L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Il trovatore del rilancio

di Giuseppe Guggino

La manifestazione del Luglio Musicale Trapanese chiude il cartellone operistico del 2014 con Il trovatore di Verdi in un’edizione complessivamente riuscita, a parte qualche distinguo, che lascia ben sperare in un rilancio dell’istituzione per gli anni a venire.

Trapani, 21 agosto 2014 - Due giganteschi ficus secolari di Villa Margherita a Trapani sono le quinte en plain air della storica rassegna estiva del Luglio Musicale giunta quest’anno alla sessantaseiesima edizione che, rinnovato il management dell’Ente con Giovanni De Santis sovrintendente e Andrea Carta consulente artistico, ha proposto tre titoli di ambientazione ispanica quali Carmen, Il barbiere di Siviglia e, appunto, Il trovatore, facendo registrare un’apprezzabile inversione di tendenza rispetto alla caduta libera degli esiti artistici delle edizioni più recenti. È pacifico come sulla recita ci siano margini per appunti di varia natura, ma certamente va rilevata e lodata la prova del Coro dell’Ente (istruito da Fabio Modica), capace di una prestazione che non sfigurerebbe in contesti di prim’ordine, oltre alla presenza di tanti giovani musicisti nella compagine orchestrale formata da dipendenti dell’Ente ed elementi aggiunti, all’interno della quale si riconoscono anche parecchi rinforzi provenienti dall’Orchestra Sinfonica Siciliana. Ad un’orchestra così composta, per quanto gli sforzi siano stati palpabilmente entusiastici da parte di tutti, sarebbe certamente servita una guida sicura che, purtroppo, è mancata in Massimiliano Stefanelli; infatti il direttore è disperatamente impegnato nel suggerire dinamiche quanto più varie ed incisive, ma se la bacchetta vaga indefinitamente nell’aere senza suggerire, ad esempio, alcuna unità di suddivisione nei tempi lenti, è abbastanza inevitabile che la sincronìa sia un miraggio, così come che anche tutti i rallentati (siano essi scritti in partitura o di tradizione) rivelino sovente inediti risvolti dodecafonici, con buona pace delle dinamiche che passano in secondo piano.

Il quartetto di voci radunato per l’occasione si profila come assolutamente adeguato alle parti, eccezion fatta per l’elemento di maggiore interesse sulla carta, rappresentata dalla Leonora di Micaela Carosi; il soprano, infatti, avvezzo nel recente passato a cornici ben più prestigiose, seppur esibendo una voce ancora opulenta almeno al centro, delude per tutta la serata a causa di persistenti problemi di intonazione nella linea di canto tali da inficiare complessivamente la sua prova che – le auguriamo sinceramente – potrà certamente meglio figurare alla replica di sabato. Carmelo Corrado Caruso, forte di uno strumento ben gestito, è un buon Conte di Luna, eccettuata qualche perdita di consistenza nell’estremo inferiore del registro e qualche durezza in quello superiore.

L’Azucena di Chiara Angella, perfetta scenicamente e vocalmente anche grazie ad un cospicuo ricorso al registro di petto (non perfettamente omogeneo con il resto della voce, però), è la trionfatrice della serata – giustamente – salutata con i più calorosi applausi tributati dal numeroso pubblico presente, sia a scena aperta che alle uscite singole. Anche Piero Giuliacci, almeno vocalmente, pur non essendo un Manrico di grandi raffinatezze, assicura un’ottima tenuta per tutta la recita, omettendo però il fatidico tradizionale do della Pira. Nei ruoli minori si ritrovano Alexander Stefanosky come Ferrando un po’ sbiadito, l’educata Ines di Roberta Caly, il Vecchio zingaro del giovane Antonio Mistretta, lo scolastico Costantino Minchillo come Ruiz e il Messo di Marco Antonio Caruso. La regia di Giovanni Scandella, di taglio ipertradizionale, ha il pregio di muovere bene tutti i solisti (anche se per la presenza scenica di Manrico più che un regista servirebbe un taumaturgo), indugiando troppo in qualche compiacimento nei tableaux vivants e in qualche trascurabile ingenuità nella gestione delle masse, grazie ad un impianto scenico costituito da quinte volumetriche semoventi in direzione trasversale al palcoscenico, disadorne di ogni riferimento storico-architettonico ma pur sempre funzionale alla definizione degli ambienti, e con il contributo di costumi di magnifica fattura. Successo convinto da parte del pubblico che, si spera, continuerà ad affollare anche l'unica replica di sabato 23.

 


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