L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Le ambizioni del giovane Vincenzo

 di Roberta Pedrotti

V. Bellini

Bianca e Gernando

Dalla Benetta, Mironov, Dall'Amico, Prato, Shi, Viotti, Vlad, Campo

Antonino Fogliani, direttore

Ania Michalak, maestro del coro

Camerata Bach Choir Poznan

Virtuosi Brunensis

Bad Wildbad, Germania, 15 e 23 luglio 2016

2 CD Naxos, 8.660417-18, 2017

Se Adelson e Salvini nasce come saggio studentesco, il debutto professionale di Bellini come operista avviene con Bianca e Gernando. E non è un debutto sereno: la prima slitta improvvisamente dal gennaio alla fine di maggio 1826, con cambi di cast (segnatamente soprano e tenore, da Adelaide Tosi a Henriette Meric Lalande, da Giovanni David a Giovan Battista Rubini) e di conseguenza anche revisioni musicali. Dopo un paio d'anni, ancora una rielaborazione per il pubblico genovese, con ripristinato in Fernando il nome del deuteragonista già inizialmente previsto e poi mutato per non coinvolgere il regnante Ferdinando di Borbone.

Così, fra il Gernando e il Fernando che effettivamente hanno calcato il palcoscenico, restava ignoto l'Ur-Gernando che, invece, era stato misteriosamente procrastinato. Lo riporta sulle scene e lo rende per la prima volta al disco il benemerito Festival Rossini in Wildbad, che nella memoria delle villeggiature termali del Pesarese esplora belcanto raro e rarissimo. Nello specifico un dramma gotico fin troppo intricato, che ammicca ai Masnadieri di Schiller (con gli amanti che diventano fratelli senza parentele di sorta con il cattivo) e anticipa situazioni che saranno nel Pirata (il ritorno del tenore in incognito e il sospetto di tradimento verso la primadonna, già madre di un bimbo), con un pizzico di Orestea (il figlio allontanato bambino che torna non riconosciuto per vendicare il padre e si svela alla sorella fingendo di annunciare la propria morte) e di pathos familiare ben assestato (il figlioletto del soprano minacciato di morte). Si mescolano gli ingredienti, ma i topoi son tutti noti e d'effetto, quandanche assemblati con qualche eccesso. Il giovane Bellini non può sottrarsi alla traccia lasciata da Rossini, ma si rifiuta di farsi epigono e, anzi, se non manca di utilizzarne stilemi ormai di moda, si comporta soprattutto da discepolo, ereditandone l'elaborazione formale, affermandosi su modelli ben definiti. Se, infatti, il brano più celebre dell'opera resta la romanza a due voci “Sorgi, o padre”, da un lato è vero che si tratta di uno dei primi esempi della caratteristica melodia belliniana, dall'altro non si può negare che perfino nella strumentazione con il corno concertante essa non guardi da vicino al duettino “Perché mi guardi e piangi” dalla Zelmira che Rossini aveva messo in scena al San Carlo appena quattro anni prima e che resta un punto di riferimento chiarissimo per il debutto del catanese.

Fin dal preludio ben saldato all'introduzione di questa prima stesura (altro elemento che Rossini, pur tanto celebre per le sue sinfonie, aveva ben consolidato a Napoli) è evidente la tinta specifica, cupa e incalzante dell'opera anche laddove l'atmosfera pare ravvivarsi, occasionalmente, con qualche tratto che potrebbe apparire più spiritoso. Il mestiere è ancora da affinare, ma l'orgoglio con cui Bellini ambisce a lasciare il segno della propria personalità non si può negare dia i suoi frutti.

Antonino Fogliani, sul podio, si rapporta a questo materiale con la competenza stilistica che gli è propria, forte di un'esperienza vasta e raffinata. Il cast risponde bene: assortito con equilibrio condivide, soprattutto nei ruoli principali, dizione chiarissima, cognizione musicale e drammatica. Luca Dall'Amico serve con morbidezza la cavatina carceraria di Carlo – sorta di trait d'union fra quelle del Polidoro rossiniano e del Massimiliano Moor verdiano – mentre i due antagonisti Gernando e Filippo trovano in Maxim Mironov e Vittorio Prato due interpreti incisivi nell'accento, perfettamente a proprio agio nella scrittura e nella tessitura, sempre a fuoco nell'emissione, nello stile e nell'espressione. Silvia Dalla Benetta dà prova della sua riconosciuta versatilità e delinea una Bianca accorata, donna più che evanescente fanciulla, com'è giusto che sia anche in una versione che, negandole il finale solistico, non la pone in primissimo piano. Adeguato anche il resto del cast, con il basso Zong Shi, il tenore Gheorghe Vlad e i mezzosoprani Marina Viotti e Mar Campo, come il coro Camerata Bach di Poznan e l'orchestra dei Virtuosi Brunensis.

Il doppio CD è accompagnato delle note sempre puntuali di Carmelo neri e Reto Muller, mentre il libretto completo dell'opera è disponibile sul sito della Naxos [link].