L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

Il canto e l'utopia

 di Roberta Pedrotti

The Jommelli Album

arie da Bajazette, La clemenza di Tito, La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, Cantata per la Natività della Beatissima Vergine, Lamentazioni per il mercoledì Santo, La schiava liberata, Pelope

controtenore Filippo Mineccia

ensemble Nereydas,

direttore Javier Ulises Illàn

registrato a Madrid, Maggio e Dicembre 2014

CD Pan Classic PC 10352, 2016

Se, da un lato, negli ultimi anni si è andato consolidando un vero e proprio star system del barocco che ha consacrato divi quanti, forse, oggi non si sognerebbero per Verdi e Puccini, permane come non mai in questo repertorio anche l’anima pionieristica, il gusto della scoperta, lo spirito avventuroso. Quello stesso spirito da cui questo CD ha visto la luce, progetto sostanzialmente autofinanziato con il sostegno e l’appoggio di privati cittadini per rendere omaggio al genio di Nicolò Jommelli, la cui fama accademica non pare ancora andar di pari passo con una riaffermazione nei cartelloni e nella discografia paragonabile a quella di altri autori dell’epoca.

E sì che bastano poche battute per rendersi conto come nello snodo di metà ‘700 la personalità di Jommelli (Aversa 1714 - Napoli 1774) si distingua fra le più significative: giusto una generazione dopo i Porpora e i Veracini, dopo l'apoteosi dell'estrema sublimazione virtuosistica dell'affetto, l'opera, e il cugino oratorio, entra a tutti gli effetti nell'età dei Lumi, sotto le insegne dell'equilibrio metastasiano. Jommelli tende allora a delineare, più del singolo affetto, il dramma con una chiarissima eloquenza che affonda le radici nella scuola napoletana e fiorisce in un pathos squisito e nobile, non alieno, anche nella cura e nello sviluppo della parte strumentale, dalla poetica della natura e del sentimento del quasi coetaneo Rousseau. 

E se nel Largo della Sonata a 2 violine e basso inserita come una sorta di intermezzo si intende un tema che ricorda assai da vicino quel che sarà "Che farò senza Euridice", non converrà invischiarsi nel gioco ozioso della prima invenzione della melodia celeberrima, quanto constatare i tratti comuni e ricorrenti di un linguaggio e di uno stile, anche al di là della distinzione fra sacro e profano, ché l'opera e l'oratorio di Jommelli condividono sia la nobiltà e il gusto, sia la chiarezza e l'eloquenza, sia la teatralità incisiva.

Musicista colto e scaltrito, Filippo Mineccia, deus ex machina del progetto con Javier Ulises Illàn e l'ensemble Nereydas (Ulisse e le Nereidi, quale miglior auspicio per un viaggio tanto affascinante?), ha la sensibilità, l'eleganza e la chiarezza d'articolazione per dipanare il canto patetico di Jommelli, per conferire al virtuosismo la giusta eloquenza. Come l'intenzione musicale, lo stesso colore di un canto caldo e morbido si sposa a meraviglia con un tessuto strumentale prodigo di delicatissime nuances (si ascolti "Se mai senti spirarti sul volto" dalla Clemenza di Tito, una vera perla) in una perfetta comunione di intenti, nell'utopia condivisa di un omaggio quantomai doveroso all'arte di Niccolò Jommelli.

Le note del maestro Javier Ulises Illàn e di José Marìa Domìmguez completano degnamente con tutti i testi cantati il cofanetto.