L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Raccontare il presente

di Luca Fialdini

R. Cresti

Musica presente

909 pagine

LMI edizioni, Lucca, 2019

ISBN: 9788855430012

Scrivere sulla cosiddetta «musica contemporanea» - termine che si userà qui per semplice questione di comodità - è tutt’altro che semplice e costituisce un argomento non molto amato da critica e musicologia, come testimonia la sempre più scarna bibliografia prodotta negli ultimi anni (specialmente in Italia). La pubblicazione di un testo monumentale sull’argomento è quindi ben accolta a priori; se poi l’autore è un autentico specialista della materia come Renzo Cresti, la questione si fa decisamente interessante.

In 909 pagine, a cui vanno aggiunte le 61 fondamentali pagine della premessa, Cresti compie un’operazione mai osata finora: eseguire un ritratto il più completo possibile della musica contemporanea e dei suoi protagonisti o, per usare le sue stesse parole, della «musica presente», valutandone le diverse prospettive, le evoluzioni e i mutamenti più significativi, tracciandone le delicate isoipse con sorprendente chiarezza. Nel saggio è presente la valutazione critica di un numero impressionante di compositori, circa duemila nomi, ma questo non deve far perdere di vista il vero soggetto dello studio di Cresti: non i musicisti ma la musica stessa, che viene analizzata dalla lente dello studioso come un vero e proprio organismo vivente. Questo è senz’altro l’aspetto più affascinante di Musica presente, la capacità dell’autore di trasmettere la vitalità della materia con freschezza, vigore, ed è importante avere chiaro questo concetto, altrimenti l’intero volume si ridurrebbe a un catalogo da un chilo e mezzo circa.

La prima considerazione, da cui poi Cresti prende le mosse per la propria riflessione, è efficacemente riassunta nel titolo stesso: si parla di musica presente non solo in quanto musica del presente ma anche come musica «presente a sé stessa e al proprio tempo», vale a dire dotata di una consapevolezza attiva e valida testimone del proprio tempo. Sulla base di questa consapevolezza vengono toccati tutti i punti nevralgici della questione, dagli aspetti terminologici (uno su tutti, il superamento della vecchia locuzione musica contemporanea, coniata per indicare la musica del secondo dopoguerra) a quelli estetici. Evidenza anche con disarmante semplicità una problematica tipica – anzi, connotativa! – della musica del nostro tempo: se da una parte è vero che si ricerca una koinè, il richiamo a determinati riferimenti, è altrettanto vero che la globalizzazione ha influito sulla musica a tal punto che non solo i riferimenti sono aumentati numericamente, ma si sono fatti sempre più lontani. Ciò implica per lo studioso un problema ma anche una grandissima ricchezza, ossia non esiste una sola via per analizzare e comprendere la musica del presente, tutto muta in base alla prospettiva che viene adottata: quella che una certa angolazione presenta come strada principale, vista da un altro punto di vista non è che una strada secondaria. Nelle pagine di Musica presente si viene così a creare un intricatissimo groviglio di strade e prospettive, a un tempo solido ma intangibile, effettivamente delineato a in costante mutamento, al pari delle città invisibili di Calvino.

Interessante – e vincente – l’idea di rendere testimonianza della musica contemporanea attraverso i suoi protagonisti e la cosa è degna di nota: come accennato sopra, prima d’ora nessuno aveva mai parlato tanto estensivamente di compositori viventi (limitatamente, si fa per dire, all’Italia). L’opera assume maggior rilievo se viene considerata nella sua interezza, difatti questo volume altro non è che il “seguito” di Ragioni e sentimenti, dove venivano trattati i compositori della prima metà del Novecento; in questa seconda parte, invece, sono chiamati in causa i compositori nati dal 1950 fino agli anni ’90. Ciò rende questo dittico un’opera unica nel suo genere, uno sguardo pressoché completo e profondo sul Novecento italiano che si spinge fino alla contemporaneità, considerando anche la trasversalità del secondo volume che non prende in considerazione solo i compositori di “musica classica” ma anche quelli di musica fusion, new age, minimalista, fino al jazz. È senza dubbio un’operazione estremamente rischiosa parlare dei viventi, solo una conoscenza completa e soprattutto in prima persona della materia può rendere possibile la stesura di un testo simile. L’unico appunto che si può fare al testo è che risulta di difficile consultazione a causa della mancanza di un indice analitico (e, diciamo la verità, in calce a simili tomi piace a tutti trovare la bibliografia), tuttavia a quanto pare presto sarà posto rimedio al problema: a novembre 2019 è stata annunciata la prossima pubblicazione di un cofanetto che conterrà Ragioni e sentimenti, Musica presente e un terzo tomo che conterrà l’indice di entrambi i volumi.

 


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