L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Gesualdo oltre Gesualdo

di Roberta Pedrotti

Carlo Gesualdo

Madrigali a cinque voci

libri primo e secondo (pubblicati nel 1594)

Les Arts Florissants

Paul Agnew direttore e tenore

registrato nel giugno 2019 a Parigi

2 CD harmonia mundi HAF 8905307.08, 2019

La fama di Carlo Gesualdo principe di Venosa (1566-1613) può essere anche la sua condanna, come spesso avviene per aloni leggendari legati a fatti non musicali. Il fatto che l'eccelso madrigalista si sia macchiato dell'omicidio della moglie e dell'amante di lei ha sicuramente contribuito a suscitare interesse verso l'artista maledetto, ha ispirato anche trasversalmente (anche nella musica l'intento è chiaro, sebbene il riferimento non si espliciti nel testo) un'opera come Luci mie traditrici di Sciarrino, ma ha anche rischiato di travisare il lavoro e la figura del vero Gesualdo, enfatizzando le tinte forti e soprattutto l'uso spregiudicato di cromatismi e dissonanze che emerge soprattutto negli straordinari ultimi libri di madrigali - pur successivi di oltre vent'anni dall'uxoricidio, avvenuto nel 1590. 

Paul Agnew, nel presentare il suo nuovo progetto discografico consagrato all'integrale dei madrigali gesualdiani, si impone subito un allontanamento da ogni enfatizzazione scandalistica, da ogni sguardo morboso. Anzi, arriva ad affermare - non senza logica - che più di un delitto d'onore compiuto da un nobiluomo nella Venosa del XVII secolo, per quanto traumatico per lo stesso omicida cresciuto sotto rigidi insegnamenti religiosi anche in prospettiva di una carriera ecclesiastica, doveva essere considerato straordinario, e fin scandaloso, il fatto che un principe d'antichissima stirpe, la cui madre è sorella del cardinale e futuro santo Carlo Borromeo, si applichi alla musica non da aristocratico dilettante, ma da professionista. In effetti, al di là dell'eclatante vicenda privata, quel che colpisce nella biografia di Gesualdo è la sua dedizione totale all'attività di compositore: il conte Alfonso Fontanelli, giunto a Venosa come ambasciatore estense e musicista a sua volta, dichiarò di aver sentito parlare di musica nel suo incontro con il principe più che in un intero anno. 

Ecco, allora, che lo studio di Gesualdo riparte proprio dalla sua dedizione totale all'arte, dal suo sentirsi - figlio cadetto di nobilissimi lombi consacrato agli studi e alla porpora, catapultato per la morte del fratello maggiore alla guida della casata, assassino della moglie, risposato con una conveniente alleanza estense - prima di tutto un compositore che, senza curarsi delle convenienze del rango, dà pubblicamente alle stampe il suo lavoro come un Marenzio o un Monteverdi, borghesi al servizio di signori e cappelle. Ciò significa anche non vedere il principe madrigalista come un unicum isolato nel suo tempo, come un visionario sperimentatore. Anzi, soprattutto l'ascolto dei primi madrigali (l'incisione riguarda i due libri stampati a Ferrara nel 1594, all'indomani delle seconde e più fortunate nozze) marca già la cura finissima della sua dottrina contrappuntistica, fonte di uno studio solido e rigoroso quanto intenso e appassionato. Così, si contestualizza anche la sua evoluzione stilistica, l'uso espressivo di durezze e dissonanze che sorgono dal dominio tecnico degli strumenti retorici della polifonia. Colpisce, anzi, la refrattareità alle innovazioni dilaganti, all'emergere di forme dialogiche e voci solistiche. Anche là dove il madrigale di Gesualdo si drammatizza, ciò avviene sempre nel tessuto polifonico, tessuto dall'organico variabile e originale. Convivono, insomma, una formazione accademica e un'impostazione perfino conservatrice, con una libera forza poetica, che si esprime nell'invenzione dell'intreccio melodico, nella vivida espressività, nella plasticità di colori e tessuto contrappuntistico. La stessa scelta di testi poetici di varia estrazione - Tasso e Guerini i nomi più illustri - denota la predilezione per i contrasti, i temi amorosi vertono su beltà crudeli, baci che danno vita e morte, ferite sanguinanti e risanate. 

L'esperienza anche come cantante di Paul Agnew si combina a quella delle voci delle Arts Florissants per una lettura accuratissima, precisa quanto espressiva ed eloquente nell'impasto timbrico e negli spessori. Si avverte, semmai, all'orecchio madrelingua qualche consonante non proprio italiana, specie fra dentali e palatali, ma non si può negare l'attenzione alla chiarezza della dizione.

Non resta, insomma, che attendere le prossime uscite di quest'integrale gesualdiana, per seguire l'intero arco del suo percorso creativo consapevoli, certo, della personalità e della biografia, ma superando anche la cristallizzazione della leggenda maledetta.


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