L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Da Beatrice, con furore

 di Federica Fanizza

 

A Trento concerto di chiusura della stagione di concerti 2015 della Società Filarmonica 2015 affidata all’esuberanza giovanile di Beatrice Rana.

TRENTO, 14 dicembre 2015 - Qualche fan americano è convinto che la pianista Beatrice Rana, una specie di miracolo musicale, sia nata a Cupertino nella Silicon Valley. Errore: Copertino con la o è in provincia di Lecce, dove è nata, e negli Usa si è affermata con il piazzamento d’onore, nel 2013, quando ha conseguito il secondo premio al Concorso pianistico internazionale Van Cliburn di Fort Worth, dove ha anche ottenuto il premio del pubblico che le è valso il diritto all’incisione del CD della prova finale. La data di nascita, invece, non permette equivoci: 22 gennaio 1993. Martha Argerich l’ha definita come uno dei pianisti più interessanti della nuova generazione e Antonio Pappano l’ha scelta per un disco con Warner Classica incidendo il concerto per pianoforte n. 2 di Prokof'ev e l’analogo n. 1 di Čajkovskij .

Giovane promessa, sta proseguendo i suo studi ad Hannover dove frequenta l’Hochmusik füer die Musik nella classe del pianista israeliano Arie Vardi che annovera fra i suoi studenti alcuni dei migliori pianisti a livello internazionale come Yundi Li, vincitore della XIV edizione del Concorso Chopin di Varsavia.

È una Beatrice Rana da assalto, quella che si è presentata a Trento il 14 dicembre 2015 nella storica sala della locale Filarmonica trentina. Ma per lei e per il suo stile interpretativo, per come si avvicina al pianoforte, vale l’accostamento al motto protoromantico Sturm und Drang.

Questo atteggiamento ce lo offre al momento stesso in cui si siede alla tastiera iniziando immediatamente l’esecuzione: non ha bisogno di preamboli e va subito all’ essenza del programma che ha voluto presentare all’attento pubblico.

Dalla Partita n. 2 in do minore di Bach (1731) a La Valse di Ravel (1920), passando per la Sonata op. 40 n. 2 di Clementi (1802) e la Sonata n. 2 op 35 con la Marcia Funebre (1839) di Chopin, riunisce quindi i capisaldi della storia della scrittura pianistica.

Con Bach l’interpretazione della giovane strumentista è attenta alla ricerca delle sonorità barocche esaltando il virtuosismo della scrittura clavicembalista; con la Sonata n. 2 op. 40 di Clementi, prodotto maturo classicismo pianistico protoromantico, la Rana aggredisce la tastiera dando l’impressione di voler sostenere, con la musica, una lotta impari. Riuscendo a venirne a capo con notevoli capacità tecniche attraverso una esecuzione che evidenzia il lato chiaroscurale della varietà tonale che caratterizza i due movimenti della sonata. La trasforma così, si può dire, una scrittura tardo romantica, per la ricerca del contrasto tra dissonanze che conferiscono alla composizione un marcato patetismo

Ma è con l’esecuzione di Chopin che la giovane pianista, come strumentista d’assalto, accentua, specie nel Lento della Marcia Funebre, la ricercatezza delle vigorose sonorità del pianoforte mentre l’elemento patetico lo risolve con sufficienza ritmica, ricercando i tempi rapidi o estatici, esaltando i contrasti dinamici della sonorità chopiniana

L’esecuzione di Ravel con il virtuosismo spinto all’estremo riassume la filosofia della giovane interprete, una concertista matura, certa dei suoi strumenti tecnici, esperta, ma che deve tenere sotto controllo la sua grande potenza di mezzi per dare più spazio all’interpretazione.

Il pubblico ha risposto con entusiasmo alla sua lettura, ripagato da due bis, dedicati a Bach e a Chopin che con estrema leggerezza hanno chiuso la serata di grande qualità esecutiva.

 


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