L’Ape musicale

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Seconda giornata: in duo e in trio

Il 12 agosto in mattinata capatina nel parco e, sorpresa! All'interno di un gazebo bianco nel cuore del parco, ecco spuntare come nella favola di Alice una master class pubblica del violinista Jean-Marc Phillips-Varjabédian (del Trio Wanderer) al giovanissimo Trio Michel, formato da tre giovani sorelle molto promettenti. Veniamo così a scoprire che oltre agli ottantanove concerti in programma (di cui settantadue a pagamento), il festival organizza anche fruttuose masterclass (quest'anno sessantadue!) di pianoforte e musica da camera con alcuni dei musicisti del festival o dei gruppi in residenza.

Il pomeriggio alle 18, nel Parco, ecco un bravo duo pianistico, il Duo Jatekok, molto noto in Francia, formato da Adelaide Panaget e Naïri Badal. Due pianiste sulla trentina formate alla gloriosa scuola di Brigitte Angerer e Nicholas Angelich al Conservatorio di Parigi, affiatate e straordinariamente spigliate nel porgersi al pubblico. Suonano veramente molto bene, affrontano con bravura e cura del suono qualsiasi repertorio a quattro mani, sia a uno che a due pianoforti. In programma c'erano le Danze Polovesiane di Borodin, la Rapsodia Spagnola di Ravel, le Variazioni su un Tema di Haydn di Brahms, la Valse di Ravel (clou del concerto) e una serie di bis preziosi. Bel pomeriggio di musica raramente eseguita, molto propedeutico all'evento serale, uno dei più riusciti dell'intero festival: l'esecuzione dei due Concerti per pianoforte e orchestra di Fryderyk Chopin da parte del russo Nikolai Lugansky (che nel 1994 sfiorò la medaglia d'oro al Concorso Tchaikovsky), coadiuvato dalla Sinfonia Varsovia (orchestra in residence del 2015) diretta da Alexander Vedernikov. Coloro cioè che hanno realizzato di recente per l'etichetta Naïve una delle migliori registrazioni degli ultimi vent'anni di questi due gioielli. Luganski sfoggia una tecnica superiore, da vero grande pianista, il suono è potente, legatissimo e rotondo, si espande senza fatica nel parco e penetra nelle orecchie. Con lui ogni nota, ogni frase è sempre come scolpita nel marmo. Ne esce uno Chopin romantico senza retorica, asciutto, moderno, splendidamente fraseggiato e chiarissimo. E memorabile l'intesa col direttore, dal gesto poco ortodosso ma efficacissimo. Una lezione di stile, un concerto memorabile, al quale Luganski ha voluto aggiungere come bis il Valzer in la minore op. 64 n. 2, condotto alla Rachmaninov, cioè con con superbi rubati.

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