L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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La lingua del riso e della tragedia

di Roberta Pedrotti

The Yiddish Cabaret

musiche di Korngold, Schulhoff, Desyatnikov

Hila Baggio, soprano

Jerusalem Quartet

registrazione effettuata nel 2018

CD harmonia mundi 2019 HMM 902631

"Look at Jewish history. Unrelieved lamenting would be intolerable. So, for every ten Jews beating their breasts, God designated one to be crazy and amuse the breast-beaters." "Guardate la storia ebraica. Un lamento uniforme non sarebbe stato tollerabile. Allora, ogni dieci ebrei che si battono il petto, Dio ne ha designato uno che fosse pazzo e divertisse quelli che si battono il petto." Così Mel Brooks racconta le origini dell'umorismo ebraico, un misto di tragedia e follia: arguzia, ironia (e autoironia) come espressioni intellettuali, di identità culturale e sopravvivenza. 

Questo spirito non è necessariamente, non è solo comico (come non lo è, di per sé, il cabaret): è un modo di guardare il mondo e se stessi senza smettere di analizzare, mettere e mettersi in discussione che costituisce la forza di una cultura fedele a se stessa perché capace di confrontarsi, costretta a muoversi di continuo, spesso perseguitata, per il mondo e quindi costretta ad affermarsi nella dimensione intellettuale, a dialogare, assorbire stimoli, sviluppare e diffondere idee. Così, nasce anche lo straordinario patrimonio Yiddish, che dall'Europa orientale e centrale si diffonde là dove giungono gli esuli delle persecuzioni nazifasciste, in particolare negli Stati Uniti. Tuttavia, ricordano i membri dello Jerusalem Quartet nel dedicare questo CD proprio ai loro nonni di lingua yiddish, il valore di questo lascito sembra talora sfumato nel ricordo e nella consapevolezza, nella stessa pratica dell'idioma (un "tedesco-ebraico" straordinariamente espressivo).

Il recupero di alcune canzoni da cabaret riarrangiate da Leonid Desyatnikov permette di riallacciare alcuni fili sospesi di questo patrimonio. Sono brani polacchi risalenti all'epoca della Repubblica di Weimar da cui il compositore nato nel 1955 trae un ciclo intitolato Jiddisch - 5 Lieder für Stimme und Streichquartett. Un gran bel lavoro, che resta fedele allo spirito dell'epoca, lascia intravedere l'humus comune con il giovane Kurt Weill, ma anche tutti gli sviluppi successivi della musica yiddish dispersa per il mondo, fino, naturalmente, ai songs statunitensi, al musical, alla musica da film. Oltre a Weill, vengono in mente Gershwin, Bernstein e Korngold, tutti accumununati da una medesima radice culturale. E, allora, appare naturale e feconda l'associazione, nel programma, al Quartetto n. 2 op. 26 (1934) dello stesso Korngold, ebreo viennese che un anno dopo la composizione di questo pezzo troverà "più spirabil aere" e fortuna oltreoceano. Un po' meno noto, ma non meno interessante, è Erwin Schulhoff (nato nel 1894 a Praga e morto nel 1942 nel lager di Wülzburg), di cui si ascoltano i Fünf Stücke für Streichquartett (1923), rivisitazioni straniate di forme classiche o danze popolari"Alla Valse viennese", "Alla Serenata", "Alla Czeca", "Alla Tango", "Alla Tarantella". Tutto pervaso da quel sottile e intelligente mix di sarcasmo, disincanto, callidae juncturae di colto ed extra-colto, musica dotta, tradizionale, commerciale, di quel senso del tragico profondo, di quel prendersi sul serio senza prendersi troppo sul serio che costituisce un apporto fondamentale della cultura yiddish alla grande stagione del Cabaret. Il suono dello Jerusalem Quartet è permeato di questo spirito, così come lo è la voce di Hila Baggio, ficcante nell'articolazione della parola, abilissima nel modulare l'emissione sopranile per lo stile del cabaret di Weimar, quasi inquietante e leggiadra nel dipanare questi testi surreali d'amori, sogni, incubi, nostalgie, eros, thanatos, voli pindarici e ironie. 

È la tragedia che si salva nella follia intelligente, il lamento da cui prende forma un sorriso critico e acuto. È musica inafferrabile, serissima, inquietante, disincantata, è pensiero in movimento.


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