L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Salmodiando a passo misurato

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ancora in atto ci ha imposto un nuovo comportamento. Non si può andare a teatro ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, bisogna solo fruirne in maniera differente. Grazie al web e alla televisione importanti proposte arrivano direttamente a casa dando una mano alla cultura. Sul canale Youtube e sulla pagina Facebook della CZD è stato trasmesso lo spettacolo A. Semu tutti devoti tutti? di Roberto Zappalà.

CATANIA – Corpi nudi, corpi simbolici, corpi figurativii, lenti e scatenati al contempo, quasi una farandola tra sacro e profano di dannati e fedeli avvolti in una luce bollente. Corpi asciutti e carnali, sette danzat-tori (Adriano Coletta, Alain El Sakhawi, Alberto Gnola, Salvatore Romania, Antoine Roux-Briffaud, Fernando Roldan Ferrer, Massimo Trombetta), una danzat-trice (Valeria Zampardi) che sembrano usciti da una mostra mistica e che permettono di osservare anche i più piccoli particolari che generalmente non sono apprezzabili in streaming, dando così un sorprendente impatto scenografico, in grado di creare una qualificante suggestione. Non c’è calo di tensione, la “A” che infonde il passo al titolo significa Agata, la santa patrona della città di Catania, la martire a cui sono stati strappati i seni per non essersi concessa al proconsole. A lei Catania dedica ogni anno una festa, che figura tra le più celebrate, sentite e partecipate, la terza festa religiosa cattolica al mondo animata dai devoti vestiti con “u saccu” (il saio bianco). Aggiungendo il punto interrogativo nel finale del titolo “Siamo tutti devoti tutti?” (litania ripetuta storicamente durante la processione dal vivo col punto esclamativo) qui a significare - partendo dal pensiero del coreografo Roberto Zappalà - se effettivamente tutti lo sono, religiosi, ubbidienti, ossequenti.

Quest’anno, a causa dell’emergenza sanitaria, la Festa di Sant’Agata a Catania non si è svolta con la normale prassi e per questo motivo la Compagnia Zappalà Danza in coproduzione con il Teatro Stabile di Catania ha fatto dono alla città e al pubblico dello spettacolo in omaggio a questo appuntamento così sentito. Nel filmato online assistiamo a una ricca simbologia, uno studio quale mezzo espressivo di concetti e idee, al di là dell’aspetto devozionale, poiché ci vengono offerte innumerevoli visioni con l’uso di una danza fisica che oltrepassa l’orizzonte della sola arte, ricorrendo all’uso di icone atte a rappresentare ciò che è impossibile definire o comprendere nei meandri. Punto di partenza è la processione, la Santa, la festa, l’attesa, i preparativi e il contorno: le immagini rappresentano la fede ma anche il non detto, una luce improvvisa inonda il palcoscenico e rievoca questo mondo su musiche originali e brani dei Dire Straits, di Rosario Miraggio, di Gustav Mahler, e Burt Bacharach con un omaggio a Carmen Consoli. Da sottolineare l’attento lavoro scenografico ed illuminotecnico dello stesso Roberto Zappalà, con i costumi di Marella Ferrera e Roberto Zappalà, sui testi di Nello Calabrò. I danzatori interpretano uno stile ben riconoscibile, sequenze lente, silenzio, parole, esibizioni di destrezza, supportati da una band dal vivo (Lautari: Giovanni Allegra, basso / Puccio Castrogiovanni, corde, marranzani e fisarmonica / Salvo Farruggio, percussioni / Peppe Nicotra, chitarre), filmati di repertorio, ed una messinscena creata in particolar modo sulle luci dove prevalgono il bianco, il viola, l’oro e il rosso, senza tralasciare il nero: una percezione avvertita dai nostri occhi riflettendo sfumature drammaturgiche. C’è dell’altro dietro queste celebrazioni, così radicate e sparse su tutto il nostro territorio? Nel finale i tradizionali guanti bianchi (rigorosamente di questo colore a significare promessa, purezza e adorazione), sventolati dai devoti in saluto alla patrona, vengono indossati dai ballerini con incanto, una gestualità trascinante e potente, a lasciar spazio all’entrata in scena di Roberto Zappalà il quale riassume la storia leggendo un articolo di giornale sul “circolo” radicato nella terra, ma con i pensieri rivolti al cielo. L’immagine della Santa diventa metaforicamente l’essenza di due mondi paralleli: il primo legale e il secondo di malaffare che cerca di conciliare l’alto con il basso. Una danza, quella di Zappalà, in grado di farsi ex voto, tra applausi ed encomi.


 

 

 
 
 

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