L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Hoffmann e l'ultima volta di Natalie

di Ramon Jacques

Annunciato il suo ritiro dalle scene, Natalie Dessay canta le sue ultime recite negli Stati Uniti e onora gli ultimi contratti. È a San Francisco come Antonia nei Contes d'Hoffmann dopo aver trionfato tante volte quale storia Olympia. Accanto a lei un superlativo Matthew Polenzani nello spettacolo di Laurent Pelly e con la concertazione di qualità di Patrick Fourniller.

 

SAN FRANCISCO (giugno/luglio 2013) _ Les contes d'Hoffmann, il testamento di Jacques Offenbach, sono andati in scena all'Opera di San Francisco USA nella revisione di Jean Christoph Keck e Michael Kaye che restituisce al capolavoro la sua dimensione originaria di opéra-comique, dove si alternano brani musicali e dialoghi che sono indispensabili per la coerenza drammatica della trama. La messa in scena era quella di Laurent Pelly, in coproduzione col Liceu di Barcellona (dove ha avuto luogo lo scorso febbraio), con eleganti costumi e scene, ispirati alla pittura simbolista del fiammingo Léon Spilliaert: una perfetta dimensione per Hoffmann, che di continuo entrava e usciva dalla realtà per immergersi nel sogno.

Il tenore Matthew Polenzani è stato superlativo, con una voce robusta e squillante e con una perfetta dizione francese, oltre a una spigliata disinvoltura scenica. Il soprano Natalie Dessay, mantenendo forse l'ultimo suo contratto con gli Stati Uniti, dopo aver annunciato il suo ritiro, ha dato vita a una delicata e credibile Antonia, con un canto scintillante e pieno d'emozione e sentimento. Il soprano Hye Jung Hong, Olympia, ha spiegato il suo virtuosismo vocale apportando la sua dose di grazia. Discreto è stato il contributo vocale del basso Christian Van Horn che ha impersonato i vilain con voce profonda ma con presenza scenica scarsa e rigida. Buona figura anche per Angela Browner come Niklausse /La Musa, simpatica e spigliata sebbene la sua voce, pur di timbro brunito, fosse leggera per il ruolo, e per Irene Roberts come Giulietta, dai buoni mezzi vocali. L'orchestra, dal canto suo già uno dei punti di forza di questo teatro, ha dimostrato la consueta solidità sotto la bacchetta sicura di Patrick Fournillier.


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