L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Carissima mamma…

 di Antonio Caroccia

Giacomo Puccini. Epistolario I. 1877-1896

a cura di Gabriella Biagi Ravenni e Dieter Schickling

pagine XXVI+688, 16 tavv. f.t. a colori

Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2015

ISBN 9788822263636

«Carissima Mamma

[…]. L’esame come già le ho scritto è andato bene e giusto stamattina sono stato al Conservatorio e ho veduto che sono stato il migliore di tutti, modestia a parte […].»

Attendavamo con impazienza la pubblicazione dell’edizione critica dell’epistolario di Giacomo Puccini. Dobbiamo questa pubblicazione a due grandi studiosi pucciniani, come Gabriella Biagi Ravenni e Dieter Schickling, ma soprattutto alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che da anni è impegnata con il Centro studi “Giacomo Puccini” nel recupero della figura dell’artista lucchese, con l’acquisto di documenti e lettere; cimeli indispensabili per lo studio e la valorizzazione del compositore. Questa pubblicazione rispecchia un progetto ben più ampio che si inserisce nella realizzazione dell’edizione nazionale delle opere di Giacomo Puccini, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Il volume è il primo dei nove programmati dal comitato editoriale, a cui si aggiungeranno un supplemento e un tomo dedicato ai documenti, che saranno pubblicati nel corso dei prossimi anni.

Dobbiamo a Dieter Schickling un punto fermo nella ricerca archivistica pucciniana, con la creazione nel lontano 1989 di un database registrante all’epoca più di quattromila lettere. Da allora in poi, il database, grazie anche a una spasmodica ricerca delle fonti, è stato via via incrementato fino a superare le 8000 unità archivistiche, che ha permesso di iniziare a comprendere meglio l’universo epistolare di Puccini, permettendo nel contempo un ricerca di lavoro ininterrotto con la possibilità di un continuo aggiornamento elettronico, mediante la correzione, la revisione e il confronto dei testi.

Il volume contiene settecentoottantaquattro lettere (incluse le otto missive in appendice), scritte da Puccini fra il 1877 e il 1896 e delle quali più di centocinquanta pubblicate per la prima volta. Dalla pubblicazione di queste missive viene fuori un ritratto molto complesso del giovane artista, della sua vita e delle sue opere, con una fittissima corrispondenza con i suoi familiari, che lo sosterranno sempre nel corso degli anni di studio. In queste epistole inizia, anche, a intravedersi il Puccini “moderno”, con le ossessioni per la caccia o per i mezzi di trasporto. Non mancano nemmeno i momenti gioviali, con alcune lettere scherzose, le espressioni dialettali, i grafici, i rebus, le filastrocche ecc. Di notevole interesse sono, poi, le lettere con Giulio Ricordi e Luigi Illica, che ci forniscono un resoconto accurato della genesi delle opere e la storia delle prime produzioni pucciniane.

Nella prima parte del volume spiccano le centocinquanta lettere indirizzate ad Alfredo Caselli, amico e concittadino di Puccini, a cui segue il fittissimo scambio epistolare con Illica. Non mancano, poi, le lettere degli editori come Giulio Ricordi e Carlo Clausetti, uno degli amici più intimi di Puccini, come sono anche annotate le vicende familiari, fra cui la relazione con Elvira Bonturi. Sul piano strettamente professionale, le missive del primo ventennio ci permettono di ricostruire il metodo di lavoro scrupoloso dell’artista e il rapporto con librettisti, editori, interpreti, per esempio Ferdinando Fontana, Domenico Oliva, Franco Faccio, Francesco Tamagno, Leopoldo Mugnone.

Non mancano nemmeno scritti in cui Puccini esprime le considerazioni personali sulle proprie opere, come il Capriccio sinfonico, Edgar, Le Villi, Manon Lescaut e La bohème. Di un certo interesse appaiono anche le epistole contenenti le opinioni sui “concorrenti” Catalani, Mascagni, Leoncavallo e Giordano. Non mancano le curiosità, come la cartolina del 15 ottobre 1896 indirizzata a Giulio Ricordi, in cui Puccini accenna le prime note della Tosca, che non corrispondono alle odierne edizioni; oppure la lunga lettera alla madre Albina del 24 febbraio 1882, ove l’artista racconta di aver assistito alla Scala all’Hérodiade di Massenet e prima dei saluti suggerisce di giocare al lotto i seguenti numeri: 18, 30 e 13… Chissà se furono vincenti?

Le lettere ordinate cronologicamente e trascritte secondo i criteri editoriali esposti chiaramente all’inizio del volume sono corredate da note che forniscono informazioni/commenti, dagli opportuni apparati critici, che permettono di conoscere le personalità e i luoghi citati nelle missive, attraverso brevi schede biografiche e storico-geografiche. Seguono, poi, le sigle bibliografiche dei contributi citati, delle biblioteche e degli archivi, la tavola di comparazione, ossia l’elenco completo delle lettere, con numero progressivo e numero d’ordine, e i corrispondenti numeri progressivi delle pubblicazioni precedenti. Il volume è corredato da un indice dei destinatari e dei nomi, nonché da sedici finissime tavole a colori. Dal punto di vista editoriale, è bene sottolineare, anche gli interventi dei curatori sono stati minimi.

Il libro ha già ricevuto importanti riconoscimenti, come il premio Illica 2015 per la musicologia, e non dubitiamo che possa riceverne altri. Non resta che augurarci che questa immensa opera possa giungere al fine in tempi certi, mentre attendiamo con ansia che altre glorie nazionali, come ad esempio Bellini e Donizetti, ricevano la medesima sorte.

«Carissima Mamma

Per ora non ho ancora saputo niente della mia ammissione al Conservatorio perché sabato si adunò il consiglio per deliberare circa gli esaminati, cioè per vedere quali possono ammettere perché i posti son molto pochi. […]»