L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Viva V.E.R.D.I.!

di Gabriele Cesaretti

Il basso Luca Tittoto e il baritono Julian Kim impegnati a Jesi in una serata in omaggio a Giuseppe Verdi. Con la direzione di Giacomo Sagripanti e la mise en espace di Matteo Mazzoni e Benito Leonori si sono alternate pagine da Attila, Don Carlo, Simon Boccanegra, Falstaff, Nabucco e I vespri siciliani. Ora l'attesa è per una cantata inedita di Spontini in onore di Federico Guglielmo III di Prussia, prevista per il 25 ottobre.

JESI, 4 ottobre 2013 - Viva V.E.R.D.I. è un acronimo tanto citato quanto abusato e non desta nessuno scandalo il fatto che la Fondazione Pergolesi Spontini lo abbia scelto per il titolo del suo concerto interamente dedicato al grande bussetano con musiche, appunto, del Peppino nazionale. Si è trattato di un evento interessante e complessivamente riuscito, soprattutto per merito del cast artistico, che riconfermava baritono, basso e direttore che nella stagione 2012 colsero un buon successo di pubblico nei belliniani Puritani. Alle prese con un programma che alternava quattro celebri duetti verdiani per baritono e basso (tratti da Attila, Don Carlo, Simon Boccanegra e Falstaff) a due Ouverture (Nabucco e I vespri siciliani) sia il baritono Julian Kim che il basso Luca Tittoto si sono confermati artisti di buon livello, in grado di gestire con classe e aplomb l'intera serata, condividendone merito ed esiti con Giacomo Sagripanti che, a capo della Form – Orchestra Filarmonica Marchigiana, ha diretto con bell'impeto, qualche concessione effettistica ma grande sensibilità musicale. Tra i due ho preferito Tittoto: la sua è una vera voce di basso, in grado di alternare i vari e impegnativi ruoli con disinvoltura e classe, passando senza colpo ferire da Attila a Fiesco, da Filippo II a Falstaff con ottimo fraseggio, bella emissione e ottima dizione. Julian Kim, invece, ha incontrato più difficoltà: la sua è una bella voce di baritono, in possesso di un gusto sorvegliato, belle intenzioni di fraseggio e tecnica perfettibile ma di buona e sana impostazione. Semplicemente non ha ancora la maturità necessaria a uscire indenne dal cimento costituito da Don Carlo e, soprattutto, da Simon Boccanegra, che sono risultati scialbi e poco incisivi; molto meglio Falstaff e meglio di tutti Attila, con un Ezio notevole per incisività e pulizia di canto. Una prova acerba ma comunque molto interessante, specie considerando il panorama baritonale attuale. Punto debole della serata è stata la “mise en espace” creata da Matteo Mazzoni su una video scenografia di Benito Leonori, recuperando i lunghi pannelli grigi del Macbeth del team Svoboda – Brockhaus visto a Jesi lo scorso anno. L'impostazione, a metà tra una sorta di concerto con costumi e un vero e proprio semi-stage, ha avuto alcuni momenti molto suggestivi ma è parsa decisamente irrisolta, anche se più per colpa dell'impostazione stessa della serata che per oggettivi demeriti del team creativo. Calorosa la partecipazione di pubblico e franco il successo arriso al concerto. Prima del prossimo Falstaff previsto a novembre c'è attesa per le serate del Festival Pergolesi Spontini, al cui centro sarà la prima ripresa in epoca moderna della cantata di Gaspare Spontini GOTT SEGNE DEN KÖNIG! (Dio benedica il Re!), in scena venerdì 25 ottobre al Teatro Pergolesi con i complessi della Fondazione Teatro Comunale di Bologna diretti da Corrado Rovaris. La cantata, scritta da Spontini per celebrare il Re di Prussia Federico Guglielmo III, ci è giunta purtroppo incompleta, ma è stata ricostruita attraverso la collazione e il confronto di tre preziose fonti manoscritte, due delle quali conservate alla Biblioteca Comunale Planettiana di Jesi.

 


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