle cure dell’Opificio delle Pietre Dure e dopo un lavoro di restauro attento e certosino viene restituita al pubblico. Ma perché si decide di salvarlo a tutti i costi? Il restauro e l’opera d’arte sono due concetti strettamente legati tra di loro: nel momento in cui si definisce un manufatto come opera d’arte, si esprime la volontà di destinarla alla fruizione per più tempo possibile. Le ragioni del restauro sono al centro del primo nuovo appuntamento con la serie “Italia. Viaggio nella bellezza”, in onda da lunedì 3 maggio alle 21.10 in prima visione su Rai Storia, con gli interventi di Claudio Parisi Presicce (Direttore Musei Capitolini), Silvia Cecchini (Storica dell’arte, Università degli Studi di Milano), Rodolfo Papa (iconologo, Pontificia Accademia Belle Arti), Ciro Castelli (restauratore dell’Opificio delle Pietre Dure), Marcello Barbanera (archeologo, La Sapienza di Roma). Il restauro è dunque il tentativo di trasmettere al futuro un’opera rispettandone la vita stessa, il suo momento creativo iniziale ma anche la sua storia e i segni che ne porta addosso. Sono un esempio i restauri eseguiti nel corso del ‘900 sul Cenacolo di Leonardo Da Vinci, presso Santa Maria delle Grazie. Luigi Cavenaghi, Mauro Pellicioli e Pinin Brambilla Barcilon, hanno restaurato l’opera vinciana in momenti diversi rispondendo non solo alle esigenze della committenza, ma anche a quelle del loro tempo. Ma il restauro impone anche delle scelte difficili. Come quella effettuata per salvare la celebre statua equestre di Marco Aurelio. Dopo una lunga opera di ripristino operata dall’Istituto Centrale per il Restauro, a causa delle sue fragilità, il Marco Aurelio non è più tornato nella Piazza del Campidoglio, ma si è scelto di conservarla all’interno dei Musei Capitolini. E al suo posto, oggi, campeggia una copia della statua, che tanto ha fatto discutere gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica.

Travelogue. Destinazione Italia: il Marchese de Sade

Innegabile centro gravitazionale di ogni pellegrinaggio – vero e proprio o inteso come “viaggio” in senso generale – è sempre stato la città di Roma, anche durante l’epoca del Grand Tour. Ma pochi sanno che ne fu attratto anche il controverso scrittore e filosofo libertino Donatien-Alphonse-François de Sade, il Marchese De Sade, il quale divenne scrittore proprio al rientro dal suo Grand Tour d’Italia, intrapreso per conoscere la cultura e le bellezze italiane ma anche per fuggire dall’imminente condanna a morte che pendeva sulla sua testa in patria, la Francia. Lo racconta “Travelogue: Destinazione Italia”, in onda lunedì 3 maggio alle 22.10 su Rai Storia. L’Italia all’epoca del Grand Tour viene vista attraverso gli occhi di De Sade che è anche testimone dell’avvento al soglio pontificio di Papa Pio VI, destinato a confrontarsi con uno dei momenti più complessi della storia: la Rivoluzione Francese. Lo scrittore britannico Tobias Jones, attraverso le pagine del Travelogue e delle opere letterarie dello scrittore francese, segue le sue tracce a Roma nell’anno giubilare 1775. Qui il Marchese fa i conti con la Chiesa, la religione cattolica e il Barocco, distanti dalla sua Weltanshauung illuminista, ma anche con le innumerevoli attrazioni della Città Eterna: dai “ruderi” romani (Terme di Diocleziano – Porta Asinaria) alle splendide Ville che all’epoca costellavano Roma, alla intatta e selvatica campagna che si estendeva oltre le Mura Aureliane (Parco della Caffarella).


 

 

 
 
 

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