L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Ut pictura musica

di Roberta Pedrotti

Federico Maria Sardelli

Sacred Music

Accademia dei Dissennati

Modo Antiquo

direttore Federico Maria Sardelli

registrato il 24-26 aprile 2014 a Firenze, Oratorio di S. Francesco Poverino

CD 95068 Brilliant Classic, 2014

Il fascino della riflessione estetica consiste proprio nell'imprevedibilità del suo oggetto e nel suo continuo sfuggire a ogni forma di razionalizzazione e categorizzazione. Potrebbe, infatti, sembrarci assodato che l'artista debba necessariamente essere in rapporto, foss'anche con un rifiuto, allo spirito del suo tempo e all'ambiente che lo circonda. Perfino il rifiuto, l'anelito astratto all'arte per l'arte è in qualche modo una reazione storicizzabile.

Poi arriva Federico Maria Sardelli e scompiglia le carte, annulla il tempo in un'unica contemporaneità nella quale anche chi è nato a Livorno nel 1963 può essere naturalmente allievo di un veneziano morto a Vienna nel 1741. Non ci stupisce, né si scontra con una personalità inconfondibile nel suo essere vulcanico e forse a prima vista camaleontico, se solo ci si sofferma a osservare il tratto essenziale e arguto di certe sue vignette satiriche comparato con la maestria dei dipinti a olio, che potrebbero essere tranquillamente databili fra XVII e XVIII secolo, ma anche, talora, prossimi a Guttuso o a qualche surrealista. L'artista figurativo Sardelli si specchia nello scrittore Sardelli, nel flautista, nel filologo, nel direttore e, infine (almeno per ora), nel compositore dalla grafia naturalmente antica, netta e ordinata.

Se Machiavelli concepiva il dialogo con gli antichi contrapposto al fango e al loto delle vesti quotidiane, Sardelli non sembra cercare una fuga dalla contemporaneità, né tantomeno prende una posizione programmatica classicista o neoclassicista. Sardelli scrive da allievo di Vivaldi, con lo stile di un allievo di Vivaldi perché questo sente suo, perchè la sua formazione musicale, filologica, interpretativa e quindi creativa discende dal Prete Rosso e si sente, quindi, a buon diritto suo allievo, anche se con un paio di secoli, e qualche annetto, di distanza.

La scuola è ottima e il discepolo ha testa e talento: questo si poteva immaginare e l'ascolto non fa che confermarlo nella prova più alta per un compositore barocco, quella della musica sacra. In particolare il CD propone un Dixit Dominus in Re maggiore, un Kyrie in Mi minore e un Credo in Do maggiore. Quest'ultimo, soprattutto, mostra una notevolessima vitalità narrativa, come si evince dalla sequenza dell'Et incarnatusCrocifixusEt resurrexit. Da segnalare anche la padronanza della scrittura vocale solistica espressa nel Dixit Dominus, con il vorticoso virtuosismo del "Dominus a dextris tuis" affidato al tenore o l'ispirazione delle pagine per contralto e soprano. Sentito, nella sua composta solennità, anche il dotto e poetico Kyrie.

I tre brani sacri sono intercalati da due concerti per archi e basso continuo, in Re minore e Do maggiore, che raccolgono con slancio e finissima trama metrica il lascito delle ultime opere strumentali vivaldiane.

Tutti i pezzi di Sardelli ne ribadiscono, con l'inventiva, la padronanza ritmica, cromatica, dell'ostinato, delle polifonie e delle dinamiche, di pesi e colori, ovviamente esaltate dalle sue ben note doti di concertatore. Oltra alla citata sensibilità drammatica è indubbio come il talento figurativo di Sardelli si esprima anche attraverso una scrittura pittorica, una vera trasposizione musicale del motto “ut pictura poësis”. Il suo complesso Modo Antiquo lo segue, com'era prevedibile, nel migliore dei modi, così come il coro dell'Accademia dei Dissennati, che sembra ricercare il suono antico degli organici vivaldiani prevalentemente femminili e infantili, con suoni anche chiari e sottili pur in una equilibrata distribuzione che vede otto fra soprani e contralti a fronte di sei fra tenori e bassi. Fra i solisti lodiamo l'elegante emissione, la bella articolazione latina e la musicalità dell'alto Antonio Giovannini; la raffinata freschezza del soprano Francesca Boncompagni; l'impavido slancio acrobatico del tenore Valentino Buzza.

Li ascoltiamo con la sensazione curiosa, ma piacevole, di non assistere a un gioco, a una mise en abîme compositiva, né di sentirci stimolati a una particolare riflessione sulla contemporaneità. Solo ci sentiamo parte di un'unica comunità e sensibilità artistica, ci sentiamo una volta di più vicini a Vivaldi, come a Mozart, a Virgilio, a Dante o a Britten. Constatiamo il valore universale della scuola barocca e tardobarocca, la sua inesausta vitalità al di là di ogni contestualizzazione e storicizzazione. E, allora sì, possiamo porci nuovi interrogativi estetici, che però non troveranno risposte per le quali non sarà già in agguato una smentita.

Di certo un altro dato piacevolmente anacronistico, ma reso possibile proprio dai nuovi mezzi di comunicazione, è la forma di mecenatismo che ha reso possibile la pubblicazione di questo CD, finanziato tramite un crowdfounding (una sorta di sottoscrizione) on line, come avviene sempre più spesso per progetti culturali ricchi di idee ma privi di grandi sponsor.

Unica pecca, la non perfetta corrispondenza fra la numerazione interna al libretto, che dimentica per esempio il numero IX del Dixit Dominus “Imblebit ruinas”, e quella corretta e completa delle tracce riportate sul retro del cofanetto.