L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

L'ora della Mélodie

 di Francesco Bertini

 

Il contralto Marie-Nicole Lemieux è protagonista di un raffinato recital dedicato dal Centre de musique romantique française del palazzetto Bru Zane al repertorio della mélodie.

VENEZIA 16 febbraio 2015 - A ridosso dei festeggiamenti che chiudono il frizzante Carnevale veneziano, si tiene un altro interessante evento della rassegna organizzata dal Palazzetto Bru Zane. Questa volta la serata si svolge nella sede del Centre de musique romantique française dove stucchi e affreschi fanno da cornice all’esibizione di Marie-Nicole Lemieux, contralto, e Roger Vignoles, pianoforte. Il programma è interamente dedicato alla mélodie, genere assai in voga durante l’Ottocento, che ha come punti di forza tanto la raffinata scrittura, quanto l’efficacia poetica dei testi, concepiti da alcuni degli autori più apprezzati. Il rapido ma efficace excursus concepito per il concerto veneziano riassume, in un’ora di musica, la fondamentale rilevanza, nonché la perfetta fattura, dei lavori fin de siècle. L’apertura spetta a Guillaume Lekeu il quale, in soli ventiquattro anni di vita, riesce a concepire un linguaggio personale di valido interesse. Si ascoltano i suoi Trois Poèmes, di cui è anche artefice del testo, apprezzabili per quel dolce scivolare della scrittura dall’afflato romantico, alle prime evidenti tracce dell’impressionismo. Segue un’ampia sezione dedicata a Reynaldo Hahn. I lavori del compositore sudamericano, trasferitosi in tenera età in Francia, sprigionano un appassionato gusto per le tinte e l’attenzione per i dettagli musicali. Di Hahn vengono presentate cinque mélodies, quattro su testi di Paul Verlaine e uno di Victor Hugo. La panoramica stilistica è ampia considerando che Offrande, D’une prison e Fêtes galantes risalgono agli anni 1891/92, L’heure exquise al 1911 e Puisque j’ai mis ma lèvre al 1917. Non manca un’incursione nell’opera di un altro musicista fondamentale nel contesto francese dell’epoca, Ernest Chausson. Le Charme del 1879 e La caravane del 1887, quest’ultima ispirata dalle parole di Théophile Gautier e particolarmente sinuosa nei rimandi orientaleggianti, rientrano a pieno titolo nella prima parte dell’attività di Chausson che subisce l’influenza di Jules Massenet per la ricchezza di idee eleganti. Inevitabile uno spazio riservato a Claude Debussy del quale sono eseguite le Fêtes galantes, 2e série (Les Ingénus – Le Faune – Colloque sentimental) su testi di Paul Verlaine, particolarmente stimato per la musicalità e la forza evocativa. In chiusura è propizio l’ascolto di Henri Duparc. In questo caso le proposte coprono tre lustri dell’attività del compositore: si parte con L’invitation au voyage, del 1870, e La Vie antérieure,del 1884, da Charles Baudelaire, per proseguire con Sérénade florentine, del 1880,e Phidylé, datata 1882. Duparc è forse più abile dei colleghi nel sottolineare le atmosfere liriche grazie all’intensa valorizzazione emotiva e alla perfetta fusione tra poesia e musica. Le caratteristiche precipue della mélodie vengono abilmente sottolineate dalla duttilità vocale della Lemieux. Il contralto canadese infonde calore e vita alla propria interpretazione: l’emozione che traspare in ogni verso intonato conquista lo spettatore per la verità del fraseggio, il candore del sentimento trasmesso e la duttilità di uno strumento a proprio agio soprattutto nella tessitura acuta. La stessa mimica facciale esprime ciò che il testo lascia trapelare, a volte anche non apertamente, dando il polso dell’estrema sensibilità e personalità dell’artista. Benché Vignoles possa apparire distaccato, il suo accompagnamento pianistico si mette perfettamente al servizio degli intenti interpretativi della cantante. Egli crea un tappeto sonoro delicato e preciso, mai invadente. I grandi consensi finali spingono una spigliata e divertita Lemieux a concedere ben tre bis: la commovente À Chloris di Reynaldo Hanh, Villanelle, la prima delle sei mélodies tratte da Les nuits d’été di Hector Berlioz, e, come omaggio al nostro paese, la versione italiana della delicata L’heure exquise. I tripudianti consensi finali emozionano l’esecutrice la quale si concede felicemente alle dimostrazioni d’affetto del pubblico.

Foto Michele Crosera


 

 

 
 
 

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