L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

La voce del mito

di Roberta Pedrotti

Il Cannone. Francesca Dego plays Paganini's Violin
musiche di Paganini, Kreisler, Rossini, Schnittke, Szymanowski, Corigliano, Boccadoro
Francesca Dego, violino
Francesca Lombardo, pianoforte
registrazione effettuata a Genova, novembre 2019
CD Chandos 20223, 2021

Ci vogliono spalle molto larghe per sopportare il peso del mito. In primo luogo, per il mito stesso, come nel caso il violino favorito di Niccolò Paganini, Il Cannone, serbato quasi come una santa reliquia dopo la morte del virtuoso. E Il Cannone, per quanto quasi intoccabile e solo occasionalmente ostenso all'ascolto nelle mani di selezionati posteri, le spalle per sostenere la propria fama le ha ben forti. Subito, quando lo si sente risuonare si sobbalza, e non è suggestione (provare per credere un ascolto alla cieca). Anche in CD si percepisce un'inusitata ricchezza di armonici, un colore pieno, screziato, che Francesca Dego definisce “nobile, vellutato e saggio […] fa pensare alla lava o alla cioccolata calda” o, aggiungeremmo, a un bel vino rosso strutturato ed elegante, di quelli che si rivelano nel corso del pasto ad ogni sorso. Una qualità e una classe fuori dal comune, indissolubilmente legati al leggendario proprietario, ma pure capaci di svincolarsi in relativa autonomia e prestarsi come interprete a più svariati e trasversali omaggi postumi a Paganini. Insomma, vien da parlare del Cannone come di una persona, anche leggendo la storia della sua conservazione, il suo respirare quasi come essere vivente in attesa di far vibrare ancora suoni nell'aria.

Di fronte a cotanto strumento, ha nondimeno le spalle abbastanza larghe Francesca Dego – e con lei, in duo, la pianista Francesca Leonardi. Imbracciare Il Cannone è una responsabilità non indifferente e significa percorrere insieme due secoli di storia del violino nel segno di Paganini, porsi al servizio delle caratteristiche di questo capolavoro di Guarneri del Gesù ma non lasciarsi fagocitare da esse, far musica senza cedere alla tentazione di possedere da un miracolo esibito. C'è La campanella arrangiata da Fritz Kreisler (dopo tanti virtuosismi frenetici e fin petulanti, con Il Cannone sembra altra, splendida, musica), c'è il Recitative und Scherzo-Caprice che sul modello paganiniano sempre Kreisler dedica a Ysaÿe. Ci sono creazioni originali recenti e recentissime, come i capricci di Corigliano dalla colonna sonora del film The red Violin (omaggio a uno strumento mitico e immaginario) o Come d'autunno di Boccadoro, ispirata a Ungaretti. C'è Rossini, che di Paganini fu intimo amico e dedicò alla sua memoria un'elegia di rara bellezza. Ci sono A Paganini di Schnittke e i tre capricci ampiamente rivisitati da Szymanowski, fino al Cantabile paganiniano – nell'originale perduto per violino e chitarra – di cui Boccadoro rielabora la parte pianistica in chiave chopiniana appositamente per Dego e Lombardi. Bel programma, dunque, che non si adagia sull'inevitabile arcinoto, ma fa dell'occasione più unica che rara un progetto pensato su misura dello strumento e delle interpreti, per raccontare le peculiarità di uno strumento, l'eredità di Paganini e il riverberarsi di un suono mitico anche in tutte le declinazioni future di quell'idea estrema, demoniaca, nobile e saggia del violino: spericolato, perfino aspro, spigoloso, pirotecnico e sprezzante, ma anche denso e poetico, essenziale e distillato.

 


 

 

 
 
 

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