L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Lucia non tradisce

di Giovanni Andrea Sechi

Evento fuori programma del Teatro comunale “Mario del Monaco”, Lucia di Lammermoor – in forma di concerto – vede la partecipazione di una delle interpreti più accreditate nel ruolo del titolo: Jessica Pratt. Il soprano si distingue ancora una volta per le eccellenti doti vocali e interpretative, grazie alla sinergia con il direttore Giampaolo Bisanti. Ottima prova per il resto della compagnia vocale, ma non convince il protagonista maschile.

TREVISO, 13 settembre 2014 – Anche il Teatro comunale “Mario del Monaco” partecipa alla rassegna che in questi giorni vede la città veneta animata da numerosi eventi culturali. Organizzato dall’associazione lirica trevigiana e supportato dagli enti locali, il presente gala lirico ha visto un’esecuzione in forma di concerto di Lucia di Lammermoor (l’evento non era compreso nella stagione ordinaria del teatro; la direzione artistica è curata da Giuseppe Aiello).Nonostante il sapore squisitamente locale dell’iniziativa, la partecipazione di interpreti di richiamo rende l’appuntamento imperdibile per il melomane viaggiatore. L’attrattiva principale è senza dubbio la Luciadi Jessica Pratt: il soprano australiano, qui nel repertorio più congeniale alla propria vocalità, si conferma come una delle artiste più talentuose della propria generazione. La sua Lucia si impone per l’autorevolezza dell’esecuzione vocale e per l’efficacia del gesto drammatico (pure in un’esecuzione in forma oratoriale). La precisione calligrafica dell’esecuzione, la limpidezza dell’emissione vocale, l’eleganza del fraseggio sono qualità che rendono la Pratt interprete ideale del ruolo: ella può aspirare a pieno titolo allo status di primadonna belcantista dei nostri giorni (e il riscontro del pubblico, specie dopo la scena della pazzia, non si fa attendere).

Condividono il carisma della primadonna le voci gravi della compagnia: su tutti si distingue Claudio Sgura. Il baritono tratteggia un Enrico arcigno e severo, dalla vocalità schietta e corposa, ma non manca mai di compostezza. Grande nobiltà di suono ed eleganza nel porgere è la cifra stilistica del basso Dario Russo, che convince pienamente come Raimondo. Deludente, invece, il protagonista maschile: Alessandro Scotto di Luzio veste con difficoltà i panni di Edgardo. Il giovane tenore affronta la scrittura donizettiana con spavalderia ma ciò non basta per rendere il ruolo con efficacia e proprietà espressiva. La sua esecuzione è inficiata da vistosi limiti tecnici, nel cantare legato e nella gestione del registro acuto. Più prudente e adatto alle risorse vocali dell’interprete sarebbe stato il secondo ruolo tenorile. Corretta è la prova dei solisti nei ruoli minori dell’opera: Riccardo Gatto risolve l’alta tessitura vocale di Arturo con disinvoltura, assai meno convincente Carlos E. Barcenas come Normanno. Merita un discorso a parte Deborah Humble (Alisa), voce di prima scelta per bellezza timbrica e per volume: per l’occasione il mezzosoprano australiano scende a un ruolo comprimario, pur frequentando parti ben più onerose in altre sedi.

Lodevole e valida è la prova dell’Orchestra Regionale “Filarmonia Veneta” – si scorge in alcuni punti dell’opera una certa esuberanza nella gestione delle indicazioni dinamiche – e del Coro lirico “Amadeus”. La compagine vocale e strumentale è diretta dalla mano esperta di Giampaolo Bisanti: anche in questa sede egli si conferma concertatore sensibile e altamente ricettivo verso gli interpreti vocali. La sua lettura del titolo belcantista è coinvolgente nel ritmo drammatico e sempre appropriata dal punto di vista stilistico.

A serata conclusa, il pubblico premia l’iniziativa esprimendo grande consenso per gli interpreti: tale riscontro lascia sperare in future manifestazioni musicali in terra trevigiana altrettanto invitanti.


 

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