L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

Oh buono! Oh caro! Un altro sorso

di Francesco Bertini

Convince anche il secondo cast del fortunato Don Pasquale vitivinicolo che ha inaugurato la stagione del Filarmonico di Verona con la regia di Antonio Albanese e la direzione di Omer Meir Wellber. In scena questa volta Omar Montanari, Vittorio Prato, Barbara Bargnesi ed Edgardo Rocha.

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VERONA, 22 dicembre 2013 - Il titolo che il Teatro Filarmonico di Verona sceglie per inaugurare la propria stagione lirica è Don Pasquale, opera tra le più amate dal pubblico e tra le più rappresentate del catalogo donizettiano. Il dramma buffo su libretto di Giovanni Ruffini, ispiratosi per il testo al Ser Marcantonio di Angelo Anelli, contiene molte situazioni ideali per stimolare la fervida mente del compositore bergamasco. Donizetti tratteggia, senza mai renderli macchiette, i personaggi ben definiti da caratteristiche individuali.

Nella produzione veronese lo spettacolo vede il ritorno alla regia lirica dell’attore comico Antonio Albanese, scaltro interprete delle bizzarre vicissitudini operistiche. La messinscena colloca l’azione in terra veronese immaginando il protagonista un produttore vitivinicolo, attento fautore dei propri interessi e fortemente legato alle tradizioni autoctone. Seguono a ruota gli altri personaggi che mutano contesto ma mantengono le loro peculiarità: Norina diviene addirittura una dipendente che lavora nella tenuta di Don Pasquale, il Dottor Malatesta è un più opportuno amministratore mentre Ernesto conserva abbastanza inalterata la propria condizione di giovane ereditiere.

Le scene di Leila Fteita racchiudono la narrazione in uno spazio inizialmente ammiccante ad una immensa cantina, con infinite scaffalature fatte di bottiglie, quindi a vasti campi con le viti e i braccianti intenti alla raccolta dell’uva, senza dimenticare ovviamente gli interni dell’abitazione dell’anziano possidente. Suggestivi i passaggi notturni immaginati per la serenata di Ernesto ed il seguente duetto con Norina.

Il baritono Omar Montanari affronta il ruolo protagonistico con impeto e forte presenza scenica. La sua scaltra abilità, tanto nel fraseggiare quanto nell’interpretare con personalità spiccata, lo rendono ideale esecutore del burbero ma simpatico anziano. Montanari non teme le insidie del canto donizettiano e si appoggia ad uno strumento solido ed al contempo assai duttile. Positiva anche la prova del collega Vittorio Prato, giovane ed abile Dottor Malatesta. Il baritono italiano, oltre ad apparire disinvolto in scena, rende giustizia alla parte rilevante dell’astuto affabulatore. Barbara Bargnesi, Norina vivace e sbarazzina, denota qualche problema d’intonazione mentre si impone la facilità in zona acuta e sopracuta e la notevole estensione dello strumento. La brillantezza attoriale diviene evidente con il procedere della serata ed il personaggio pare calzarle a pennello. Edgardo Rocha, tenore uruguayano, nonostante la voce di non eccezionale volume affronta con gusto e proprietà di mezzi il ruolo di Ernesto. In alcuni passaggi l’emissione non è del tutto a fuoco, soprattutto al confronto con la coloratura, ma la limpidezza del fraseggio sopperisce alle mancanze. Nella parte di Un notaro il tenore Antonio Feltracco.

Omer Meir Wellber concerta palesando numerose idee personali ma allo stesso tempo dimostrando di curarsi maggiormente del tappeto sonoro che delle voci. Si manifesta dunque uno sbilanciamento il quale valorizza l’orchestra a scapito del palcoscenico: di Wellber si è già avuto modo di apprezzare la cura delle dinamiche e delle agogiche che però, a volte, soccombono al temperamento del concertatore più a proprio agio con il repertorio romantico e tardoromantico. In quest’occasione la prova della compagine veronese ha superato la qualità che normalmente quest’orchestra offre, al pari del coro preparato da Armando Tasso.

Il pubblico, non numeroso in sala e paziente per il ritardo di un’ora all’inizio a causa di uno sciopero, ha gradito alquanto lo spettacolo e gli artisti.