L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Abigaille sul trono aurato

 di Andrea R. G. Pedrotti

Ultimo avvicendamento nel cast del Nabucco all'Arena e straordinaria affermazione, in una recita complessivamente convincente, di Anna Pirozzi, una delle migliori interpreti al mondo del ruolo di Abigaille.

Leggi la recensione delle altre compagnie:

Verona, Nabucco, 19/06/2015

Verona, Nabucco, 18/07/2015

VERONA 29 agosto 2015 - Terzo Nabucco stagionale all'Arena di Verona e convinto successo di pubblico alla rappresentazione di sabato 29 agosto 2015. La maggior vicinanza al palcoscenico, rispetto alle recite cui abbiamo assistito in precedenza, ci consente di apprezzare una minor staticità dell'impianto registico di Gianfranco de Bosio, cosa dovuta, presumibilmente, al fatto che coro, comparse e interpreti tutti rimangono innegabilmente esseri viventi nella contemporaneità seppur inquadrati in istantanee d'un passato più immaginato che non reale. Ci pare, infatti, difficile supporre che il pubblico dalle prime rappresentazioni, all'alba del XX secolo, fino a oggi. centodue anni dopo, possa mantenere il medesimo stupore. Capiamo l'effetto delle grandi masse e delle grandi costruzioni, ma (e con questo non vogliamo essere irriverenti), quando ci raccontano una barzelletta, le risa scaturiscono dal nostro animo, innanzi alla sorpresa, e, almeno in genere, se questa ci viene ripetuta novantaquattro volte (tante sono le stagioni estive della fondazione), siamo portati a divertirci sempre meno. Parimenti l'iniziale stupore per aver ammirato qualcosa di nuovo non può ripetersi in eterno, poiché il nuovo di un tempo perde immancabilmente il necessario effetto semantico che ne caratterizzò le prime edizioni.

Ad ogni modo, riteniamo di aver di aver descritto sufficientemente la regia di De Bosio e le scene di Rinaldo Olivieri in occasione delle prime due recite che ci ha visti nel mezzo del folto pubblico areniano. Teniamo solo a una notazione di cronaca, prima di cominciare con la dissertazione sulla parte squisitamente musicale, ossia sottolineare la rara cortesia d'una maschera, assisa nei pressi dell'uscita degli artisti, la quale, nel corso dell'interminabile cambio scena del terzo atto, ha gentilmente risposto a un signore delle poltronissime gold che insisteva per acquistare qualcosa da bere ai due piccoli bar posti ai lati della buca. Vista l'impossibilità di assecondare il desiderio dello spettatore la stessa maschera si è recata fuori dalla platea portando un bicchiere colmo d'acqua fino al posto ove l'esigente visitatore era tornato. Un gesto di cortesia piuttosto raro di questi tempi. Se fossimo a conoscenza del nome della maschera, lo citeremmo volentieri, ma speriamo che questo non sia un caso isolato.

Nel ruolo eponimo troviamo il baritono rumeno Sebastian Catana, che si dimostra interprete particolarmente appassionato e partecipe. Talvolta viene portato a leggere spoggiature nell'eccesso dell'enfasi. Ad ogni modo il personaggio viene fuori nella sua completezza, ottenendo al termine un franco e meritato successo.

Assolutamente memorabile l'Abigaille di Anna Pirozzi, forse fra le migliori interpreti al mondo del ruolo, sicuramente la migliore dell'estate veronese. La Pirozzi non forza mai il suono, che sgorga naturale; l'accento è ineccepibile per varietà e colori di rara bellezza. La salita all'acuto è precisa, centrata e squillante. Accanto all'inappuntabile resa tecnica, notiamo con piacere la felice prova d'attrice del soprano, disinvolta e mai caricaturale, nonostante la regia.

Non all'altezza lo Zaccaria del basso Vitalij Kowaljow, poco solenne interpretativamente e zoppicante vocalmente. L'emissione appare spesso strozzata e l'intonazione non sempre ineccepibile. A ciò si accompagna uno squillo poco incisivo, portando in scena un profeta non molto convincente.

Molto brava Anna Malavasi come Fenena: la voce è calda e pastosa, il fraseggio gustosamente godibile e la recitazione (per quanto si possa recitare nell'allestimento di De Bosio) di buon livello.

Raffele Abete è un discreto Ismaele, che porta a termine la rappresentazione con professionalità, senza picchi di lode particolare, ma, al contempo, senza mende di sorta.

Il Gran Sacerdote di Belo era Paolo Battaglia; Abdallo, Paolo Antognetti; Anna, Elena Borin.

Positiva la prova del coro della Fondazione Arena, caratterizzato dall'omogeneità del colore e da un bell'amalgama vocale. Probabilmente quella di sabato sera è stata la miglior interpretazione di “Va, pensiero...” da noi ascoltata quest'estate. Maestro del coro era, come sempre, Salvo Sgrò.

Nonostante qualche sbavatura accettabile, considerato che siamo al termine della stagione, la prova dell'orchestra è stata sicuramente positiva. Il M° Julian Kovatchev accompagna con piglio e sicurezza gli interpreti, con buone dinamiche. Ovvia la sicurezza del direttore bulgaro, forte anche delle sue numerose presenze nell'estate veronese. Forse in lui non riscontriamo la necessaria vena di personalità, ma nell'ambito di oltre cinquanta serate (fra opera e Gala), rappresentate in Arena, egli risulta un maestro di sicura affidabilità.


 

 

 
 
 

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