L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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La danza della passione

 di Andrea R. G. Pedrotti

Il dittico composto dall'Amor brujo di De Falla e da Cavalleria rusticana di Mascagni merita un esito trionfale nel segno del corpo di ballo e del suo direttore, il coreografo Renato Zanella, anche regista dello spettacolo. Ma non è da meno la concertazione di Jader Bignamini, ancora una volta bacchetta superlativa intelligente e struggente, a capo di un cast che ha acceso ogni entusiasmo musicale e teatrale.

Leggi la recensione della seconda recita

VERONA 8 marzo 2015 - Il mese di marzo è decisamente fortunato per il teatro Filarmonico di Verona: se lo scorso anno La vedova allegra si impose con una produzione che non esitiamo a definire assolutamente perfetta, oggi, 8 marzo, per festeggiare la festa donna e pochi giorni dalla Pasqua cristiana, abbiamo il privilegio di ammirare un dittico memorabile, come El amor brujo/Cavalleria rusticana. Fra le due produzioni, oltre al periodo dell'anno, vi è un altro comun denominatore: la massiccia presenza del corpo di ballo, quel corpo di ballo, troppo spesso dimenticato, che dovrebbe essere lustro e vanto della Fondazione. A guidare il meraviglioso complesso scaligero è un artista completo come Renato Zanella, che scopriamo non solo come uno dei più grandi coreografi al mondo, ma anche come uno dei migliori registi in circolazione. Zanella è senz'altro una risorsa importante per l'Arena e l'intero panorama culturale italiano, ma non avevamo ancora avuto il piacere di assistere a una sua messa in scena completa. Grave lacuna, questa, finalmente compensata.

La produzione ha un unico filo conduttore nell'amore. Non l'amore eterno ed etereo, ma quello fatuo, geloso e passionale dipinto da De Falla e Mascagni. Sul palcoscenico v'è un'unica scena fissa, con le rovine della Valle dei templi di Agrigento e un ulivo - d'altra parte siamo a Pasqua - sulla sinistra. La danza rituale dei gitani si svolge a notte fonda e, come il breve melodramma che seguirà, narra di gelosia, donne contese, amore fugace e fatale. Fasciate in colorati costumi tradizionali le ballerine e in abiti tipici della Sicilia ottocentesca i ballerini si adoperano in una coreografia coinvolgente oltre ogni aspettativa, la trama è estremamente chiara e i sentimenti sono trasmessi con partecipazione impareggiabile. I bravissimi Evghenij Kurstev e Antonio Russo, si contendono, come Turiddu e compar Alfio, gli affetti di una splendida Teresa Strisciulli. L'alternanza fra il complesso del corpo di ballo e dei passi solistici dei tre primi ballerini sono talmente perfetti da non sembrare nemmeno reali in un'esecuzione dal vivo in teatro.

Altrettanto mirabile la regia di Cavalleria rusticana, che inizia sempre con la grazie e la delizia del corpo di ballo dell'Arena, a passar il testimone a un altro fiore all'occhiello della Fondazione: un ottimo coro, guidato con precisione - come per La traviata - dal maestro Vito Lombardi. La scena è tradizionale, ma la mimica e la cura del dettaglio sono pertinentemente maniacale: non riusciamo a trovare alcuna sbavatura nei movimenti delle masse o dei soli e ogni elemento appare ineccepibile, d'una perfezione che non abbandona mai impeto e pathos estremi. Unica concessione oltre la tradizione è la chiusura delle quinte in una grande parete bianca, estremamente evocativa, sia nel corso di “Mamma, quel vino è generoso”, sia in molti altri momenti. Le emozioni sono dosate in modo perfetto da Zanella, in un'alchimia dell'anima mirabile.

La parte musicale non è stata certo inferiore a quella visiva: per prima vogliamo ricordare la brava Lola della giovanissima Clarissa Leonardi. La voce ha già notevole personalità e la cantante è estremamente disinvolta sul palco. Molto brava nelle litanie di El amor brujo, così come nel successivo dramma verista. Bene anche l'Alfio di Sebastian Catana, corretto nel canto, espressivo e buon attore. Stesso discorso per la mamma Lucia di Milena Josipovic, che esegue il ruolo senza alcuna sbavatura, conformemente alla produzione. Yusif Eyvazov (Turiddu) è un artista impetuoso e passionale, molto adatto a questo tipo di repertorio: non canta bene nell'accezione classica di una linea vocale diligente come in un buon esercizio di solfeggio, bensì insiste sul fraseggio e l'interpretazione, senza mai risultare eccessivo o sguaiato, evitando dunque le trappole del verismo. La dizione italiana è pressocché perfetta e si dimostra attore notevole, anche nel piccolo ruolo affidatogli durante balletto. Punto più alto per lui, il finale con la bella interpretazione di “Mamma, quel vino è generoso” e il successivo duello, a vista e non celato come accade spesso. Fra le qualità vocali del tenore, azero ma nato ad Algeri, sicuramente l'ampiezza del volume e la sicurezza nello squillo, quando sia richiesto di salire all'acuto.

Se molto bene è andato Turiddu, autentica trionfatrice del pomeriggio veronese è stata la Santuzza di Ildiko Komlòsi, di certo una delle migliori interpreti attuali del ruolo. Artista raffinata ed elegante, non perde mai la linea e canta con dovizia ogni nota, impreziosendola con accenti mirabili. Per lei vale stesso discorso fatto precedentemente: il verismo non è un canto urlato, ma musica e melodia a tutti gli effetti e la Komlòsi sa benissimo tutto questo, quale interprete di grandissima classe.

Sul podio la bacchetta più che perfetta di Jader Bignamini, uno dei migliori maestri d'orchestra che si siano avvicendati sul podio della Fondazione Arena di Verona. Il suo gesto è vibrante, le dinamiche coinvolgenti, così come le inattaccabili scelte agogiche. Non solo l'Intermezzo, ma tutta la sua concertazione è talmente partecipata da strappare lacrime e commozione dal primo all'ultimo accordo.

I bellissimi costumi sono di Leila Fteita e le luci, suggestive e affascinanti, di Paolo Mazzon.

Pubblico numeroso, calorosissimo al termine di fronte a una messa in scena tale da far apparire comunque insufficiente qualunque manifestazione di giubilo. Come sempre i nostri ringraziamenti vanno alla direzione artistica che, con pochi mezzi, è riuscita a far incrementare il livello qualitativo degli spettacoli, sfruttando le risorse interne e l'estro. E se una risorsa interna è proprio l'estro di Renato Zanella, si parte decisamente avvantaggiati.

L'invito è ad accorrere numerosi alle successive tre repliche.  

foto Ennevi