L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Il romanzo di Mr Dowland

 di Roberta Pedrotti

 

J. Dowland

Mr Dowland's Fortune

liuto Michele Carreca

Continuo Records, CR110, 2014

Chissà perché nessuno ha pensato – specialmente in tempi la narrazione in costume in generale l'età elisabettiana in particolare sono tornati prepotentemente di moda – di dedicare un film o dello spazio in una serie televisiva a John Dowland. Le sue composizioni vocali hanno rinnovato una certa fortuna, attraendo anche musicisti estranei alla cerchia del barocco e del repertorio antico, come Sting; tuttavia le sue vicende biografiche, degne del più rocambolesco romanzo storico, gli potrebbero valere fama mediatica ben maggiore di Thomas Tallis (grande autore di musica sacra intorno al regno di Enrico VIII), Davide Rizzio o Riccio (meno insigne come autore, ma politicamente attivissimo presso Maria Stuart) o dello stesso, più umile, Mark Smeaton (lo Smeton donizettiano, musico di corte di Anna Bolena),variamente apparsi in teatro, opera, cinema e TV.

John Dowland (1563-1626), uno dei padri della musica inglese, maestro di voce e liuto, viaggiò infatti intensamente per l'Europa. Di natali non ben chiariti (ma l'ipotesi irlandese parrebbe da rigettare), si reca in Francia al servizio dell'ambasciatore inglese e lì si converte al cattolicesimo. Rientrato in patria si fa conoscere ed apprezzare, ma non ottiene il posto di liutista di corte, cosa che lo spinge a chiedere il permesso a viaggiare nel continente. Un viaggio ricco di incontri, attestazioni di stima, fruttosi scambi e che avrebbe dovuto culminare nell'incontro a Roma con Luca Marenzio (con il quale ebbe un rapporto epistolare di autentica ammirazione e amicizia), con la prospettiva anche di un posto stabile alla corte papale. La fede religiosa non aveva però intaccato la lealtà verso la corona e quando un gruppo di esuli cattolici volle convincerlo ad affiliarsi a una congiura contro l'anglicana Elisabetta, reagì con sdegno – e, forse, timore – rinunciando alle aspirazioni romane, scrivendo immediatamente a Lord Cecil per informarlo, rivelare i nomi dei cospiratori e proclamare la sua abiura al cattolicesimo. Comincia a pubblicare le sue musiche – prima stampate abusivamente con suo grande disappunto – e, non ottenendo mai l'agognato posto presso la casa reale londinese, stipula un buon contratto con la monarchia danese sciolto con le dimissioni di Dowland nel 1606. Solo nel 1612 arriverà l'agognata nomina alla corte inglese, estremo coronamento di una carriera formidabile, avventurosa e cosmopolita, riconosciuta forse più all'estero che in patria, eppure di carattere assolutamente nazionale inglese.

Già così ci sarebbe abbastanza materiale per fare la felicità di un bravo sceneggiatore, ma il romanzo di John Dowland è anche un romanzo di musica e filologia, avvincente nonostante l'immotivato timore e l'assurda diffidenza che ancora questa parola suscita in qualcuno.

Dowland curò personalmente edizioni a stampa dei suoi lavori, abbiamo detto, ma molto, moltissimo materiale rimase manoscritto e circoscritto alle piccole corti dei suoi mecenati, mentre altro venne pubblicato abusivamente fra inesattezze e omissioni. Altre opere, anche teoriche, sono state progettate ma mai compiute, perdita gravissima nella storia della tecnica, della prassi esecutiva e della composizione per liuto (e non solo, ovviamente).

Il programma discografico proposto dal liutista Michele Carreca (curatore anche delle note di copertina, dettagliate ed esaurienti) esplora proprio questo romanzo in musica, attraverso opere di certa attribuzione, altre forse apocrife, temi noti come Lachrimae, brani trascritti dall'originale destinazione per altri strumenti o ensemble o, viceversa, altri che approdano al liuto per vie traverse. Un piccolo labirinto di enigmi, suggestioni, personaggi, aneddoti, Storia e storie: molti brani portano il nome di un dedicatario, e raccontano quindi indirettamente di persone, di uomini e di donne, di affetti, amicizie, mecenati, feste, intrattenimenti musicali pubblici e privati, una quotidianità rinascimentale capace di parlare alla contemporaneità. La concentrazione richiesta per notare i ritmi di danza più o meno celati, le differenze d'affetti e caratteri, le sfumature del linguaggio saranno ben ripagati con l'evocazione di un mondo sonoro avvincente e variegato come un romanzo. Un romanzo in musica parallelo a quello storico della vita di Dowland.


 

 

 
 
 

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