L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Indice articoli

Concerto sinfonico, 22 novembre

Direttore NIKOLAJ ZNAIDER

Orchestra  

del Teatro Comunale di Bologna

 

Rodion Konstantinovič Ščedrin

Sinfonia di fanfare, ouverture festiva

 

Pëtr Il’ič Čajkovskij

Sinfonia n. 1 in sol minore op. 13, Sogni d’inverno

 

Jean Sibelius

Sinfonia n. 5 in mi bemolle maggiore, op. 82

 

Sabato 22 novembre 2014, alle ore 20.30, presso l’Auditorium Teatro Manzoni, Nikolaj Znaider dirige l’Orchestra del Teatro Comunale nel terz’ultimo appuntamento della Stagione Sinfonica 2014.

“Nato a Mosca nel 1932, Rodion Ščedrin è uno dei compositori russi più conosciuti del secondo Novecento ed è stato, e probabilmente è ancora, l’autore che nell’era del dopo Šostakovič ha rivolto maggiore attenzione all’espressione dei caratteri culturali e musicali russi nella propria opera.

È questo il tratto principale che collega la vasta ed eclettica produzione dell’autore, che nella sua commistione di tecniche d’avanguardia ed elementi della tradizione ha sempre fatto dell’autenticità e della comunicabilità i principi fondanti di ogni sua creazione: «sono sempre convinto che il fattore decisivo per ogni composizione sia l’intuizione. Non appena i compositori abbandonano la loro fede per questa intuizione a favore di‘religioni’ musicali quali il serialismo, la composizione aleatoria, il minimalismo o altri metodi, le cose divengono problematiche». La Sinfonia di fanfareriassume bene questi due elementi della poetica di Ščedrin: l’attenzione per la cultura russa - il brano, scritto nel 1967, fu pensato per commemorare la rivoluzione russa - e l’interesse per l’immediatezza, ben espressa nel carattere festoso che permea la composizione. […]”

“Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893) si accinge a comporre la sua prima sinfonia nell’estate del 1866, dopo essersi diplomato al Conservatorio di San Pietroburgo a soli 25 anni, ed esser divenuto professore di armonia al Conservatorio di Mosca l’anno dopo. La sua prima opera di rilievo si rivelò però particolarmente ardua. Innanzitutto perché in quegli anni non esisteva ancora una “sinfonia russa”: il termine “sinfonia” rimandava inevitabilmente ai maestri tedeschi, e i primi tentativi di compositori russi, quali ad esempio quelli di Anton Rubinštejn, erano sostanzialmente basati sui modelli di Schumann e Mendelssohn. Il talento di Čajkovskij avrebbe fornito alla cultura russa le basi per la costruzione di quel modello di sinfonia che stava cercando, ma venne ostacolato sia da conservatori, come lo stesso Rubinštejn, che condannò più volte le bozze inviategli da Čajkovskij, sia da progressisti – ad esempio Cezar Kjui, che boccerà la sinfonia - che non vedevano forse di buon occhio l’eccessiva ambizione del compositore. Quest’ultimo, inoltre, dovette affrontare i suoi stessi contrasti, ossia quella profonda insicurezza che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Il peso delle aspettative si fece così sentire sul fragile equilibrio di Čajkovskij: durante la lavorazione dell’opera, alquanto intensa e travagliata, soffrì di vari malanni, sia veri che immaginari (ripeteva spesso che era sicuro che non avrebbe vissuto abbastanza da terminare la sinfonia). L’opera fu infine terminata nel 1868, ed eseguita il 15 febbraio dello stesso anno a Mosca sotto la conduzione di Nikolaj Rubinštejn, fratello di Anton; non del tutto soddisfatto, Čajkovskij rivide la partitura per anni fino ad arrivare alla versione definitiva del 1874 che è quella che ascoltiamo nelle esecuzioni odierne. […]”

Jean Sibelius (1865-1957) non è stato solamente il più celebre compositore che la Finlandia abbia mai avuto, ma un’istituzione e un simbolo di un paese intero. Già nei primi anni del Novecento il suo nome aveva raggiunto un’enorme popolarità tra i suoi connazionali, e lo dimostra il ruolo di rilievo, seppur simbolico, che il compositore rivestì nel percorso che portò all’indipendenza del paese nel 1915. È sempre grazie alla sua influenza se la musica classica ha ancora oggi una posizione centrale nella cultura finlandese e se i vari governi succedutigli hanno sempre investito tantissimo in teatri e scuole musicali; ed è ancora la sua immagine che, significativamente, compariva sulla banconote da 100 markka prima dell’avvento dell’Euro. L’8 dicembre 1915 Sibelius avrebbe compiuto 50 anni. Il governo finlandese pensò di celebrare l’evento non soltanto dichiarando che quella data sarebbe stata da quel momento festa nazionale, ma anche commissionando all’autore la composizione di una sinfonia che celebrasse il suo stesso compleanno. La lavorazione della Sinfonia n. 5,composta in un periodo non facile per Sibelius, ebbe però uno svolgimento alquanto travagliato. Da un lato, egli sentiva che la composizione di quest’opera era l’ultima occasione per dimostrare il proprio valore oltre i confini del suo paese, dove non era sempre osannato come accadeva in patria, ma sovente ignorato (fatta eccezione per l’Inghilterra e l’America), specialmente da quei paesi più vicini alla tradizione austro-tedesca e più sensibili alle novità espressioniste e avanguardiste di quegli anni, per i quali le sue composizioni

apparivano troppo semplici se non kitsch. Dall’altro lato, la scrittura dell’opera risentì degli effetti della guerra: cominciata e conclusa nel 1915 ad Ainola, la sua splendida casa immersa tra i laghi e le foreste della campagna di Helsinki, e rivista l’anno successivo, la sinfonia dovette essere messa poi da parte a causa dell’arrivo delle truppe russe. Per due anni Sibelius visse in condizioni terribili, sotto i bombardamenti tedeschi, in un ospedale a Helsinki. Nel 1916 il compositore poté finalmente ritornare al suo pacifico rifugio e completare così una delle sue più celebri composizioni, nella quale traspare tutta la tranquillità e l’immensità della Natura che riusciva ad ammirare dalla sua Ainola. […]”

Dal programma di sala (testi di Gabriele Uggias)