L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

You must love Evita

 di Valentina Anzani

 

Riscuote entusiastici consensi Evita nell’allestimento della Bernstein School of Music Theatre al Teatro Comunale di Bologna.

Bologna, 16 giugno 2015 – Gli allievi della scuola di musical bolognese (prima fondata in Italia, che da più di vent’anni sotto la guida di Shawna Farrell sforna talenti per le ribalte internazionali) si sono cimentati, per l’annuale appuntamento con il musical nella Sala Bibiena, con Evita, tra i primi titoli della collaborazione tra Andrew Lloyd Webber e Tim Rice e immortalato su pellicola nel 1997 dalle interpretazioni nientemeno che di Madonna e di Antonio Banderas.

Carta vincente dell’allestimento è stata la raffinata impostazione registica di Gianni Marras, che da anni si occupa delle regie dei musical al Teatro Comunale – ricordiamo Il bacio della donna ragno, Ragtime, e Les Misérables –. Si è concentrato sull’essenzialità delle linee, l'impiego sapiente delle luci (per mano di Daniele Naldi) e sulla vivacità dei costumi (Massimo Carlotto), per un’ambientazione scenica che permettesse una narrazione del tutto aderente al testo, con qualche omaggio alla versione cinematografica. Il risultato sono stati scenari piacevoli e di sicuro impatto positivo, rassicuranti e capaci tanto di mettere a proprio agio gli interpreti principali, che avevano il non facile compito di misurarsi con una scrittura musicale a tratti impietosa, quanto di accogliere le masse. Numerosissimi i performer delle scene corali e di danza, che hanno contribuito a dare una impressione di magnificenza e tra cui è stato apprezzato soprattutto il gruppo di ufficiali, compatti in ogni apparizione.

Clara Maselli nel ruolo eponimo e Andrea Spina come Juan Peròn hanno dato il meglio di sè nel duetto che sanciva il primo incontro tra l’attrice e il capo politico, in un’interpretazione che dava risalto all’espressività della parola e dava spazio a sottili dinamiche, attenzioni altrove trascurate, laddove le linee vocali si spingevano oltre il loro registro di estensione più comodo, procurando lievi difficoltà nel gestire appieno la parte in termini di resa vocale e presenza scenica.

Vera presenza carismatica era quella di Filippo Strocchi nei panni del Che, narratore eversivo e onnipresente a rendere evidenti, nelle parole salaci di Rice, le contraddizioni di un personaggio pubblico assurto a “leader spirituale dell’Argentina” e di un’epoca. Perla della serata è stata Costanza Scalia quale amante di Juan Peron scacciata da Evita, nel – purtroppo – unico brano previsto dal suo ruolo, interpretato con una disarmante aria di semplicità, unita a precisione e purezza del timbro.

L’elegante spettacolo ha dato una generale impressione positiva, senza che qualche imperfezione avesse un reale incidenza sugli animi entusiasti del pubblico, che ha espresso pieni consensi.

foto Rocco Casaluci


 

 

 
 
 

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