L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Variando per violoncello

di Roberta Pedrotti

Rossiniana 
musiche di Rossini, Moscheles, Castelnuovo Tedesco, Kummer, Martinů, Offenbach
pianoforte Melissa Galosi
violoncello Elena Antongirolami
registrazione effettuata a Pesaro nel settembre 2019
CD Dynamic 2020, CDS7884

Fra i grandi compositori italiani del XIX secolo, Rossini è senz’altro che più si è dedicato - e con i più alti risultati - alla musica da camera non solo vocale. Considerato che è stato anche uno degli autori più popolari di tutti i tempi, oggetto di mode e autentiche manie con relativi omaggi, trascrizioni, rielaborazioni a foraggiare la domanda del pubblico e stimolare la fantasia dei colleghi, non stupisce che i programmi strumentali a lui dedicati non riservino che l’imbarazzo della scelta.

Lo conferma quest’ideale serata rossiniana proposta da Elena Antongerolami al violoncello e Melissa Galosi al piano. Strumenti entrambi familiari al Pesarese (sebbene alla tastiera si definisse di quarta classe, i suo lavori pianistici suggeriscono il contrario, almeno in una prospettiva diversa da quella del grande virtuosismo romantico), duettano in apertura e chiusura di programma con due pagine tratte dai Péchés de Vieillesse. L’allegro agitato è in sostanza una versione dell’aria da camera Roméo con il violoncello a far le veci del cantante nell’intonare la concitata disperazione dell’amante sul corpo esanime dell’amata e l’invocazione della morte. Chiude Une larme - Thème et Variations, pagina cara a tanti violoncellisti per l’esaltazione dello strumento in una serie di variazioni in coerente progressione dal cantabile patetico al virtuosismo brillante, sempre articolati con gusto sofisticato e riconoscibilissimo. 

Fra questi estremi d’autore, varie eco raccolte da colleghi di diversa estrazione. C’è il quasi coetaneo Ignaz Moscheles, pianista e didatta cui si deve Thème Varié: Feuillet d’Album de Rossini, che coglie quasi in tempo reale (la pubblicazione è del 1863, contemporanea alla prima stesura della Petite Messe Solennelle) il valore della produzione cameristica del Pesarese. C'è Mario Castelnuovo Tedesco, che invece nasce centotre anni dopo Gioachino e quindi la prospettiva passa attraverso l’avanguardia, si basa sulla popolarità superstite della cavatina di Figaro, ma ne coglie l’energia surreale, il meccanismo parossistico. Un altro quasi coetaneo di Rossini, il violoncellista tedesco Friedrich Kummer coglie un’associazione fra la Canzone del salice rossiniana e il melos dei Puritani ("Credeasi misera") e del Pirata ("Ma non fia sempre odiata"): intuizione non peregrina, se si pensa che i due campioni del canto belliniano Giovan Battista Rubini e Giuditta Pasta si formarono proprio come eccelsi rossiniani. Nel pieno Novecento, ancora, Bohuslav Martinů realizza le sue variazioni da un’evidente ispirazione paganiniana, ma con evidente umore novecentesco e slavo, che fra varie elaborazioni virtuosistiche arriva a trasfigurare definitivamente il tema originario (da Mosé in Egitto) in un sorprendente, dilatato episodio lento prima dello stralunato, spettrale virtuosismo dell’ultima variazione e del ritorno deformato ma infine riconoscibile al punto di partenza. Ai tempi di Rossini ci riconduce l’omaggio di Offenbach, che con il suo gusto impareggiabile per i paradossi riesce a sposare il lamento di Arnold in Guillaume Tell (“Ses jours qu’ils ont osé proscrire”) alle smanie senili di Berta nel Barbiere (“Il vecchiotto cerca moglie”), il ranz de vaches e il duetto Figaro/Almaviva... Trattandosi poi, oltre che di uno dei compositori più ironici e sagaci nel gioco di citazioni, di un virtuoso del violoncello lui stesso, l’omaggio è servito nel migliore dei modi. Certo, poi quando dopo questo tour nell’eco rossiniana, si torna alla penna del Pesarese, si sente subito un cambio di passo. Non si poteva dare sigillo migliore di Une larme per questo programma, che non è solo un omaggio all’influenza di Rossini su colleghi più o meno vicini nel tempo, ma anche un omaggio alla sua grandezza di compositore da camera, al suo rapporto con il violoncello, quasi corrispettivo dell’amata voce di contralto.

A Elena Antongirolami e Melissa Galosi va dunque non solo il merito di mettere in evidenza le peculiarità di ogni brano e il rapporto con la scrittura rossiniana con bel piglio e chiarezza, ma anche di aver selezionato un programma davvero ben costruito, che sarebbe bello ascoltare dal vivo, in un teatro pieno di pubblico attento.


 

 

 
 
 

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