La Musica e le Parole: Corghi e Saramago

 di Roberta Pedrotti

 

Graziella Seminara

Lo sguardo obliquo

Il teatro musicale di Corghi e Saramago

Epistolario e testi letterari delle opere

Ricordi - Lim, collana Le sfere

466 pagine

ISBN 978-88-7592-985-5

ISBN 978-88-7096-803-3

Guarda e leggi anche l'intervista ad Azio Corghi

È come un castello d'arte e vite – quelle di Azio Corghi e José Saramago – incrociate questo libro, un labirinto che si può percorrere tracciando ciascuno un proprio sentiero.

Ci sono i testi letterari, quanto più preziosi se si pensa che il teatro di Saramago in edizione italiana, anche dopo il Nobel del 1998 e la scomparsa nel 2010, non è così facilmente reperibile e restano edite solo in qualche programma di sala molte delle sue pagine messe in musica (sia che fossero testi originali o adattati personalmente dall'autore, sia che abbia soltanto approvato la selezione e la riduzione librettistica da parte di Corghi).

Ci sono i saggi introduttivi di Graziella Seminara a ripercorrere e riassumere con ordine la genesi di ogni opera comune, analizzandone l'esito con chiarezza, cura esauriente e interessanti osservazioni.

Ci sono le lettere del compositore e dello scrittore, lettere in cui si parla di estetica in senso universale e nel particolare dell'impegno del momento, lettere in cui si legge la biografia di due uomini, l'incontro di due spiriti affini dai primi contatti prudenti, rispettosi, non privi di difficoltà logistiche, fino alla crescente familiarità, a uno scambio che abbraccia le più ampie riflessioni (particolarmente toccante è la missiva di Corghi del 21 luglio del 2001 con il riferimento ai fatti del G8 di Genova). Più cresce l'amicizia, più l'epistolario si fa frammentario perché fra le lettere cartacee e le email sono sempre frequenti incontri e telefonate. Immaginiamo lunghe chiacchierate dietro a quei momenti di cui ci restano magari solo abbozzi di libretti e correzioni accompagnati da qualche appunto.

Si potrà allora guardare a queste quattrocentosessantasei pagine come a una raccolta poetico-letteraria, come a un documento di storia della musica e della letteratura, come a un fondamentale capitolo della biografia di due artisti, come al romanzo di due uomini, un romanzo che parla di politica e di filosofia, di progetti ideali e di contingenze di editori e diritti, di avvicendamenti fra direttori artistici e di finanziamenti.

Qualche che sia la prospettiva con cui ci si rivolge a questo volume, non potrà mai essere l'unica, il saggio, il documento, la poesia dell'opera d'arte e quella concreta dell'uomo sono indissolubilmente legati e la strada non potrà mai tracciarsi dritta e spedita fra le pagine senza aprire la mente a nuove direzioni. Originali, inediti sguardi obliqui come quelli attraverso i quali, con artistica affinità elettiva, Corghi e Saramago hanno osservato il mondo traducendolo in musica e parole.

Non si può negare che, di fronte all'appassionata, ammirata prima ricerca di un contatto di Corghi, interessato a trarre un'opera dal romanzo Memoriale del convento, alla disarmante, cordiale disponibilità di Saramago, onorato di vedere un proprio lavoro trasformato in melodramma, di fronte all'altezza della coscienza etica e civile del loro comune impegno artistico, un briciolo di commozione prenda la gola e inumidisca gli occhi. Poi subentra la storia avvincente di ogni titolo realizzato in collaborazione, sempre alla luce di un modello esemplare di visione politica nel senso etimologico, autentico e alto del termine. Poi resta il desiderio di tornare nel labirinto, di consultare i versi di una cantata, la scena di un libretto, l'analisi della struttura di una partitura, la storia della nascita di un progetto, di sogni realizzati e ancora in attesa nel limbo.

Resta un libro che non si potrebbe mai finire di leggere e rileggere, uno e molteplice, emozionante ed enciclopedico, fonte di riflessioni umane, etiche ed estetiche.

Resta, alla fine, il rammarico che una Parca abbia interrotto il dialogo fra Corghi e Saramago: così come, nell'incompiuto Alabarde Alabarde, lo scrittore portoghese ci ha presentato Artur Paz Semedo e la sua volitiva ex moglie senza poterci svelare il loro destino, rimane sospeso il sogno di veder prender forma musicale una creatura tragica e sublime come la Moglie del medico di Cecità, o Raimundo Silva (Storia dell'assedio di Lisbona), il santo laico e peccatore che protegge tutti i vituperati correttori di bozze. Più concretamente, basterebbe realizzare l'abbordabile auspicio di una bella ripresa italiana di Blimunda, di Divara o del Dissoluto assolto.