L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Ballerini di grido per virtuosi della musica

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ancora in atto ci ha imposto un nuovo comportamento. Non si può andare a teatro ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, bisogna solo fruirne in maniera differente. Grazie al web e alla televisione importanti proposte arrivano direttamente a casa dando una mano alla cultura. Sul canale YouTube del Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena è stata trasmessa una nuova edizione di Duets and Solos a cura di Daniele Cipriani.

MODENA - Inedita edizione per Duets and Solos in omaggio all’arte e alla bellezza – purtroppo sentimenti congelati in questo periodo di pandemia – è offerta al pubblico più ampio sul web con l'attrattiva di grandi nomi della musica (Bach, Schubert, Chopin, Saint-Saëns, Shchedrin, Cassadó, Piazzola con la consulenza di Gastón Fournier-Facio) e della danza, come il carismatico Sergio Bernal (già Balletto Nazionale di Spagna), l’accademico Matteo Miccini (Stuttgart Ballet), l’incredibile en dehors di Marijn Rademaker (già Stuttgart Ballet, Het National Ballet), gli invitanti Repele e Sasha Riva (entrambi già Gran Teatro di Ginevra). Presenti in palcoscenico i protagonisti assoluti della serata, insigni interpreti di melodie toccanti e struggenti, la pianista Beatrice Rana e il violoncellista Mario Brunello, a cui si è unito per l’occasione il pianista Massimo Spada. Brunello è uno dei più affascinanti, completi e ricercati artisti della sua generazione; nell’arco della lunga carriera, si è esibito con le più prestigiose orchestre del mondo. Beatrice Rana ha già conquistato il mondo della musica classica internazionale, suscitando ammirazione e interesse.

Come è ormai buona consuetudine di Daniele Cipriani, l’offerta è stata selettiva e variegata, sinonimo di qualità avvalorata dal gusto nello scegliere gli artisti e gli ambasciatori dell’arte tersicorea, in questo speciale caso soli o in coppia - qualora la scena corrispondesse a un'unione anche privata e dunque alla possibilità di toccarsi anche in scena senza problemi di distanziamento da emergenza sanitaria. Altra novità è stata la presenza di un cast coreutico unicamente al maschile, incluse le due coppie di congiunti, oltre all’essere tutti coreografi di sé stessi. I momenti di sola musica si sono aperti con l’Andante dalla Sonata in sol minore, op.19 per violoncello e pianoforte di Rachmaninov per seguire con la Quadriglia per violoncello e pianoforte (dal secondo atto dell’opera Ne tol'ko Lyubov) di Rodion Shchedrin. L’esecuzione di Brunello per la famosa Ciaccona di Bach (dalla Partita n. 2 in re minore)sul suo violoncello piccolo è valsa già di per sé l’intera serata.

Tra le curiosità coreografiche, una moderna Morte del Cigno al maschile (coreografia di Cue) interpretata dal sensuale Sergio Bernal. Il ballerino spagnolo non ha fatto mancare inoltre quei suoi roventi brani iberici che da sempre entusiasmano gli spettatori (Intermezzo e Danza Finale su musica di Cassadó), mentre Matteo Miccini ha interpretato un assolo tratto da SSSS di Clug (musica di Chopin) e, in tandem con Bernal, Folia de Caballeros, un originale passo a due maschile (variazioni sul tema della Follia, trascritte da Cesare Freddi e Laura Serra per violoncello e pianoforte, coreografia di De Luz/Bernal) in cui i due hanno danzato a distanza senza toccarsi mai. Per i passi a due congiunti si sono ammirate due nuove creazioni in prima assoluta a firma dei coreografi/ballerini Sasha Riva e Simone Repele, Novembre 29 sulle pagine dei celebri notturni di Chopin, e Portrait di Lili su musica di J.S. Bach (dalle Variazioni Goldberg); inoltre, What we’ve been telling you, coreografata e interpretata dalla coppia Matteo Miccini e Marijn Rademaker. Nel dettaglio Novembre 29 ha fatto percepire quella lontananza da un luogo in cui uno dovrebbe trovarsi abitualmente, quell’improvvisa e fugace sospensione della coscienza che si verifica in certi momenti dell’esistenza. Per quanto concerne l'aspetto strettamente coreografico la creazione si è ben sottoposta a sperimentazioni sulla concezione classica, aggiungendo una quantità variabile di contemporaneo, mescolando in quantità uguali il simbolo del distacco che diventa movenza di auto protezione (pur con qualche eccesso gestuale). SSSS è un pezzo che da sempre ha ricevuto lusinghiere risposte da pubblico e critica; una danza presentata in maniera dolce, sommessa piuttosto che ostentata, come fosse un ballo nella notte, prima di disperdersi verso altre singole direzioni. Intermezzo e Danza Finale ha stupito con Bernal in uno dei suoi “zapateado” che ci si aspettava, donando un sentore di atmosfere popolari spagnole legate al ritmo, scandito dal ballerino con maestria, nel tempo sul batter dei talloni. Folia de Caballeros è un originale passo a due, una sorta di corteggiamento gioioso ed incalzante, al pari di una composizione poetica o di una serenata, dove si crea nello spettatore quella base affettiva che mediante il gesto e lo sguardo favorisce il rituale. In Portrait di Lili si palesa estremamente l’inafferrabile dell’animo, fino a quasi perderne la forma, segnatamente misterioso dove la dolcezza del suono decide il destino dell’umano interpretato con personalità e struggimento. Particolarmente apprezzato What we’ve been telling you, i danzatori sono apparsi precisi, maturi, radicati fin nei gesti ai più impercettibili, capaci di tracciare lo stare insieme con toccante contributo. Nel Cigno Ricardo Cue appare in tutta la sua potenza apollinea, magnetico nell’estetica virile del gesto, con quel maestoso portamento delle braccia e quel sensuale ed arcuato movimento in estensione dove i muscoli dorsali e addominali imprimono poetiche spinte verso il cielo. A chiusura il défilé di tutti i ballerini sul brano “Le Grand Tango”, accompagnati dagli eccellenti musicisti, un crescendo di trepidazione che, dal silenzioso e splendido teatro modenese avvolto nella sua crepuscolare solitudine, ha unitamente trasmesso l’affiatamento degli artisti per una produzione capace di rivelare - tra musica e danza - l’esplosività interiore.

Forse le riprese non hanno sempre restituito appieno la danza intervallando sequenze sul musicista e sul danzatore, a intermittenza come lo spegnersi e l’accendersi della luce, distogliendo la giusta concentrazione verso la visione dell’esibizione, riservando anche a tratti una scena troppo buia sul fondale non adatta a restituire la suggestione dello spazio scenico: certamente lo streaming ha rubato in parte la perfetta dimensione del campo visivo. Congratulazioni a Cipriani, l’incisività dell’inedita edizione di Duets and Solos si è distinta per equilibrio, signorilità e stile levigato, senza alcuna sbavatura di sorta. Come diceva Le Corbusier (leggendolo nei testi a cura di Domenico De Masi che hanno fatto da collante tra un pezzo e l’altro) “Lo spirito creativo si afferma dove regna la serenità”.

Michele Olivieri


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