L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Un meraviglioso racconto

 di Giuseppe Guggino

Carolyn Abbate, Roger Parker

Storia dell’opera

554 pagine

EDT, Torino, 2015

ISBN: 978-88-5920-364-3

Immaginate quanto di più illuminante vi sia mai capitato di leggere sull’opera; personalmente citerei una raccolta postuma di saggi su Verdi di Massimo Mila (fortunatamente di recente ristampata in economica), giusto per non fare che un solo esempio. Ecco… visualizzate questo livello di acume, e con ogni probabilità almeno a pari merito dovrete aggiungere questa “A History of Opera” di Roger Parker e Carolyn Abbate pubblicata nel 2012 e recentemente tradotta (peraltro benissimo) da Davide Fassio per i tipi della EDT.

L’impresa è improba, tentata infinite volte sotto le più disparate modalità analitiche. Qui i due autori - tra i massimi studiosi della materia a livello internazionale, peraltro debitori di scambi evidentemente fecondi con amici-studiosi di particolari ambiti o compositori (tutti citati e ringraziati nella prefazione) - scelgono la via piana del racconto; si badi, non nel senso riduttivo, anzi mantenendo sempre alto il livello scientifico, ma senza le speculazioni e le pedanterie del taglio eminentemente scientifico.

Ogni capolavoro degli oltre 400 anni di vita del teatro musicale è raccontato e analizzato con un acume “miliano” (ci si passi l’orrendo termine) e i collegamenti fra un racconto e l’altro sono considerazioni critiche o ricostruzioni di vicende biografiche, o di particolari incontri, talvolta cedendo il passo ad un po’ di sana e gustosa “apocrifìa” – per esempio il racconto dell’incontro tra Rossini e Wagner – pur sempre suffragata da una fonte citata in bibliografia (in questo caso le memorie del banchiere Edmond Michotte). E la sola bibliografia ragionata a fine del volume, che è evidentemente una scelta nel mare magnum di quanto scritto sull’opera, vale l’acquisto del volume!

In un racconto con implicazioni cronologico-spaziali tanto sterminate (che i due studiosi dominano con assoluta sinergia, tanto che lo stile è sempre unitario) si procede non per via cronologica (ché sarebbe impossibile seguire un filo di senso compiuto) ma per filoni organizzati per grandi capitoli. Non trattandosi di un manuale accademico, la strada del racconto consente di soffermarsi sul secolo più fecondo per l’opera, cosicché l’opera barocca sembrerà affrontata con qualche semplificazione di troppo se circa i 3/5 del volume coprono da Mozart a Puccini; ma è appunto perché si tratta di una storia “pratica”, e questo la rende ancora più irresistibile.

Si può anche non essere d’accordo con gli autori a proposito della loro tesi sull’opera contemporanea, che è forse l’aspetto meno scientifico e più istintivo del volume, ma in fondo gli anglofoni scrivono quello che talvolta tutti pensiamo non confessandolo a noi stessi.

Non rimane che concludere con una convinta esortazione all’acquisto perché libri del genere non si leggono tutti i giorni.


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