L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Rinascita storico-culturale

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ancora in atto ci ha imposto un nuovo comportamento. Non si può andare a teatro ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, bisogna solo fruirne in maniera differente. Grazie al web e alla televisione importanti proposte arrivano direttamente a casa dando una mano alla cultura. Su Youtube è visibile la registrazione effettuata nel 1981 dello spettacolo The Creation of the World registrato al Bolshoi Theatre of Belarus con la coreografia di Valentin Elizariev.

MINSK – Nel 2019 il coreografo Valentin Elizariev – Artista Nazionale dell’URSS – ha rimontato una nuova edizione del suo leggendario balletto The Creation of the World, andata in scena nel mese di dicembre. La coreografia era in repertorio al Bolshoi di Minsk già da quarantatré anni. Il Teatro Accademico Nazionale Bolshoi dell’Opera e del Balletto della Repubblica di Bielorussia venne fondato nel 1933 come Teatro Statale, nel 1940 divenne Bolshoi e nel 1964 il teatro ricevette l’appellativo di “accademico”. Oggi, come ieri, il balletto russo anche nei titoli a noi poco conosciuti (riferito al grande pubblico e non agli addetti ai lavori) non perde mai la sua popolarità storica. Quest’arte, pur marcatamente nazionalista in differenti intestazioni, soprattutto in quelle del periodo sovietico, ha dalla sua una costante brillantezza d’esecuzione, lo stile non può essere confuso con nessun altro, i gesti - che siano legati al grande repertorio oppure a temi ideologici ispirati all’esaltazione del concetto di nazione, e all’autoritaria affermazione di valori spesso di matrice politica - sono comunque chiari ed accurati. I movimenti in palcoscenico appaiono misurati con quell'essenzialità nei costumi e nelle scenografie; la potenza virtuosa dei danzatori e la soavità impalpabile delle ballerine sono elementi volti a sottolineare che il balletto russo è costantemente tra i migliori al mondo, improntato ad una energica asciuttezza senza fronzoli.

Tutto ciò lo si ritrova anche in questa creazione di Valentin Elizariev, in cui si distingue una rara combinazione di lignaggio ed espressività imperiosa, tratteggiata dalla solida tecnica sulle punte e, nel finale, da una serie di dinamiche ribelli ed impetuose quasi a ricordare la Sagra della primavera. Grandi passi, salti alti e leggeri, rapida rotazione, mani flessibili e una innegabile musicalità che confermano disciplina, ordine e dedizione. La musica per il balletto venne scritta dal compositore russo Andrey Petrov, noto per il suo variegato lavoro: si era cimentato in carriera con una serie di opere e balletti,  partiture sinfoniche, colonne sonore cinematografiche e alcune canzoni, ma divenne particolarmente conosciuto per Creation of the World. Il balletto fu prodotto basandosi sui disegni del pittore e caricaturista francese Jean Effel per la sua opera di maggior successo, appunto La creazione del mondo. Il balletto fu messo in scena per la prima volta da Natalia Kasatkina e Vasily Vasilev, eseguito poi in lunghe tournée all’estero e, tra i suoi primi artisti interpreti, nel ruolo di Adamo, non si può non ricordare nel 1971 al Kirov una delle principali star internazionali del XX secolo: Mikhail Baryshnikov già fin da subito capace di mostrare quella sua genialità tecnica. Sull’onda e ispirata dalla prima versione, nasce la coreografia di Valentin Elizariev l’11 aprile 1976 (presentata in anteprima al Minsk Bolshoi Theater) e risulta una corsa nel futuro per avanguardismo d’epoca sovietica, riuscendo a miscelare innovazioni, ricerche stilistiche insolite, tecnica fresca e vivida. La musica dai suoni taglienti (qui diretta da Vladimir Moshensky con la BSSR State Academic Bolshoi Symphony Orchestra) rende il movimento teso e drammatico e, pur seguendo le tradizioni del dizionario russo accademico, la danza classica appare moderna. La versione vista in streaming è quella del 1981 e, a parte le scenografie che appaiono un po’ datate pur nella loro significativa memoria storica (anche per via delle non brillanti riprese televisive), il materiale coreografico è profondo. Da sottolineare che Elizariev, insieme agli artigiani dei laboratori teatrali ha dapprima valutato lo stato delle scene e dei costumi, decidendo di restaurarli accuratamente per l’edizione del 2019, essendo state usate per oltre quarant'anni.

Elizariev (autore anche del libretto insieme a E. Lysik) ha conferito al balletto un carattere universale, raccontando l’umanità nel suo insieme, sempre proiettato in un futuro incerto (attuale come non mai nell’era attuale). Il Maestro dal 1996 al 2009 ha ricoperto la carica di regista e direttore artistico del Ballet Theatre della Repubblica di Bielorussia, venendo nominato nuovamente nel 2018 (già all’età di ventisei anni divenne maître de ballet della compagnia). Secondo il compositore Andrej Petrov in una nota del tempo, l’allestimento di Elisariev è da citare tra i balletti di maggior successo del paese, mentre Valentin Elizariev disse che un uomo di oggi sarà sempre interessato al tema biblico. Per approfondirlo, ha tenuto conto dell’individualità e delle reali capacità artistiche dei singoli danzatori, elemento fondamentale imprescindibile (soprattutto ai tempi nostri, in ogni realtà che si rispetti). Nel finale, tra palco e sopra-palco, la Terra ferita si trova nel silenzio, dall’alto scende il parco luci quasi ad inglobare catastroficamente la scena... ma non ci sono ostacoli al potere del vero amore. Le forze del male si ritirano, Adamo ed Eva sono di nuovo insieme. Il pianeta lentamente si risveglia, rifiorisce e prende corpo in gesti di umanità.

Michele Olivieri


 

 

 
 
 

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