L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Dolce quanto forte

 di Andrea R. G. Pedrotti

Clara Wieck Schumann

Lettere, Diari, Ricordi.

“Appartenere alla mia arte con anima e corpo”

Introduzione, traduzione, note e commenti di Claudio Bolzan
pp. X+262 - f.to cm. 15x21
ISBN 978-88-6540-135-4
Zecchini Editore, 2015
Il Calamaio Musicale

L'indice e un estratto

Quando ci aggiriamo per una libreria o una biblioteca senza un preciso obbiettivo, ma con il semplice intento di spulciare i volumi presenti, ovviamente la prima cosa che attira la nostra attenzione è il titolo. Un testo può esser pubblicato da molteplici case editrici e un autore può scrivere, se ne ha le capacità, molteplici libri, tuttavia è il titolo a rendere unico un testo. Il titolo è quella cosa che, se ben pensato, meglio rappresenta il contenuto di un articolo, di un saggio, di una poesia, etc… Per questo il titolo va sempre scritto al termine delle proprie fatiche. Il libro editato dalla Zecchini è ben congegnato proprio in questo, in una copertina che ben introduce alle pagine che vi troveremo all'interno. Il ritratto di Clara Wieck Schumann (autrice e protagonista della quasi totalità dello scritto) è raffigurato in Lettere, Diari, Ricordi: una trinità che, all'unisono, disegna che cosa sia stata Clara non solo come artista, ma anche come donna, attraverso la sua interazione con i contemporanei e le sue stesse riflessioni. I grandi del passato vivono nella nostra mente, quasi fossero stati figure eteree, icone e di rado teniamo conto che altro non furono se non uomini e donne come lo siamo noi. In questo caso ci aiuta anche il sottotitolo al testo: “Appartenere alla mia arte con anima e corpo”, che riportiamo virgolettato, trattandosi di una citazione.

Il libro è suddiviso in due parti, la prima Un cuore che ama, è uno spaccato della formazione della fanciullezza e dell'amore nei confronti del futuro marito, Robert Schumann. Il ritratto di Clara Wieck traspare dalle lettere che non la vedevano né mittente, né destinatario, bensì oggetto, ed evidenzia già la straordinaria umanità e sensibilità artistica, unita a un grande equilibrio interiore. Clara scrive dalle più importanti città della cara e rimpianta vecchia Europa. Nella formazione e nella ricostruzione dell'animo di una persona dell'importanza di Clara Schumann è indispensabile notare il percorso che l'hanno condotta a divenire personaggio immortale, con le lettere all'amica Emilie List e quelle a Robert Schumann. Ella difende con decisione il suo amore. Bellissimo notare la dolcezza nel citare l'affetto dell'amato e nell'immaginarsi quello che sarebbe un loro incontro con frasi come: [...]”mi sposerei con te anche se stessi morendo. Oggi lasciami chiudere con questo pensiero: è proprio bello! «Buona notte mio Robert», direi poi - «Ci rivedremo»! E un tuo bacio mi chiuderebbe gli occhi.” Fra discorsi densi di quotidianità, la sua speranza di ottenere una palingenesi dopo la peripezie per giungere al matrimonio, il suo rincorrere i tormenti del sposo, che amava sinceramente anche nei suoi difetti e che non si comprende bene se la ricambiasse con la medesima intensità, ma - si sa - la donna può diventare dolcemente egocentrica, mentre l'uomo odiosamente ingrato. Un fitta attività musicale, anch'essa certificata negli scritti di Clara, e molti problemi economici conducono alla seconda metà dell'Ottocento e alla seconda parte della raccolta: “Un albero senza foglie”. Nel 1856 Robert Schumann muore e Clara resta sola, ma circondata da affetti che ricambia con tutto il cuore. Il carattere della pianista è fortificato e la vita continua, la sua arte ha un tale successo da rendere ancor più immortale la sua figura di artista mai minimamente sfiorata dalla freddezza. Continuano i viaggi per l'Europa, con Vienna, la Germania, San Pietroburgo e Praga quali mete predilette. L'amore si tramuta in generosità con il suo sostegno all'opera e al lavoro di Johannes Brahmas, con il quale intrattiene una fitta corrispondenza. La sua fedeltà a Robert Schumann (anche di fronte alla sua esuberanza) è dimostrata anche dalla fedeltà all'amica Emilie List. Anche dalle lettere più formali traspare una straordinaria ferma dolcezza, che la renderà donna stimatissima umanamente, oltre che artisticamente. Ci basta rammentare che, dopo la sua morte, uno dei più celebri compositori dell'Ottocento europeo (Johann Strauss jr.) avrebbe sofferto moltissimo di questo lutto.

Sono gli ultimi documenti a essere i più struggenti, perché in essi si nota la linfa vitale che va a estinguersi. Clara aveva dato tutto all'arte e cominciano le celebrazioni, come quella del 20 ottobre 1878, a Lipsia, per festeggiare i cinquant'anni dal suo primo ingresso al Gewandhaus. Nell'occasione vennero eseguiti brani di Robert Schumann, ma l'assenza dell'amico Johannes Brahms stupì molto Clara, la quale - in una lettera del 4 settembre 1878 - palesa tutto il suo scontento per la cosa, sebbene sempre con straordinaria eleganza. Il rapporto sarebbe, tuttavia continuato, anche se, dieci anni più tardi, la celebre pianista avrebbe principiato a firmarsi “la tua vecchia Clara”. Forse un presagio dell'avvento al mondo oscuro.

Il finale del testo è struggente, con due missive struggenti ai nipoti. La giovane innamorata è diventata prima donna, poi anziana, ora nonna; cita una “simpatica letterina” e si firma “nonna”, o , addirittura, “la tua vecchia nonna”. Le ultime tre pagine si leggono quasi a fatica: il nipote Ferdinand Schumann e la pianista Mathilde Wendt narrano il decesso dell'amata Clara, con l'intensità di Alexandre Dumas fils nella sua La dame aux camèlias per la morte di Marguerite Gautier. Schumann avrebbe voluto accorrere al suo capezzale, ma la Signora con la falce era ormai inesorabile. Non possiamo esimerci dal citare una frase dalle Erinnerungen an Clara Schumann di Mathilde Wedt, riportate a chiusura del libro: “un nuovo colpo apoplettico provocò la fine; alla sera del 20 maggio mi raggiunse a Berlino la triste notizia: «Nostra madre si è addormentata dolcemente»."

Così, il 20 maggio 1896, a Francoforte sul Meno, morì Clara Schumann “dolcemente”, come aveva sempre vissuto.

Introduzione, traduzione, note e commenti di pregevolissima fattura sono a cura di Claudio Bolzan. Si consiglia sinceramente l'acquisto del libro: i grandi erano, in fondo, uomini e donne come noi.