L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Schegge di memoria

 di Roberta Pedrotti

Memory

musiche di Silvestrov, Debussy, Satie, Chopin, Sawhney

Hélène Grimaud, pianoforte

CD Deutsche Grammophon, 00289 483 5710 GH

Un primo piano di Hélène Grimaud. Negli occhi azzurrissimi si riflette qualcosa, una stanza, una finestra, una sagoma, un frammento di memoria che dall'esterno si riflette, si trasforma e lascia una traccia di sé sulla curva dell'iride. Una polvere cristallina sembra essersi rappresa sul piano dell'obbiettivo. 

La copertina dell'ultimo album dell'artista francese (foto di Mat Hennek, design di Sarka Kalusova) esprime già l'essenza di un programma basato su un'intuizione, su una suggestione intorno al tema della memoria inteso non in senso autobiografico storico, in qualchemodo oggettivato da riferimenti precisi. Si tratta, piuttosto, di libere associazioni fra frammenti musicali, pagine brevi che la stessa Grimaud afferma che difficilmente avrebbe potuto inserire in un recital, ma che invece trovano la loro ragion d'essere proprio in questo serrato botta e risposta. 

Non importa se si tratta di segmenti autosufficienti o estrapolati da cicli o suite; pare che emergano da una sorta di memoria collettiva, o comunque da un magmatico brodo primordiale sonoro, e riscoprano legami inconsci, fili sottili di evocazioni allacciate creando un linguaggio specifico. È un linguaggio fatto di rubati liquidi, di tocco leggero e fraseggio trasparente che pure si apre in una tridimensionalità perturbante quando la mano sinistra - in Satie come in Chopin o Debussy - dà improvvisa sostanza alle ombre più scure e profonde di questo gioco onirico di memorie. Il dialogo ravvicinato fra i tre funziona, in questo senso, splendidamente proprio come una serie di rimandi, allusioni, distorsioni. 

A far da cornice, due compositori viventi. L'ucraino Valentin Silvestrov (1937) con due Bagatelle, fra le quali si interpone Arabesque n.1 di Debussy, segna un incipit idealmente perfetto, con il suo richiamo alla musica tonale che tuttavia si dissolve in un finale sospeso e interlocutorio, coerente con la definizione che l'autore stesso dà delle proprie composizioni come "non nuove, ma eco di ciò che già esiste". Dunque, perfetta immagine di quella memoria che viene evocata nell'arabesco sonoro di Hélène Grimaud. Chiude il programma Nitin Sawhney, con Breathing lights, non esente da influssi minimalisti nel suo moto ciclico, ondulatorio e scintillante, quasi un sereno approdo acquatico, dolcemente increspato, per i flussi della memoria intesa come tesoro universale di ciascuno di noi con un intento poetico che, per fortuna, la tecnica e la musicalità di Hélène Grimaud non riducono a fatuo esercizio esoterico, ma conferiscono concretezza al pensiero e compiutezza alla reinvenzione artistica. Una bella intervista all'interprete completa adeguatamente il cofanetto.