L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Nel camerino di sir John

di Gabriele Cesaretti

Da Sassari il Falstaff messo in scena da Marco Spada approda a Jesi, con la medesima compagnia, nuovi direttore coro e orchestra. Lo spettacolo diverte il pubblico senza convincere nella sua rielaborazione del tema del teatro nel teatro. Nel complesso buono il cast, pur senza forti personalità

JESI, 22 novembre 2013 - Se c'è un aspetto curioso nel Falstaff che ha chiuso la Stagione Lirica 2013 del Teatro Pergolesi di Jesi è nel fatto che lo spettacolo di Marco Spada, pensato come un omaggio al clima delle prove dell'Italia del 1893 (anno della prima dell'opera), è stato realizzato con pochi o punti giorni di prove prima del debutto. Passi per la compagnia, che aveva già eseguito l'opera nello stesso spettacolo a Sassari pochi giorni prima, ma orchestra, coro e direttore erano completamente nuovi, il direttore (Giampaolo Bisanti) per di più debuttante in una partitura carognina come poche. In queste condizione il massimo che si potesse sperare (e che si è in effetti ottenuto) è stato un solido professionismo, che non ha evitato qualche vistoso sbandamento nel corso del I Atto, ma che comunque ha mantenuto una discreta tensione narrativa senza improbabili voli pindarici alla ricerca di farfalle sotto l'arco di Tito.

Ci si poteva aspettare di più anche dallo spettacolo di Marco Spada, con monumentali scene lignee di Benito Leonori: l'idea del teatro nel teatro è, in sé, piuttosto frusta ma, soprattutto, ha il grave difetto di non consentire sviluppi interessanti della trama che, dopo un I Atto ambientato nei camerini di Falstaff e Quickly, appare condotta più per singole gag che seguendo la serratissima e concitata drammaturgia di Boito. Non sono un fanatico del rispetto del libretto a ogni costo, ma se si decide di stravolgere la drammaturgia di un testo l'operazione deve avere una sua coerenza e l'impostazione deve reggere l'intera opera. Peccato, perché la scena del Bosco di Windor era assai suggestiva ed evocativa, ma in generale si è trattato di uno spettacolo cui è mancata una cifra autenticamente personale. Brutta l'idea di affidare alla voce di Alice fuori scena i falsetti di Falstaff e Ford nel I e II Atto che, se ben eseguiti, sanno essere davvero irresistibili.

Nel complesso buono il cast, ma anche in questo caso latitavano prepotenti personalità: Sir John Falstaff era Ivan Inverardi, baritono bresciano dalla voce potente e sicura, che ha creato un personaggio di buon impatto scenico e notevole simpatia, sfruttando certe ruvidezze d'emissione in un fraseggio che sembrerebbe aver tenuto presente l'esempio del Falstaff di Tito Gobbi, sia pur facendo di necessità virtù; si tratta comunque di una delle prove migliori offerte dall'artista in un ruolo che meriterebbe di poter approfondire ulteriormente.

Parte un po' in sordina con un I Atto molto anonimo, ma poi si riprende in corso di recita il Ford di Francesco Verna e appare interessante, benché acerba, la fresca vocalità del Fenton di Fabrizio Paesano.

Spiritosi e ben caratterizzati, infine, i ruoli minori del Dott. Cajus (un Andrea Giovannini molto fané, con un inedito accento francese), Bardolfo (il bravo Roberto Jachini Virgili) e Pistola (Carmine Monaco).

La sezione femminile del cast se l'è cavata complessivamente con più personalità, soprattutto per merito della Mrs Alice Ford di una disinvolta, spiritosa e coinvolgente Silvia Dalla Benetta, la cui voce un po' aspra è apparsa in questa occasione discretamente a fuoco, con un fraseggio studiato e comunicativo; fresca e simpatica anche la Nannetta di Barbara Bargnesi, in grado di gestire con grazia e freschezza la sua bellissima canzone della fata al III Atto. Spiritosa e dinamica la Mrs Meg Page di Daniela Innamorati.

La Mrs Quickly di Romina Boscolo non ha rinunciato ai soliti affondi di petto che ormai sono entrati nella tradizione in alcuni momenti topici della parte, ma la caratterizzazione di notevole simpatia e la spiritosa personalità nel fraseggio le hanno consentito di ottenere un buon successo personale.

Il pubblico ha mostrato di non condividere le riserve di chi scrive, divertendosi moltissimo durante lo spettacolo e salutandone gli artefici con un caldo successo.

In apertura di serata sono state ricordate dal Sindaco Massimo Bacci le vittime del nubifragio sardo e, considerando che lo spettacolo era in coproduzione con L'Ente Concerti De Carolis di Sassari, si è aggiunta una particolare emozione al giusto minuto di silenzio.

 

 


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