L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Le tre dame dell'Idomeneo

Gustavo Gabriel Otero

Emma Bell, Veronica Cangemi e Jurgita Adamonyte, con il concertatore Ira Levin, rappresentano il punto di forza della ripresa di Idomeneo a Buenos Aires, dove quest'opera di Mozart costituisce una rarità poco frequentata. Delude il protagonista Richard Croft e dispersiva nella sua essenzialità appare anche la messa in scena. BUENOS AIRES 8 luglio, 2014 - Sembra proprio che, alla fine, Idomeneo non riesca a trovare una stabile collocazione nel repertorio e nel cuore del grande pubblico. La durata non indifferente, l'interesse drammatico discontinuo, la necessità di voci di primissima categoria e la sua collocazione nella produzione del sommo Mozart come opera di transizione, con elementi stilistici della vecchia scuola e altri già proiettati al futuro lo rendono un'opera della massima importanza nell'evoluzione del musicista di Salisburgo, ma un gradino al di sotto nella considerazione di buona parte del pubblico. Ne è prova il fatto che abbia debuttato al Colón di Buenos Aires nel 1963 e che da allora siamo solo alla terza produzione dell'opera, che è tornata sulle scene locali nel 1981 e nel 2003.

 Per quanto la componente musicale abbia funzionato assai bene - fatta salva l'opaca prestazione del protagonista maschile - la messa in scena è parsa antiquata e tediosa, comportando un esito nel complesso apprezzabile ma non emozionante. Le scelte del talento eccellente di Jorge Lavelli e del suo team sono risultate penalizzanti per le voci, che si sono trovate a muoversi su un palco completamente aperto. Alcune tende bianche delimitano lo spazio ai lati e sul fondo e talvolta si muovevano - non senza rumore - per suggerire piccole abitazioni. Per le ampie dimensioni del Colón ciò comportava una sciagurata dispersione acustica, in una struttura più adeguata per piccoli teatri europei. L'ambientazione di Ricardo Fernández Cuerda è fissa nei primi due atto, mentre nel terzo - forse il più riuscito - gli specchi sul fondo e le colonne di tessuto hanno prodotto un piacevole effetto. I costumi di Francesco Zito rivelavano remote reminiscenze greche, con una tavolozza di sfumature neutre che comprendevano ocra, grigi e marroni. Solo nel finale tutto tendeva al candore. Jorge Lavelli ha gestito con buon senso l'azione dei protagonisti, cercando d'infondere maggiore spessore drammatico ai personaggi, pur senza riuscirci pienamente. Forse l'aspetto più interessante dell'allestimento, che sembrava dovere molto all'estetica degli anni '70 del secolo scorso, è stato l'illuminazione creativa di Roberto Traferri e dello stesso Lavelli. Le fonti di luce erano a vista, come una sorta di tetto, talora si spostavano, talora illuminavano la scena solo dai lati. Tuttavia si è optato per lo più per un'atmosfera cupa e ombrosa.

Sul podio Ira Levin ha saputo cogliere e mantenere le giuste sonorità per un'opera a cavallo fra lo stile serio barocco, Gluck e il linguaggio tipico di Mozart, pur senza usufruire di un'orchestra filologica. Un buon lavoro del maestro - oggi il principale direttore ospite della Orquesta Estable - con tempi appropriati, espressività e dinamiche efficaci, che hanno trovato ottimo risocntro in buca.

Nel ruolo eponimo Richard Croft ha deluso. Con difficoltà di fraseggio, estensione e volume pareva indisposto. Una prestazione che non conferma i notevoli precedenti dell'artista. Il meglio dello spettacolo veniva dalle tre signore impegnate nei ruoli principali. Così Verónica Cangemi come Ilia è stata semplicemente perfetta per tutta la serata; Emma Bell (Elettra) una vera rivelazione per come ha superato tutti gli scogli di una parte irta di difficoltà; e Jurgita Adamonyté (Idamante) ha ribadito per la seconda volta in questa stagione la sua eccellente formazione canora e la sua affidabilità d'artista. Il resto del cast ha confermato la cura meticolosa con cui vengono selezionati i comprimari locali. A posto anche il Coro stabile del Colon.

 

Buenos Aires. 08/07/2014. Teatro Colón. Teatro Colón. Wolfgang Amadeus Mozart: Idomeneo, re di Creta. Opera in tre atti. Libretto di Giambattista Varesco, basato sul testo francese di Antoine Danchet. Jorge Lavelli, regia. Ricardo Fernández Cuerda, scene. Francesco Zito, costumi. Roberto Traferri e Jorge Lavelli, luci. Verónica Cangemi (Ilia), Richard Croft (Idomeneo), Jurgita Adamonyté (Idamante), Emma Bell (Elettra), Santiago Ballerini (Arbace), Iván Maier (Gran Sacerdote di Nettuno), Mario De Salvo (Una voce), Selene Lara e Vanesa Mautner (due giovani cretesi), Fermín Prieto e Sebastián Angulegui (due troiani). Orchestra e Coro Stabile del Teatro Colón. Maestro del Coro: Miguel Martínez. Maestro cocnertatore e direttore: Ira Levin.

 


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