L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Il boss di Mantova

di Gabriele Cesaretti

Tutto sommato efficace e gradita dal pubblico, pur senza esaltanti valori musicali né senza il coraggio di osare fino in fondo, la produzione di Rigoletto che ha chiuso la breve stagione del Teatro delle Muse di Ancona. Ambientata in una periferia degradata dal regista Alessandro Talevi, l'opera è stata diretta da Francesco Ivan Ciampa e ha visto protagonisti Gianluca Terranova, Mauro Bonfanti e Laura Giordano.

ANCONA 15 febbraio 2014 - Secondo e ultimo titolo della Stagione Lirica 2014 del Teatro delle Muse di Ancona, un nuovo allestimento del verdiano Rigoletto, proposto in salsa “camorrista” nell’ambientazione ideata da Alessandro Talevi per la nuova coproduzione tra il Teatro delle Muse Corelli e il Teatro della Fortuna di Fano.

Non tutto il pubblico ha sembrato gradire, a onor del vero, e qualcuno tra i più tradizionalisti ha storto un po’ il naso durante l’intervallo, ma il successo alla fine è stato unanime e non pochi spettatore hanno sembrato apprezzare la cupa scenografia, che raffigurava una moderna periferia urbana degradata e violenta, riferibile a Napoli ma anche a qualunque città del Sud del mondo dilaniata dalla malavita organizzata (come certe zone del Messico) in cui la fede in Dio e la morte camminano a braccetto tutti i giorni, come ha raccontato Roberto Saviano qualche anno fa in “Gomorra”.

La regia, di fatto, non ha invece stravolto la vicenda e, anzi, si sarebbe addirittura potuto osare di più nella caratterizzazione del protagonista, rappresentato come uno scagnozzo deforme del boss di turno, vestito con chiassose camicie hawaiane; l’unico momento sostanzialmente irrisolto dello spettacolo è stato quindi la decisione di accompagnare le danze dell’orgia del I Atto visualizzandole come semplice musica da discoteca, in una scelta straniante che fa perdere il riferimento a un Rinascimento “di maniera” che è comunque presente in orchestra.

Musicalmente si è apprezzato il professionismo di Francesco Ivan Ciampa che, a capo di una compagine che univa elementi della Form – Orchestra Filarmonica Marchigiana e dell’Orchestra Sinfonica “G. Rossini”, ha impresso all’esecuzione tempi vividi ed efficaci, con una vivace narrazione. Decisamente buona, poi, la prova del coro, guidato da Carlo Morganti e formato dall’unione di artisti del Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” e del Coro del Teatro della Fortuna “M. Agostini”.

Sul palcoscenico il più applaudito è stato il tenore Gianluca Terranova, un Duca di Mantova estroverso e comunicativo, dal fraseggio strafottente ed efficace: il gusto nel porgere, però, non è ineccepibile e sembra ispirarsi a modelli del passato piuttosto ingombranti, sottolineando più il lato volgare del personaggio rispetto a quello nobile. È parsa decisamente più contenuta nell’espressione e nel fraseggio la prova di Mauro Bonfanti nei panni del protagonista: il canto è sorvegliato e la linea piuttosto pulita, con un timbro chiaro che risulterebbe quanto mai idoneo; presenti all’appello, tuttavia, alcuni problemi tecnici (la posizione un po’ imperfetta della voce, come nelle lunghe note di “Voi congiuraste”) e anche l’interprete deve ancora maturare appieno il ruolo, dato che il fraseggio è parso un po’ smorto. Fresca e vivace la Gilda di Laura Giordano, dal fraseggio pieno di sincera gioventù e dal canto corretto ed efficace, nonostante un timbro tutt’altro che privilegiato. Un po’ troppo cavernoso lo Sparafucile di Carlo Malinverno ma assai brava la Maddalena di Mariana Pentcheva, rimasta sempre all’interno del buon gusto. Al termine applausi calorosi.


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