L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Doppi Foscari

 di Joel Poblete

Nonostante l'indisposizione che ha colto, nelle rispettive prime, l'interprete di Francesco Foscari del primo cast e di Jacopo Foscari del secondo, la prima produzione dell'opera verdiana del XXI secolo nella capitale cilena (dopo l'unica del XX nel 1982) è un grande successo grazie a una bella messinscena, a buone concertazioni e a compagnie nel complesso assai valide.

SANTIAGO del CILE, 21 e 22 settembre 2015 - Benché in entrambe recite di debutto delle due compagnie scritturate uno dei protagonisti abbia cantato indisposto, il ritorno al Teatro Municipal de Santiago deiDue Foscari di Verdi, dopo più di trent'anni dalla sua ultima apparizione su queste scene (nel 1982, con Renato Bruson e Vicente Sardinero nell'unica produzione cilena del titolo nel XX secolo) è stato molto ben accolto dal pubblico.

Questa buona accoglienza si deve, in partenza e in buona parte, naturalmente alla musica. Ingiustamente sottovalutata e poco rappresentata nel secolo scorso, la sesta opera del compositore italiano, datata 1844, è tornata nella considerazione dei teatri negli ultimi decenni, e ancor più negli ultimi anni, da quando Plácido Domingo ha incluso il ruolo del protagonistico nel suo discutibile nuovo volto di “baritono”.

Con l'elenco internacional, il direttore stabile dell'Orquesta Filarmónica de Santiago, il russo Konstantin Chudovsky, si è mostrato molto più sottile e accurato che nelle sue precedenti incursioni liriche di quest'anno – Rusalka e Madama Butterfly – soprattutto nell'equilibrio fra le voci soliste e l'orchestra. Con la seconda compagnia, chiamata elenco estelar, il maestro cileno Pedro-Pablo Prudencio è parso, a sua volta, più incisivo nel suo approccio alla musica verdiana, transitando solidamente fra i ritmi vigorosi, energici e coinvolgenti di alcuni momenti e i passaggi più lirici e drammatici di altri.

Oltre alla maestria delle melodie verdiane, cui è difficile resistere, questo ritorno dei Due Foscari ha brillato anche grazie alla stupenda messa in scena curata da talentuosi artisti argentini. Il regista Pablo Maritano, che si era distinto qui con Il trovatore nel 2013 e l'anno scorso con Otello, ha proposto un'altra buona prova verdiana, fluida, sottile, attenta alle situazioni drammatiche; la sua decisione di trasporre la vicenda dalla metà del XV secolo agli anni '30 del XX ha funzionato assai bene e si è sviluppata sempre con coerenza grazie alle scene belle e sobrie di Nicolás Boni, accurata ricreazione dell'architettura veneziana, e i costumi splendidi di Sofía Di Nunzio. Le luci a cura del cileno Ricardo Castro hanno contribuito a rafforzare le sfumature drammatiche del dramma, sottolineando i chiaroscuri delle scene e dello stesso argomento.

L'elemento decisivo che ha suggellato l'entusiasmo del pubblico per questa produzione sono stati i cantanti. E questo nonostante, come già detto, in entrambe le compagnie si riscontrassero evidenti problemi con alcuni solisti. In origine, quando fu annunciata la stagione lirica di quest'anno, l'elenco internacional doveva essere capeggiato dal baritono ucraino Vitaliy Bilyy, che già era apparso in ruoli verdiani al Municipal, ma poi si disse che al suo posto sarebbe arrivato il polacco Andrzej Dobber (protagonista di Rigoletto in questo teatro nel 2010), e alla fine il Doge Foscari è stato cantato dal romeno Sebastian Catana, al debutto in Cile.

Al debutto dell'elenco internacional, lunedì 21 di settembre, Catana ha tossito non proprio discretamente per buona parte della recita, e tuttavia, ad ogni modo,ha cantato con buon volume, la sua voce non appariva nelle condizioni ideali, il che sicuramente ha inciso sulla sua resa teatrale, appena sufficiente e talora distratta, disperdendo la forza e la drammaticità del commuovente finale; un peccato, considerando il suo buon curriculum verdiano.

Fortunatamente, nonostante il disimpegno più faticoso di Catana, l'elenco internacional si è fatto valere e ha meritato applausi, specialmente grazie a uno dei soprani che più si stanno distinguendo a livello internazionale nel repertorio verdiano, la statunitense Tamara Wilson. Con questo brillante ritorno al Municipal, dove ha debuttato nel 2011 come protagonista di Aida, ha ricevuto meritate ovazioni: la sua Lucrezia è stata adeguatamente intensa e drammatica, ha messo in luce un materiale vocale poderoso e accattivante, di notevole impatto per il volume, sempre a suo agio in tutta la tessitura, capace di sottigliezze nei momenti elegiaci come di rendere la fierezza delle pagine più energiche. Un grande successo! Accanto a lei, il tenore coreano Alfred Kim, che aveva in precedenza interpretato al Municipal El trovatore, Cavalleria rusticana, Tosca e Carmen, ha cantato per la prima volta nella sua carriera il ruolo di Jacopo ed è tornato a suscitareuna buona impressione per la sua potente voce e per il coinvolgimento interpretativo, facendosi notare soprattutto nell'aria con cabaletta di sortita, ma anche nella drammaticità delle scene seguenti.

Anche nell'elenco estelar uno dei due Foscari era indisposto. Al debutto di questa seconda compagnia, martedì 22, Jacopo era il tenore cileno Gonzalo Tomckowiack, dall'inizio meno disinvolto e sicuro che in altre occasioni, condizione poi accentuatasi nel corso della recita affliggendo in maniera evidente tutta la sua prestazione, per quanto si sia impegnato per cantare professionalmente fino alla fine. A suo favore devo dire che, per quel che si è potuto apprezzare nella trasmissione televisiva del Gala presidenziale del 18 settembre, il tenore aveva cantato bene in migliori condizioni di salute. Il positivo è che, nonostante questo limite evidente, anche il questo caso il cast si è fatto valere, grazie a due artisti argentini che avevano già destato una buona impressione cantando Verdi al Municipal: il baritono Omar Carrión è stato un buon Doge Foscari, nobile, convincente e distinto sulla scena, vocalmente valido, in particolare nell'ultima scena; il soprano Mónica Ferracani ha recitato in modo credibile e risolto bene le ardue esigenze del ruolo di Lucrezia, per quanto in alcune note o certi passaggi la sua emissione incappasse in occasionali cadute.

In entrambe le compagnie i ruoli secondari sono stati molto ben interpretati dai cileni Patricio Sabaté e Sergio Gallardo nel ruolo dell'implacabile, perfido Loredano, Paola Rodríguez e Yeanethe Münzenmayer come Pisana, Luis Rivas e Claudio Fernández come Barbarigo, Augusto de la Maza, un Servo, e Claudio Esteban Cerda, un Fante. Il Coro del teatro, diretto dall'uruguayano Jorge Klastornik, è tornato a brillare, in particolare nelle impressionanti scene del consiglio.

foto Patricio Melo


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